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21 Maggio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°61-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 61^ puntata.


Musica. Pneumatica Emiliano Romagnola: Il testamento dell’avvelenato


Cari amici, la musica popolare della Pneumatica Emiliano Romagnola, che qui recupera un’antica ballata di area forlivese ma diffusa un tempo in tutta la Bassa, ci introduce al nostro viaggio di questa puntata che si svolge, appunto, nella Bassa padana, cioè nell’area pianeggiante attraversata dal fiume Po. In particolare ci muoviamo ora nella zona che ha Bologna come baricentro, e a ovest arriva fino a Reggio Emilia e Parma, mentre a est oltrepassa Ferrara fino al delta del Po. La Bassa ha avuto i suoi cantori, da Cesare Zavattini a Giovannino Guareschi, da Pier Vittorio Tondelli a Ermanno Cavazzoni, da Gianni Celati a Giuseppe Pederiali e al fotografo Luigi Ghirri, per non parlare del cinema, dove è entrata nelle inquadrature di Bernardo Bertolucci, di Gianfranco Mingozzi, di Ermanno Olmi – solo per fare alcuni nomi.  


Musica. Pneumatica Emiliano Romagnola: Barabén – Tresca dei preti


Nell’ultimo film di Ermanno Olmi, appena uscito nelle sale, un professore dell’Università di Bologna chiude con la propria vita precedente, abbandona tutto e va a vivere in vecchio rudere sulle rive del Po. Intorno a questa nuova dimora si intrecciano storie quotidiane di amicizia e d’amore tra il professore e gli abitanti del posto. La vita vera è qui, nelle lentezze fluviali, nella semplicità d’animo, nelle bevute d’osteria, non nei libri, non nelle urgenze di un’esistenza che corre veloce come un treno dentro la campagna. Nella puntata precedente vi abbiamo fatto sentire un brano di Gian Piero Rubiconi e Fulvio Redeghieri in cui si immaginava un Vangelo che finisse alle nozze di Cana, senza il triste epilogo della crocifissione. E’ l’aspetto dello stare insieme, del dividere il cibo e il vino che emerge anche nel film di Olmi, nelle scene in cui il professore è a tavola con i suoi nuovi amici. Anche qui, l’idea è che forse Cristo era più allegro, più umano, di quanto non ci facciano credere, da secoli, gli uomini di Chiesa. Torniamo al disco al quale abbiamo accennato, facendovi ascoltare una canzone che parla di un personaggio vero, uno di quelli che s’incontrano nelle nostre terre, dove c’è sempre un “Mat Sicuri” che la vita se l’è già giocata e ora si diverte a guardare gli altri che sono ancora dentro la partita. 


Musica. Gian Piero Rubiconi – Andrea Salvini: Mat Sicuri (dal cd “Guarda la vita”)


Era una terra d’acqua, la nostra. Difficile immaginarlo ora, con i fiumi in secca per la mancanza di pioggia, dopo un inverno mite in modo preoccupante. Adesso arrivano solo gli echi delle risaie. Molte mondine – ha scritto Laura Bosio ne Le stagioni dell’acqua – hanno tolto i piedi dall’acqua per andare a metterli sotto casse di supermercati, banconi di call center e scrivanie di uffici”. Valeva la pena abbandonare la vita di campagna, dura, faticosa, ma molto più libera? Dovremmo riappropriarci delle nostre campagne, togliere lo sguardo dai capannoni e dal cemento che le hanno devastate, e ricreare un immaginario. L’immaginario della Bassa.


Musica. Pneumatica Emiliano Romagnola: Stornelli di questua


I filari di pioppi a costeggiare gli argini; il silenzioso vagare di luci lungo i fossi; le canicole estive nei caseggiati popolari o nei casolari rurali, con le finestre socchiuse, la lama di luce che entra dagli “scuri” (le vecchie imposte in legno) e fa un baluginio sul soffitto; un lontano movimento di trattore; il grido delle tortorine a spezzare il silenzio e l’immobilità assoluta: “uh-uuuuh”. Il vecchio parroco in abito talare nero che attraversa la piazza; due donne a un crocicchio; lontanissimo il fischio del treno. Emilia metafisica. Ma non c’è idillio che non possa (o non debba?) essere spezzato – ecco allora l’urlo punk di Giovanni Lindo Ferretti. Emilia paranoica. “Camminare leggero soddisfatto di me / da Reggio a Parma, da Parma a Reggio / a Modena, a Carpi (…) /Emilia di notti dissolversi stupide /sparire una ad una impotenti /in un posto nuovo dell’A.R.C.I./Emilia di notti agitate per salvare la vita /Emilia di notti tranquille /in cui seduzione è dormire / Emilia di notti ricordo / senza che torni la felicità /Emilia di notti d’attesa di non so più / quale amor mio che non muore /e non sei tu e non sei tu /EMILIA PARANOICA”.


Musica. CCCP: Emilia paranoica


Abbiamo trovato in un blog, su internet, queste parole: “L’Emilia paranoica che mi piace. Partire da casa alle sei di mattina, arrivare al binario e issare la bici, addormentarsi ancora prima che parta il treno. Scendere a Modena e sapere perfettamente da che parte andare, la strada che inizia e iniziano i campi, le ville, i rustici, le pievi, ma soprattutto i campi. Fare la Bassa e non la statale. Incrociare altri ciclisti che salutano e sorridono. E salutare e sorridere. E sempre più campi, e sempre meno macchine. Dormire. Dormire. Leggere in riva a un fosso. Sentirsi in Emilia perché quando parte ‘Albachiara’ di Vasco Rossi, tutti la cantano. Pedalare piano sulla statale che passano i tir e il fosso è a 30 centimetri dalla carreggiata. Cenare a lume di candela sotto un gazebo sentendo che forse se ci fosse tutto questo a Milano la vita sarebbe veramente bella….”. Questa descritta nel blog è proprio l’Emilia, la Bassa. I paesi con la piazza della chiesa, il bar, l’osteria, la gente in bicicletta e i campi di grano appena fuori del centro e gli orizzonti infiniti. Fino agli anni Settanta era possibile perdersi tra i canali nelle campagne, sedersi in riva ai fossi e sognare. Ma oggi questo paesaggio è in grave pericolo. Ogni anno il cemento e l’asfalto avanzano. La Bassa è sempre più irriconoscibile. E noi dobbiamo conoscerla per salvarla. Noi, come i Modena City Ramblers, andiamo alla ricerca delle nostre nuvole lontane. Arrivederci alla prossima puntata.


Musica. Modena City Ramblers: Come nuvole lontane


Testo di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

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