Salta al contenuto principale
7 Aprile 2012 | Paesaggio dell'anima

Natura morta con salumi

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

7 aprile 2012

Le musiche di questa puntata: Enrico Farnedi, Bevano Est, Angelo Galletti, Claudio Lolli, Andrea Vanzo.

Musica. Enrico Farnedi: La vendemmia.

 Cari ascoltatori, due settimane fa il “Viaggio per l’Italia all’insegna dell’Unità intrapreso dal poeta Alfonso Gatto nel 1949, ci ha permesso di evocare immagini perdute della nostra regione. Pochi anni dopo, tra il 1953 e il ’56, Guido Piovene compie il suo “Viaggio in Italia” per un’inchiesta giornalistica commissionatagli dalla Rai e destinata alla radio. L’Italia alla vigilia del miracolo economico – ma questa volta l’Italia padana, ancora in bianco  e nero, contadina e povera – finisce in quello stesso periodo anche sotto gli occhi delle telecamere Rai di Mario Soldati, che andava soprattutto alla ricerca dei cibi genuini. Un’Italia già guastata dal consumismo, una “nazione di incoscienti ipnotizzati dalle televisioni”, viene dissezionata da Guido Ceronetti nel suo “Viaggio in Italia” pubblicato da Einaudi nel 1983. Per restare alla nostra regione, tra gli indimenticabili libri di viaggio del Novecento ricordiamo “Verso la foce” dell’emiliano Gianni Celati, che ci conduce verso le foci del Po. Tutti questi libri colgono, “fuori dello stupidario turistico”, direbbe Ceronetti, una verità, magari anche solo di striscio o in frammento: ma una verità di scrittore, su quel che siamo stati e forse saremo. 

Musica. Bevano Est: Al ki mist.      

 E’ soprattutto a Guido Piovene che vogliamo richiamarci in questa puntata: al suo “Viaggio in Italia” pubblicato nel 1957. Il futuro – visto dai nostri mali di oggi – si prospetta come la distruzione di ciò che erano le nostre città, le nostre campagne, i nostri fiumi, la nostra alimentazione. Nelle campagne intorno a Reggio Emilia un’edilizia in odor di mafia consuma nel cemento i pascoli del parmigiano-reggiano. Anche la tradizionale buona amministrazione di queste zone sembra – se ciò fosse confermato dalle indagini della magistratura – non avere più anticorpi per resistere all’avanzare del brutto, dell’arroganza, dell’invivibile. E tutta l’Italia pare destinata a un interminabile tramonto. Consoliamoci allora con il felice viaggio di Guido Piovene per l’Emilia, “regione avida di speranze, di mutamenti radicali, e di cultura”. Negli anni Cinquanta c’era ancora sintonia tra paesaggi naturali e paesaggi umani, mentre oggi corpi sempre più belli abitano paesaggi sempre più brutti.

 Musica. Angelo Galletti: Polvere.

 “La Lombardia muore a Piacenza, e ad essa subentra l’Emilia”: così Piovene comincia a parlare della nostra regione, la cui bellezza è “meno rigorosa, essenziale, più sensuale e colorata, di quella che troveremo in Toscana”. Pensate, cari amici, ai peccati di gola che sottintendono le nature morte dei pittori barocchi emiliani, come le ghirlande di frutta dipinte da Carlo Cittadini nel 1661 nella “delizia” estense di Sassuolo, o altre opere custodite nel Museo Civico di Modena, come quella dell’anonimo “maestro dell’otarda”, che ha raffigurato un’otarda con frutta, salumi, pane, bicchiere e bottiglia di vino. L’Emilia è tutta nelle bistecche, frattaglie e braci scoppiettanti accanto agli orci di terracotta del reggiano Cristoforo Munari, uno dei maggiori virtuosi di nature morte, con i suoi coltelli in bilico e l’eleganza dei colpi di luce che fanno brillare l’uva e i bicchieri di vetro soffiato.

 Musica. Claudio Lolli: La pioggia prima o poi (da “Lovesongs”, 2009).

 Tra Sei e Settecento era attivo un altro pittore con frequenti incursioni” nel genere della natura morta, il bolognese Giuseppe Maria Crespi. E tanti sono gli esempi, dalla carraccesca Bottega del macellaio alle suggestioni fiamminghe del cinquecentesco Bartolomeo Passerotti, che illustrano la sensualità emiliana, il piacere del cibo e dell’eros, della carne che grida alla vita. “Cibarsi – scrive Piovene – è un aspetto della cultura (…) e quasi dell’erudizione” in Emilia: una sorta di “alchimia”, di rituale della memoria, come in una “favolosa cena notturna” reggiana. C’è un ribollire continuo, una “insoddisfazione perpetua” al fondo di questa golosità dei sensi, “come una pentola che bolla e bolla a fuoco lento” e che prima o poi esplode nella “rivoluzione” di cui questa terra emotiva è specialista. Una rivoluzione che può essere anche solo una forte tensione sociale e politica, un’esaltazione, una geniale follia: di esempi ne abbiamo tanti, qui. Ma ne parliamo la prossima volta.

 Musica. Andrea Vanzo: Sturmtruppen.

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi