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16 Novembre 2013 | Paesaggio dell'anima

Ebrei erranti dell’Emilia-Romagna

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

16 novembre 2013

Musica. Guido Sodo: Aerea.

Cari ascoltatori, questo brano di Guido Sodo, scritto per un recital di poesie nell’ambito delle manifestazioni per il 31° anniversario della strage di Ustica, ci riporta – nella sua malinconica sospensione – ad altri episodi drammatici della storia. Poche settimane fa, il 16 ottobre, cadeva il 70° anniversario di quell’infausto giorno del 1943 in cui furono rastrellati gli ebrei del ghetto di Roma per essere deportati a Auschwitz. Il 15 novembre 1943 gli squadristi fascisti assassinarono undici ebrei a Ferrara. Dal campo d’internamento di Fossoli, nel modenese, il 22 febbraio 1944 partì un convoglio con destinazione Auschwitz  sul quale vi era anche lo scrittore Primo Levi; dei 650 che salirono su quel treno, tornarono in 23, e lui fu uno di questi. « Il tramonto di Fossoli »  è una sua poesia che vi leggiamo : « Io so cosa vuol dire non tornare. / A traverso il filo spinato / ho visto il sole scendere e morire; / ho sentito lacerarmi la carne / le parole del vecchio poeta: /«Possono i soli cadere e tornare: a noi, quando la breve luce è spenta / una notte infinita è da dormire». Echi klezmer risuonano in questo « Ricordo » dei Violini di Santa Vittoria, splendido arrangiamento di un brano del 1935 di Arnaldo Bagnoli.

Musica. I Violini di Santa Vittoria: Ricordo (di Arnaldo Bagnoli e famiglia Bagnoli, 1935).

Cosa possiamo fare oggi ? Almeno ricordare gli ebrei del passato che la nostra regione ha accolto, quando era in grado di farlo. A Ferrara, per esempio, la condizione degli ebrei sotto gli Estensi era piuttosto florida. Gli archivi della città rivelano che nel 1310 vi risiedevano già 17 famiglie ebraiche. Alla fine del Quattrocento la comunità, raccolta alle spalle del duomo, si arricchì dei profughi sefarditi provenienti dalla penisola iberica dopo la loro cacciata nel 1492. Nel 1532 l’arrivo di gruppi ashkenaziti dall’Europa orientale portò la comunità ebraica a raggiungere le duemila presenze, sui 30mila abitanti complessivi che contava la città. Un ferrarese su 15 era ebreo. Tra gli esponenti sefarditi di spicco in quest’epoca, ricordiamo i docenti universitari Abrahm Farisol e Avraham Sarfati, la famiglia Abrabanel, il medico Amato Lusitano, il tipografo Avraham Usque e la celebre Dona Gracia Nasi, detta Beatrice de Luna, di cui vi parleremo dopo aver ascoltato il gruppo modenese Zambra Mora. Il nome significa “camera araba” e si riferisce a una danza flamenca. Zambra Mora è un quintetto che trae spunto dalla diaspora che dalla penisola iberica portò gli ebrei in Marocco, Egitto, Italia, Turchia, Balcani, e perciò fonde musica araba andalusa, flamenco spagnolo, musica ebraica e klezmer.   

Musica. Zambra Mora: Rhumba Albanese.

Cari amici, Dona Gracia Mendes ha-Nassì, alias Beatriz de Luna, visse a Ferrara tra il 1549 e il 1552. Beatriz de Luna era il nome da marrana, cioè da convertita, di Gracia (nome segreto, equivalente all’ebraico Hannah), appartenente all’antico casato ebraico degli ha-Nassì (i principi). La famiglia, cacciata dalla Spagna, si rifugiò in Portogallo e Dona Gracia, pur vivendo da cristiana, si sentì sempre ebrea in segreto. Nel 1528 sposò a Lisbona un ricco mercante marrano, Francisco Mendes, di cui restò presto vedova. Quando anche in Portogallo arrivò l’Inquisizione, si trasferì con i beni che aveva ereditato ad Anversa, dove divenne un’imprenditrice così abile e ricca da attrarre proposte di matrimonio da parte di cristiani delle più alte sfere. Il rifiuto le costò la partenza da Anversa. Si stabilì prima ad Aquisgrana, poi a Lione, a Venezia e finalmente a Ferrara, dove sotto la protezione del duca Ercole II tornò ad essere l’ebrea che aveva sempre voluto essere. Nella città estense coordinò l’arrivo dei profughi sefarditi, studiò la mistica ebraica, divenne benefattrice della comunità e fu l’anima del progetto di rieducazione all’ebraismo. Quando anche Ferrara non fu più sicura per gli ebrei, Gracia si trasferì a  Costantinopoli, dove l’impero turco necessitava di persone, come gli ebrei, abili nei commerci e nelle industrie. Accompagniamo Dona Gracia nelle sue peregrinazioni con un brano di Riccardo Joshua Moretti, compositore nato a Parma e  autore di musiche per il cinema e il teatro.

Musica. Riccardo Joshua Moretti: Ebraica.

Sono molti, cari ascoltatori, gli ebrei transitati o stabilitisi in Emilia-Romagna di cui vorremmo parlarvi. Sono i nostri ebrei erranti, che nei secoli insanguinati patirono l’ostilità dei cristiani, ma portarono il messaggio del figlio di Adamo uomo libero tra eguali, in cammino su una Terra non sua. Sapevate ad esempio che lo scrittore e grande politico britannico Benjamin Disraeli, primo ministro e amico della regina Vittoria, apparteneva a una famiglia di mercanti ebrei di Cento, in provincia di Ferrara, costretta all’emigrazione a Londra nel 1748? O che a Bertinoro, piccolo paese in provincia di Forlì-Cesena, nacque intorno al 1450 Ovadià ben Avraham Yaré, meglio noto come Ovadià da Bertinoro? Ovadià fu uno dei più importanti studiosi di testi sacri della sua epoca. Anche lui, come Dona Gracia Mendes, aveva in mente la ricostruzione della cultura ebraica. Così, decise di allontanarsi dalla casa paterna per stabilirsi in Palestina, la terra degli avi. Arrivò a Roma, raggiunse Napoli, Salerno, Palermo, poi Messina da dove s’imbarcò per Rodi. In ogni luogo si fermava il tempo necessario per aiutare e organizzare le comunità ebraiche. Da Rodi sbarcò ad Alessandria d’Egitto, dove fu ospite di un veneziano, e quindi raggiunse il Cairo su un cammello. Risalì l’Egitto, attraversò il Sinai e finalmente entrò in Palestina. A Gaza vide le rovine degli edifici abbattuti da Sansone morendo contro i Filistei, a Gerusalemme trovò nel 1488 una comunità povera e impaurita che riorganizzò accogliendo i profughi della diaspora spagnola. “Bramavo di andare nel luogo della nostra quiete e della nostra eredità”, disse Ovadià. Sepolto a Gerusalemme nel 1515, resta nel ricordo di tutti come Rabbi Bartenura, il rabbino di Bertinoro.

Musica. KlezRoym: Yankele nel ghetto.

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