12 gennaio 2013
Musica. The Beatles: Good morning good morning.
Buon Anno, cari amici! Eccoci di nuovo insieme, di nuovo ad ascoltare musica, viaggiare con la fantasia, o per davvero, nella nostra regione, che è un piccolo mondo dove dentro ci sono parti del mondo intero. Avrete riconosciuto il “buongiorno” dei Beatles nella nostra prima canzone del 2013. Passate le feste, ci sentiamo come John Lennon in questo suo testo del 1967, inserito nel favoloso Sergent Pepper’s Lonely Hearts Club Band: “Andare al lavoro non vuoi andare, ti senti a terra, / tornando a casa cominci a vagare, poi ti ritrovi in città. / Tutti sanno che non c’è niente da fare, / è tutto chiuso, sono solo rovine, / tutti quelli che vedi sono mezzo addormentati / e tu sei solo, sei da solo per la strada”. Durante le vacanze ci è stato regalato un libriccino con i testi più belli dei Beatles, e poiché non si contano ormai le antologie, i revival, le memorie sul quartetto di Liverpool, a cinquant’anni dal debutto – il primo singolo, Love me do, è del 1962, e il primo disco, Please please me, del 1963 – ci accodiamo anche noi alle celebrazioni. Da Let it be, l’album del 1970 che ha chiuso la magnifica avventura dei Beatles, ascoltiamo Across the Universe: “Le parole volano come pioggia senza fine in una tazza di carta, / scivolano mentre passano, si disperdono per tutto l’universo. / Pozzanghere di dolore, onde di gioia fluttuano nella mia mente aperta, / s’impossessano di me e mi accarezzano” …
Musica. The Beatles: Across the Universe.
Ah, l’amore! I Beatles, qui, erano in uno stato di grazia. “Suoni di risa ombre di terra risuonano attraverso le mie vedute aperte / mi incitano e mi invitano / amore senza fine né limiti mi splende intorno come un milione di soli / mi chiama ancora e ancora per tutto l’universo”. Siamo in macchina, cari amici, e stiamo attraversando le terre del “mondo piccolo” di Giovannino Guareschi. Vaghiamo senza meta nella Bassa parmense, in un paesaggio che con la nebbiolina di oggi sembra Inghilterra. La foschia vela gli alberi che nascondono il fiume. Davanti alla vecchia chiesa sull’argine passa una donna in bicicletta, infagottata in una giacca a vento nera. Tutto è grigio, disperso, scollegato. Vi ricordate Eleanor Rigby? “Tutta la gente sola / da dove viene? / Tutta la gente sola / A chi appartiene?”. Qui la voce è di Paul Mc Cartney: canzone capolavoro, pubblicata nell’album Revolver del 1966. “Eleanor Rigby raccoglie il riso nella chiesa dove c’è stato un matrimonio, / lei vive in un sogno. / Aspetta alla finestra indossando una faccia che tiene in un barattolo vicino alla porta. / Per chi è?”.
Musica. The Beatles: Eleanor Rigby.
C’è un cane nero sulla strada. E’ in fondo alla curva, sull’orizzonte piatto inquadrato da due cartelli stradali. Ce ne accorgiamo solo quando stiamo per svoltare. Andiamo piano, e lui è vicino. Inquietante. Avete presente “Cani neri”, il romanzo di Ian Mc Ewan? Il black dog dagli occhi di fuoco è una creatura mostruosa del folclore britannico; è una canzone dei Led Zeppelin; il mastino dei Baskerville; il cane dei nazisti. Ma noi passiamo oltre. Lo lasciamo laggiù, perduto nella foschia di questo irreale giorno d’inizio anno. Dallo stereo dell’automobile esce Nowhere man, contenuto in Rubber Soul, anno 1965. E’ un pezzo di John Lennon, scritto in terza persona in un momento difficile, di crisi coniugale, esistenziale e creativa. “E’ un vero uomo inesistente, / seduto nella sua terra inesistente / a far tutti i suoi progetti inesistenti / per nessuno. / Non ha un suo punto di vista / non sa dove sta andando / non è un po’ come te e me?”. Un uomo che non sa dove andare. E potrebbe trovarsi la strada sbarrata da un cane nero.
Musica. The Beatles: Nowhere man.
Fin dove può arrivare l’infinito? Era questo il titolo del testo che Giorgio Messori scrisse nel 1992 per il libro di Luigi Ghirri “Vista con camera”, e che pochi mesi fa è diventato un altro bel libro, un omaggio a Luigi e Paola Ghirri, prematuramente scomparsi. Mentre giriamo per queste campagne ascoltando le canzoni dei Beatles, ogni tanto ci sembra che il paesaggio porti su di sé lo sguardo del grande fotografo reggiano: ad esempio quando intravediamo una casa colonica in fondo a un viale annunciato da due pilastrini che appena emergono dalla nebbia, o quando ad attrarci è l’insegna luminosa di un bar in una piazza insignificante che nessuno attraversa – come spesso accade nelle foto di Ghirri, dove rara è la presenza umana, e a parlare è la memoria depositata nelle cose. Qui nessuno è più certo di nulla, e tutto diventa possibile. “Molte volte sono stato solo / e molte volte ho pianto / tuttavia non saprai mai / le molte vie che ho tentato / e che mi riportano ancora / alla strada lunga e tortuosa”. E’ la struggente The long and winding road di Paul Mc Cartney, pubblicata nel 1970 nell’album Let it be, ultimo atto dei Beatles.
Musica. The Beatles: The long and winding road.