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31 Marzo 2012 | Paesaggio dell'anima

Fine settimana a Reggio Emilia

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

31 marzo 2012

Le musiche di questa puntata: Philip Glass, Fairouz, Sezen Aksu.

Musica. Philip Glass: Einstein on the beach. Knee 1.

Reggio Emilia, cari ascoltatori, ci ha accolto con due eventi eccezionali lo scorso fine settimana. Avete senz’altro riconosciuto la musica di “Einstein on the beach”, lo spettacolo che Robert Wilson realizzò con il compositore Philip Glass nel lontano 1976 e che rappresentò una rivoluzione nel campo del teatro, della performance e delle arti visive. “Einstein on the beach” fu un successo internazionale, per le scene vaste e sorprendenti, con oggetti mastodontici quali un treno, un autobus, una nave spaziale, le innovative coreografie astratte, la sapienza delle luci, la musica minimal e seriale di Philip Glass e una partitura calcolata al minuto. A distanza di tanto tempo, Bob Wilson ha rimontato il suo spettacolo, cambiato per ovvie ragioni d’età i performers e gli interpreti, e intrapreso un tour mondiale con unica tappa italiana nel bellissimo Teatro Valli di Reggio Emilia.

Musica. Philip Glass: Einstein on the beach. Bed. Aria.

Lo spettacolo di Bob Wilson è un sogno lirico che dura quasi cinque ore. Ogni istante ha un potere ipnotizzante, e non importa se talvolta i nessi dell’opera ci sfuggono: lo spettatore è abilitato dallo stesso autore a fare le sue libere associazioni sul pacifista che inventò la bomba atomica e che non è protagonista di un “normale” libretto teatrale, ma dissemina la scena di elementi che a lui si collegano: un treno, un’aula di tribunale in cui compare un letto, un’astronave (le tre immagini visive fondamentali di “Einstein on the beach”) e inoltre il violino, le eclissi, i giroscopi, i razzi, il processo (forse quello fatto alla scienza), mani che scrivono numeri nell’aria … E poi, c’è la musica di Philip Glass, con l’aggiunta suggestiva della musica corale, posta su numeri calcolati con metodo di sillabe solfeggiate: una mescolanza di chiarezza matematica e attrazione mistica. L’opera termina con un attore nero di 77 anni che, alla guida di un autobus, racconta una storia su una coppia di amanti su una panchina nel parco, sullo sfondo di un invisibile coro femminile e di un “a solo” di violino. E con queste immagini di grande bellezza abbiamo lasciato Reggio Emilia.

Musica. Philip Glass: Einstein on the beach. Knee Play 5.

La mattina siamo andati a vedere la mostra “Incanti di terre lontane. Hayez, Fontanesi e la pittura italiana tra Otto e Novecento“, aperta fino al 29 aprile a Palazzo Magnani. Come Bob Wilson e Philip Glass nel 1976 vedevano lontano, riuscendo con le loro sperimentazioni a influenzare la scena artistica e musicale nei decenni successivi, così a cavallo tra Otto e Novecento c’erano dei pittori che guardavano lontano, all’Oriente e ai remoti luoghi d’Africa, per arricchire la propria immaginazione. L’Oriente per loro era molto diverso da quello che una cultura islamica soffocante avrebbe poi reso rigido e austero. Ai loro tempi, era l’Occidente a essere grigio e austero. L’Oriente invece attraeva per la diversità di paesaggi e costumi, e anche per gli inconfessabili piaceri proibiti che nascondeva. Per questo molti artisti si avventurarono nelle Mille e una notte partendo carichi di tavolozze al seguito di carovane che attraversavano villaggi, oasi e deserti, come i parmigiani Alberto Pasini e Roberto Guastalla.

Musica. Fairouz: Le Beirut.

Le scene esotiche sono la specialità di questi artisti che furono collocati nella corrente degli “orientalisti”, cui in qualche modo appartengono anche i due protagonisti principali dell’esposizione, il reggiano Antonio Fontanesi, che negli anni Settanta dell’Ottocento insegnò nella nuova Accademia di Belle Arti di Tokyo, e il pittore romantico Francesco Hayez, più noto per i ritratti ai grandi personaggi del suo tempo, come Foscolo e Manzoni. Anche Hayez aveva una vena orientalista, pur non essendosi mai allontanato dall’Italia. Ai vari dipinti che raffigurano odalische e harem, dobbiamo aggiungere la Ruth realizzata nel 1835 e conservata presso le Collezioni comunali di Bologna. L’eroina biblica diventa sotto il pennello di Hayez l’immagine di una malia lontana, che evoca sensualità e antiche dolcezze, come la Istanbul della cantante turca Sezen Aksu.

Musica. Sezen Aksu: Istanbul Istanbul Olali.

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