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28 Maggio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°62-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 62^ puntata.


Apriamo la puntata di oggi del “Paesaggio dell’anima”, cari ascoltatori, con i soffici arpeggi di chitarra di questo bravissimo musicista americano che, anche se compone dal Texas, di là dell’Oceano, a noi sembra evocare le calde serate estive e piene di zanzare della Bassa padana. Sognanti e malinconiche, le chitarre acustiche inseguono il ricordo di un’allegra festa in riva al Po.


Musica. Bexar Bexar: Window piece


Riprendiamo dunque il nostro viaggio nella Bassa iniziato la settimana scorsa. Abbiamo sicuramente molte immagini della Bassa con le quali farvi sognare. La prima ci porta nella pianura che sta tra Ferrara e il Delta del Po, dove il regista bolognese Gianfranco Mingozzi ha ambientato nel 1982 il suo film “La vela incantata”. Il film racconta di due fratelli che negli anni Venti, agli albori del cinema, portano le immagini in movimento in giro per l’Italia, nelle piazze e nei cortili di villaggi sperduti. E’ il paesaggio d’infanzia del regista, “tagliato da canali con alti argini, da pioppeti e da campi di canapa, da stagni e da basse cascine”. Un paesaggio oggi abbastanza stravolto, che è difficile ritrovare intatto. “La chiave visiva del film era orizzontale, distesa. E l’immagine dominante era quella dell’acqua: acqua immobile delle anse del grande fiume, dei canali; e il colore era l’azzurro degli orizzonti bassi che si stemperava nel bianco del telone, lo schermo dei fratelli ambulanti, la ‘vela’ magica su cui si accendevano ogni sera nelle aie dei contadini e nelle piccole piazze dei borghi, le magie del cinema”.


Musica. Gato Barbieri: Ballata della Bassa padana


Ma ecco che dallo specchio tranquillo del canale sorge improvviso, appeso ad una fune, il corpo senza vita di un confinato politico. E’ il paesaggio, nel film di Mingozzi, a raccontare la storia: quella di un fascismo ormai dominante che si insinua silenzioso in questa trama visiva di acque, facendo emergere la violenza sotterranea. La campagna, insomma, può essere inquieta. Perché la campagna è un luogo di passioni forti, che possono arrivare fino al delitto. C’è addirittura chi, come il romanziere ravennate e studioso di antropologia Eraldo Baldini, considerato lo Stephen King italiano, parla di “gotico rurale”: definizione che ben riassume l’ambientazione e l’atmosfera delle sue opere, dove elementi della tradizione popolare contadina romagnola si mescolano a trame dominate dalla suspense. Forse è sempre stato così, in queste campagne di Romagna, da dove ora si leva il canto struggente di una preghiera capace, con il suo fascino arcaico, di addormentare i bambini e acquietare i malvagi. La voce, splendida, è di Luisa Cottifogli.


Musica. Luisa Cottifogli: Sancta Maria


La campagna, dunque. E’ nelle tranquille zone di provincia che si annida l’incubo, che se ne sta in agguato silenzioso e invisibile. Tra il MystFest di Cattolica, il Festival del giallo di Ravenna, le storie al nero di Carlo Lucarelli, che vive nella provincia bolognese ed il più noto giallista italiano, tutta la regione sembra percorsa da brividi di mistero. A Bologna scrivono altri maestri del thriller, come Marcello Fois e Grazia Verasani, autrice – quest’ultima – di “Quo vadis baby”, considerato un capolavoro del genere giallo come “Almost blue” di Lucarelli. Entrambi i romanzi sono  ambientati a Bologna ed entrambi sono diventati film di successo: quello di Lucarelli diretto da Alex Infascelli, quello della Verasani da Gabriele Salvatores. Ma perché Bologna ispira storie di questo tipo? “Perché è un ambiente insolito, non inflazionato, dove non ci si aspettano la violenza, la delinquenza, intrecci gialli o noir – spiega Lucarelli. Ed è anche la conformazione stessa della città che è misteriosa: i portici che sono allo stesso tempo un dentro e un fuori, luce e buio, pubblico e privato, l’intrico di vicoli e stradine che si perdono nel nulla, fiumiciattoli che compaiono all’improvviso, giardini nascosti nei cortili interni, nomi di strade come Via dell’Inferno, il quartiere fieristico che sembra Tokyo”.


Musica. Terje Rypdal: Mistery man


E’ nata a Massalombarda, in provincia di Ravenna, la dark lady dell’horror italiano, Alda Teodorani. Nata e cresciuta in un posto dove – dice lei – “la cosa più emozionante sono i succhi di frutta. Eppure stranamente è stata proprio questa cittadina, con i suoi sentimenti così nascosti nella nebbia invernale, con i suoi rancori inconfessabili e gli amori vissuti in maniera un po’ così, quasi animalesca, che mi ha dato le prime idee per i miei racconti più crudeli”. Se l’altro giallista ravennate, Baldini, per il suo “gotico rurale” va alla ricerca dei luoghi più isolati e sperduti della Bassa, là dove con più facilità affiora il lato oscuro dell’uomo, la dama in nero Alda Teodorani cannibalizza il nostro inconscio ed esorcizza le nostre paure sbattendoci in faccia una miscela proibita di erotismo e coltelli affilati.


La provincia, insomma, come luogo di massima trasgressione. Ancora negli anni Settanta, periodo in cui è uscito questo brano del Banco del Mutuo Soccorso, i provinciali che volevano evadere e dare corpo ai loro inconfessabili segreti, si recavano di nascosto in città. E talvolta capitava loro di essere scoperti, come al Paolo della canzone con cui chiudiamo il nostro racconto della Bassa.


Musica. Banco del Mutuo Soccorso: Paolo Pa


Testo di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

Brano corrente

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