9 giugno 2012
Le musiche di questa puntata: Marcabru, The Crimson Jazz Trio, Nicola Bagnoli, I Violini di Santa Vittoria, Bill Wells & Maher Shalal Hash Baz
Musica. Marcabru: La berca de vent – Derive.
Cari ascoltatori, il nostro viaggio si ferma anche oggi sui luoghi del terremoto che in due ondate, il 20 e il 29 maggio, ha piegato l’Emilia-Romagna. Piegata ma non spezzata. Siamo di nuovo qui a leccarci le ferite, a contare i danni, ma la voglia di ricostruire e di ripartire è tanta. Tutti sono rimasti colpiti dalla capacità di reazione della popolazione emiliana, non abituata a piangersi addosso. Un modenese doc, Arrigo Levi, giornalista, scrittore e consigliere di due presidenti della Repubblica, ha scritto sul Corriere della Sera: «Leggo e rileggo gli articoli di inviati speciali che, con un poco di stupore, mettono in luce la forza d’animo e la robustezza del carattere di quella che più che mai sento come la mia gente, che risponde alla tragedia, forse non ancora finita, oltre che con la paura che è logico avere, anche col pensiero di fondo che si riassume in una frase tante volte ripetuta al cronista turbato: Cosa vuole che le dica, non ce lo potevamo aspettare, adesso bisogna ricominciare mettendosi al lavoro». Una voglia di ricominciare così forte da far riaprire una settimana dopo il primo sisma quei capannoni che il secondo terremoto ha fatto accartocciare su se stessi seppellendo insieme operai e imprenditori.
Musica. The Crimson Jazz Trio: Starless
«Non so perché – continua Arrigo Levi -, il pensiero ritorna a quel momento speciale nella storia della mia terra e della mia città, quando, appena finita la guerra, superati gli ultimi sussulti di quella che era stata la Resistenza, la vita ricominciò, anche con manifestazioni inattese. Prima di ripartire dall’esilio argentino avevamo ricevuto lettere che rispondevano alle nostre tante domande con parole (e cito) che ci lasciavano un poco sconcertati: Chiedete che cosa si fa a Modena? A Modena si balla, ballano gli studenti e i professori, ballano i tranvieri e i negozianti, con un entusiasmo eguale a quello con cui ci si è rimessi al lavoro, per ricostruire i tanti edifici e posti di lavoro distrutti». Ora, certo, lo spettacolo di torri, rocche e chiese venute giù in un colpo, di palazzi storici crollati, di merli di castelli sbriciolati, fa sanguinare il cuore. In questi posti nidificavano le rondini, sorprese anche loro nel sonno come gli umani: un’intera generazione biologica sparita, dicono gli ornitologi. Disastri ecologici che si sommano alla perdita di vite umane, di posti di lavoro e dell’identità millenaria di questo territorio impressa in ogni chiesa, rocca, torre o castello.
Musica. Nicola Bagnoli: Funerale.
La Bassa rasa al suolo: chi poteva immaginarlo? Il cuore dell’economia non solo regionale ma italiana. Riprendiamo ancora l’articolo di Arrigo Levi: «Si stanno oggi scoprendo delle realtà che gli altri italiani evidentemente ignoravano. Per esempio, che Mirandola (noi dicevamo: la Mirandla), non è più un paese agricolo ma una città che, con i paesi vicini, costituisce un centro d’importanza mondiale del biomedicale e di tanti altri prodotti nati dalle tecnologie più avanzate. Come se non si sapesse che in un quadrilatero che va da Reggio e Modena a Ferrara e Bologna ci sono quattro grandi università, fra le più antiche del mondo, ma anche fra le più moderne. Ci si è accorti d’un tratto che le Ferrari non sono nate soltanto da una dissennata passione per la velocità e dalla voglia istintiva di arrivare primi (in verità lo sono), ma anche da una certa genialità modenese e da una bravura tecnica, per non dire scientifica, coltivata e trasmessa da generazione a generazione».
Musica. I Violini di Santa Vittoria: Concerto Bagnoli. Arturo Tango (Tango).
«Turba avere scoperto, dopo secoli di tranquillità geologica, che la nostra terra gentile e prospera nascondeva, sotto i nostri piedi, un’infida faglia appenninica, in geologica marcia verso il nord sotto quelle falde acquifere da cui i nostri pozzi, di cui eravamo tanto orgogliosi, traevano tutta l’acqua necessaria alla nostra ricca agricoltura». E turbano – aggiungiamo noi – i sospetti che dietro questo inaspettato terremoto ci sia in qualche modo, come suggerisce Vittorio Emiliani, anche “il fortissimo emungimento dell’acqua dal sottosuolo per usi industriali, agricoli e civili”. Non ci sono elementi sufficienti per avvalorare questa tesi inquietante, ma sicuramente questo terremoto ci mette di fronte al conflitto tra economia e natura. La pretesa dell’economia di comandare la natura è un atto di superbia umana, che gli dei (gli dei greci) condannano e puniscono. Non sarà facile abituarsi ai vuoti lasciati dai crolli nei paesi della Bassa. Guardare in alto e non vedere più la torre o il campanile che erano lì da cinquecento anni. Il terremoto è stato il cimitero delle chiese. In questi luoghi si sono svolti per secoli i riti delle comunità emiliane: battesimi, matrimoni, funerali. Ora sono linee spezzate, mozziconi di pietra, facciate crollate, cumuli di macerie. Ma la vita riprenderà. Rimetteremo pietra su pietra, dicono. In Emilia mantengono la parola.
Musica. Bill Wells & Maher Shalal Hash Baz: The Dust of Months.