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25 Febbraio 2012 | Paesaggio dell'anima

I colori nelle mani

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

25 febbraio 2012

Le musiche di questa puntata: Lucio Dalla, Ivan Graziani, Marina Bartoli, Roberto Vecchioni, King Crimson.

Musica. Lucio Dalla: Amico

Dai tetti di Bologna rubo gloria al vento / per ringraziar lo Dio e la sua cura / uso un pannello immerso nell’incenso …”: cari ascoltatori, avete sicuramente riconosciuto la voce di Lucio Dalla in questa canzone intitolata “Amico” e dedicata ad Amico Aspertini, un grande e bizzarro pittore bolognese del Cinquecento. Ci siamo imbattuti, mentre cercavamo ispirazione per il nostro “Paesaggio”, nel libro di Beatrice Buscaroli “I colori nelle mani”, di cui vi avevamo già parlato due anni fa. L’autrice, che è storica dell’arte e direttore artistico della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, raccoglie nel libro i ritratti di 56 artisti, dal Quattrocento al Novecento. Dodici sono emiliano-romagnoli che hanno scritto pagine tra le più belle dell’arte italiana. I loro nomi? Aspertini, Parmigianino, Primaticcio, Annibale Carracci, Guido Reni, Guercino, Cagnacci, Crespi, Elisabetta Sirani, Boldini, De Chirico, De Pisis. Ne parliamo perché – come scrive la Buscaroli – “La storia dell’arte è la pagina più limpida della storia di questa nostra disastrata nazione, ed è stata fatta, illustrata, vissuta, pensata dagli artisti. E’ la sola unità che sia concessa all’Italia”.

Musica. Ivan Graziani: Monna Lisa.

Cari ascoltatori, ogni brano che vi facciamo ascoltare in questa e nella prossima puntata è dedicato a un artista. Abbiamo cominciato con Amico Aspertini, pittore amato da Lucio Dalla, e proseguito con “Monna Lisa” del compianto Ivan Graziani: un brano del 1978 che racconta di un ladro che al Louvre vuole rubare la “Gioconda”, convinto che gli appartenga. Ma torniamo al nostro pittore bolognese: un vero genio della prima metà del Cinquecento e, come tutti i geni, bizzarro al punto che, in un certo periodo della sua vita, si era convinto di essere matto, e la sua presunta follia la riversava nei disegni e nelle sue figure “pazze e capricciose”, come scrisse un suo biografo. Nondimeno, Amico Aspertini era molto apprezzato a Bologna, e dalla famiglia dominante, i Bentivoglio, riceveva committenze e protezione. Bravissimo nel disegno, era anche capace di dipingere con entrambe le mani contemporaneamente. Un fenomeno. E uno con le antenne dritte. Colse, infatti, subito i nuovi influssi artistici che venivano dal nord, dalle Fiandre e dalla Germania: “Ne escono scene di un’antichità solenne e barbara”, scrive Beatrice Buscaroli; uno stile anticlassico ed eccentrico – insomma, un eretico rispetto alle perfette armonie del Rinascimento. Una pausa, ora, con un brano tratto dalla colonna sonora del film “Giorgione, sulle tracce del genio”. Canta Marina Bartoli.

Musica. Marina Bartoli: Paint my life.

Dicevamo di Aspertini. Andiamo nella chiesa di San Petronio per vedere nella cappella Garganelli la sua Pietà, dipinta nel 1519. Altro che visioni soavi di Raffaello. Qui – scrive la Buscaroli –, sotto un cielo basso e nuvoloso che pesa come lastre d’Ardesia, c’è “una Madonna infagottata e bianca, come suo figlio, rigido e bianco, mentre i santi vengono da un altro mondo” con barbe di eremiti fiamminghi “e gli occhi impazziscono sotto quel chiarore giallo che esplode come una bomba, d’inverno, tra le case a Bologna”, ricordando – questo notturno inquietante di Amico Aspertini – il bombardamento del 19 gennaio 1944. L’arte ha una capacità tutta sua di generare emozioni. Adesso vi facciamo ascoltare altre due canzoni che parlano di artisti e di quadri. La prima è “Vincent” di Roberto Vecchioni, dove Vincent è naturalmente Van Gogh e tutto il testo è una descrizione dei dipinti: “Guarderò le stelle /com’erano la notte ad Arles, /appese sopra il tuo boulevard”. Oppure: “Sparpagliato grano, / pulviscolo spezzato a luce /e bocche aperte senza voce /nei vecchi dallo sguardo che non c’è / poi le nostre sedie / le nostre sedie così vuote (…) e il tuo tabacco sparso qua e là”.

Musica. Roberto Vecchioni: Vincent.

Per l’ultimo brano, cari ascoltatori, noi abbiamo un debole. Uscito nel 1974, “The Night Watch” degli immensi King Crimson è ispirato alla “Ronda di notte” di Rembrandt. Vale la pena di leggere il testo. Se avete presente il capolavoro di Rembrandt, lo struggente violino notturno della canzone ne restituisce tutta l’atmosfera, che il testo evoca in modo perfetto.

“… La luce dorata, tutta sporca ora / trecento anni son passati / il meritevole capitano e il suo squadrone di soldati sull’attenti /l’artista conosceva bene le loro facce / i mariti delle amiche della sua dama / i suoi creditori e i consiglieri / in armatura brillante, i commercianti / momenti ufficiali della gilda /in enfatiche messe in posa d’altri tempi / i padri della città congelati / sopra la tela scura per l’età /l’odore della pittura, un fiasco di vino e girano quei volti tutti verso di me /il trombone e l’asta alabardata /e la rispettabilità olandese / fanno il loro ingresso uno alla volta, / difensori di quel modo di vivere /la casa di mattoni rossi, la borghesia / e lezioni di chitarra per la moglie … ”. Un testo sulla rispettabilità borghese, di cui gli artisti nostri protagonisti di oggi – Aspertini, Rembrandt, Van Gogh – si fanno beffe. A Bologna, intanto, si sta sciogliendo la neve …

Musica. King Crimson: The Night Watch.

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