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12 Ottobre 2013 | Paesaggio dell'anima

Il ritorno

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

12 ottobre 2013

Le musiche di questa puntata: Lucio Dalla, Giardini di Mirò, Federico Poggipollini, Daniele Ronda, Lassociazione.

Musica. Lucio Dalla: Ulisse coperto di sale

A volte ritornano. Torna Ulisse, stanco di tanto viaggiare, “coperto di sale”, come nella canzone di Lucio Dalla. Tornano le cose di sempre, appena un po’ invecchiate, dentro il ciclo della vita con le sue derive. Torna l’impossibile, come quel tale – il cantante Franco Califano – che ha fatto scrivere come epitaffio sulla sua tomba “Non escludo il ritorno”. E torna “Il Paesaggio dell’Anima”, questa nostra piccola trasmissione da ascoltare col pc acceso, nel rumore delle cose da fare, vedere e sentire ogni giorno. La radio on line ha, di bello, che puoi ascoltarla mentre lavori, navighi in internet o sfogli pagine con l’Ipad, facendoti dolcemente distrarre o lasciando passare musica e parole come su un nastro trasportatore, dove ogni tanto afferri qualcosa. E ci piace che ad afferrare il “Paesaggio” ci sia spesso da Melbourne, Australia, Edward Caruso, che per primo ha chiesto notizie sulla nostra temporanea sparizione. Eddie è un poeta, ha pubblicato un libro di poesie, “Di alture e altre utopie”, e quest’anno non riuscirà a tornare nella sua amata Emilia-Romagna, non ci rincontreremo a Bologna. A lui dedichiamo “There is a place” della band reggiana Giardini di Mirò: perché “c’è un posto” dove ci possiamo incontrare, e questo posto è, per il momento, RadioEmiliaRomagna.

Musica. Giardini di Mirò: There is a place

Cari amici, qual è il nostro posto? Viviamo le nostre vite dentro cornici di palazzi, uffici, fabbriche, incroci di strade, supermercati, case di campagna, tangenziali, e nemmeno ci rendiamo conto di dove siamo o in che cosa il nostro posto si differenzi dagli altri. Non siamo più in grado di rispecchiarci serenamente nel paesaggio che ci circonda: ne abbiamo perso le coordinate. L’Ulisse postmoderno, come ci spiega Giulio Iacoli nel suo “Atlante delle derive”, è un naufrago nelle città.
Naufrago al tavolino di un bar: sorseggi un caffè, sfogli il giornale, osservi i palazzi all’altro lato della strada, e il cielo sopra di essi. Li riconosci? Ma c’è, un posto. There is a place. Il posto delle origini è quello da cui scaturisce tutto. Puoi anche disconoscerlo e abbandonarlo, puoi anche vedere il tuo amore scivolare via da te dentro un taxi viola, ma c’è. 

Musica. Federico Poggipollini: Taxi viola

Bene, siamo già entrati dentro le atmosfere della nostra regione. E’ una regione nel cuore della modernità: leggiamo oggi che una trentina di fisici bolognesi ha partecipato alla scoperta del Bosone di Higgs, l’ultima tessera mancante nel mosaico che spiega la materia di cui è fatto l’universo. Ma il nostro è anche un territorio in cui è bello vagare perché pieno di cose che vengono da lontano. E se il tempo negli spazi interstellari non è alla portata di noi umani, il tempo trascorso dallo sgomento che prese i Romani quando, un centinaio d’anni prima di Cristo, si affacciarono sulla vasta pianura del Po, lo sentiamo ancora dentro di noi. Dopo il primo smarrimento, davanti a quest’assenza di limite, con gli Appennini troppo lontani sullo sfondo per segnare un confine, i Romani non si persero d’animo, e fondarono una città grande come una regione, e alla loro regione diedero il nome della strada che l’attraversava tutta, la Via Emilia. La Via Emilia che finisce a Piacenza, dove il piacentino Daniele Ronda ambienta la vicenda del playboy di provincia, patetico protagonista di quel teatrino di marionette che è il ballo liscio, in un dialetto che è ormai quasi lombardo, perché qui, appunto, l’Emilia sfuma nella Lombardia.

Musica. Daniele Ronda: Al Pleiboi

Una regione di tanti dialetti che, nelle terre tra la Via Emilia e il Po, tra la montagna e il mare, svela ricchezze insospettabili: non solo nel paesaggio, nella scansione di città e campagna, nei luoghi plasmati dalla storia, ma anche nella cucina, nel cibo, nell’inventiva, nella capacità di fare. Gli scrittori parlano di una “poetica padana”, sia essa riferita al carattere cordiale e schietto degli emiliani e dei romagnoli, o a quella vena di follia sognatrice che da Ariosto a Fellini contraddistingue la gente di qui. I “focosi e profondi rosso-bruni d’Emilia” di cui parlava il grande storico dell’arte Francesco Arcangeli, sono i colori che abbiamo nel cuore. E la musica, è generata dalla nostra terra, come quella de Lassociazione (senza apostrofo), un solitario ensemble di talenti che crea nei boschi e nelle pievi dell’Appennino reggiano, di cui recupera il dialetto, e che si esibisce con successo in tutta la regione.

Musica. Lassociazione: Guaza e brina ud’ l’adman

Brano corrente

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