28 gennaio 2012
Le musiche di questa puntata: Etno Jazz Pan Orchestra, Guido Sodo, Cantodiscanto, Balmorhea, Ivana Cecoli.
Musica. Etno Jazz Pan Orchestra: Volare (cover di Domenico Modugno)
Cominciamo, cari amici, con la più italiana delle canzoni, per omaggiare una nazione in crisi. Questa versione di “Volare” è della bolognese Etno Jazz Pan Orchestra, diretta dal maestro Giorgio Zagnoni. Si tratta di una registrazione dal concerto del 21 aprile 2011 al Teatro Auditorium di Bologna, con una coda di Carosello anch’essa tutta italiana. Una nazione in crisi, dicevamo. O addirittura un mondo, perché nel nostro tempo dilaga ovunque l’uomo più brutto, come ha detto il filosofo Carlo Sini nella lezione tenuta a Misano Adriatico nel dicembre scorso. Chi è l’uomo più brutto? Beh, è quello che si è allontanato dall’antica sapienza, si è ribellato alla natura. L’uomo che oggi abita la terra è diventato disarmonico, si è scollegato dall’universo. Un musicista napoletano che a Bologna ha trovato la sua dimensione, ci regala una canzone che sta tra Napoli e Lisbona, dedicata agli artisti, che hanno il compito di guardare sempre em frente, sempre avanti, buttandosi la realtà alle spalle.
Musica. Guido Sodo: Sempre em frente.
Un invito alla danza, questa canzone, per scacciare l’uomo brutto che dilaga nel nostro presente. Lo stesso invito ci è rivolto dal filosofo Carlo Sini, quando dice che occorre entrare in un’arte del vivere, dove il ritmo e la musica scandiscono il nostro tempo mortale, armonizzandolo con i piaceri fecondi. Non solo lavoro; non solo produzione; non solo consumo – ma ricerca dei piaceri fecondi; ricerca della bellezza, che non è che altro che il passaggio del tempo, vale a dire le cose che brillano e si fanno intense, misteriose e folgoranti nella loro caducità. Bellezza che è nostalgia di ciò che si è perduto. Sodade, nostalgia della propria isola. Ad aiutarci in quel che vogliamo dire, è ancora Guido Sodo, che con il suo gruppo Cantodiscanto ci regala ora una bella interpretazione del capolavoro di Cesaria Evora, la grande cantante di Capo Verde scomparsa appena un mese fa.
Musica. Cantodiscanto: Sodade (cover di Cesaria Evora).
Dove ci porta la nostra vita? E’ l’interrogativo cui ha cercato di rispondere, sempre nella rassegna filosofica di Misano Adriatico, il teologo Vito Mancuso, di fronte a una platea di seicento persone che affollava il cinema-teatro Astra. Mancuso è un credente che tiene un atteggiamento sereno e comprensivo nei confronti dei dubbiosi e non credenti, convinto che la domanda fatale – dove ci porta la nostra vita? – debba tener conto non solo delle risposte della religione, ma anche di quelle della scienza e della filosofia. Porsi il problema del senso significa porsi anche quello di Dio. E per farlo, dice Mancuso, occorrerebbe salire con la mente al di sopra della Terra, guardare dall’alto il nostro pianeta e chiedersi quale sia il significato di tutto questo formicolare di cose e di eventi, di nascite e di morti, di catastrofi e di bellezza. Cos’è che, alla fine, è vero di questa vita che se ne va, non si sa dove? Cosa c’è di vero nella mia vita sottoposta come tutte al ciclo del divenire?
Musica. Balmorhea: Winter Circle.
La verità, ha detto a Misano lo psicoterapeuta Claudio Risè, ce la indicano per prima i nostri sensi. Il corpo non può essere tagliato fuori dalla percezione: la mente non può collegarsi da sola al mondo, senza passare per il corpo. E il corpo “sente” la natura, sente l’amore, vuole entrare in empatia con gli altri. Ma le statistiche ci dicono che ci s’innamora sempre meno, che i single sono ormai il gruppo più numeroso e che molti non hanno tempo da dedicare all’amore. Non c’è tempo per gli affetti, per i “piaceri fecondi” di cui parlavamo prima. Gli studiosi di psicoterapia s’interrogano su questa mancanza d’amore, sull’amore non corrisposto, sul tempo per se stessi e per gli altri che non si riesce a trovare. Forse bisogna davvero chiedersi come dobbiamo vivere in questo mondo, ha detto Giangiorgio Pasqualotto, studioso delle filosofie orientali. E una risposta potrebbe venire dall’ecologia buddhista, vale a dire da una visione del mondo che non reca danno al pianeta, perché persegue l’armonia di tutte le cose connesse tra di loro: ogni cosa è illuminata, senza distinzioni e separazioni, come quella tra festa e lavoro. Tutto scompare come acqua che scorre: per questo bisogna amare la bellezza della nostra precarietà. Così parlano i filosofi.
Musica. Ivana Cecoli: Acqua (Ivana Cecoli voce; Guido Sodo chitarra, arpa celtica e cori; Carlo Loiodice fisarmonica e cori; Andrea Taravelli basso elettrico).