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7 Giugno 2007 | Racconti d'autore

N°62-RACCONTI D’AUTORE

Ugo Cornia legge alcune pagine dal suo ultimo libro “Le pratiche del disgusto”, Sellerio 2007. Seconda puntata.

Ascolta l’intervista all’autore della precedente puntata di Racconti d’autore.

Le pratiche del disgusto
(
pagg. 94-97)

[…]
E comunque, dopo che ero tornato a casa mia, io in primo luogo ho pensato che una persona co­sì, se fossi uno che ha ancora dell’energia, e della fede in qualcosa, o almeno delle credenze forti, l’ammazzerei. O almeno avrei dovuto picchiarla. Picchiarla lì, proprio davanti a suo marito che non le diceva niente, e se lui muoveva un dito per di­fenderla dovevo picchiare anche lui.

Per una vita; non ho visto l’ora che queste mie domeniche finissero, con tutta quell’aria finta, totalmente al di fuori delle cose (difatti è chiaro che la domenica è rimasta di inerzia come residuato di un altro mondo, forse del mondo delle campane, che dopo i secoli del suo strapotere ormai è morto e sepolto da almeno cinquant’anni).

E lo sa chiunque che se è un giovedì pomerig­gio e tu hai quattro ore libere, e una tua amica ha anche lei quattro ore libere, vi telefonate, passi a prenderla in macchina, al volo, e partite verso il Lago Santo e ti sembra che stai per metterlo nel culo all’universo e a tutta la gente che conosci, men­tre se ti ritelefona la tua amica, sempre la stessa, alla domenica pomeriggio, sempre per andare allo stesso Lago Santo, anche se hai dieci ore a dispo­sizione, e tu eri a casa che stavi meditando qual­cosa di fosco e di conseguenza esci, ma appena sei arrivato al Lago Santo, finita la prima foga, ti è già venuta la voglia di andar via e per fortuna an­che a lei è già venuta voglia di andar via, perché perfino l’aria è svuotata. Perché la domenica non è più una vera giornata. Ci è rimasta soltanto la crosta di una giornata, questa crosta vuota senza niente dentro dove diventa finta anche l’aria. E tra l’altro c’è questa aria finta che se è brutto è peg­gio, ma come per miracolo se è bello, per esempio una bella domenica di aprile, è peggio lo stesso.

E il vivente è stato piazzato lì, a contemplare que­sto qualcosa che alla domenica raggiunge uno sta­to di visibilità che è imparagonabile col giovedì, o col martedì, o col mercoledì, cioè la domenicalità come forma pura della nostra vita, la domenicalità che si manifesta nel fatto che a un certo punto tut­ti i tuoi gesti sono domenicalizzati, e anche tutto il resto è domenicalizzato perfino dentro alle co­se, e io per sfuggire a questa domenicalizzazione facevo dei tentativi, e ho fatto dei tentativi di qual­siasi tipo, sperando in una salvezza che non esiste perché a uno gli viene veramente la paura a pen­sare che dopo sette giorni di pausa ci saranno ine­vitabilmente le nuove dieci di mattina della do­menica, e poi il nuovo mezzogiorno della domenica, e avanti così, e cerchi di trovare rifugio in qual­che parco perché come diceva una mia amica qual­che anno fa, lei ha sempre avuto un terrore spa­ventoso soprattutto della domenica pomeriggio, e effettivamente è la domenica pomeriggio quella che ti terrorizza di più perché il peggio è sempre sta­to al pomeriggio, quando uno va a farsi un giro nei parchi e vede della gente che ti sembra di cammi­nare in mezzo a dei morenti che si aggirano sul­l’inerzia silenziosa della Terra, che va per la sua strada e gira intorno al Sole come negli ultimi 300 miliardi di anni, e questa inerzia silenziosa della Terra, quando la senti ti ammazza perché ti sem­bra un’inerzia completamente spietata, ma nono­stante tutta la sua spietatezza è un’inerzia naturale e tu la contempli invece in mezzo a questo parco in cui ti salta davanti agli occhi anche l’inerzia si­lenziosa della domenica, e ti appare chiaro che men­tre l’inerzia silenziosa della Terra è spietata ma na­turale, l’inerzia silenziosa della domenica è spietata ma è artificiale, perché non c’è mai stato uno sta­to di natura in cui ei fosse la domenica, e la do­menica c’è qualcuno che l’ha istituita, e comunque contempli e poi compari lo spietato-silenziosa-na­turale e lo spietato-silenziosa-artificiale senza una via di uscita, mentre giri per un parco e nel parco vedi tutta questa gente che sembrava contenta, nel­l’illusione del parco come via di fuga, che se c’è una cosa morta sono i parchi, a questa gente che sembrava contenta mi sarebbe piaciuto chieder gli se facevano finta o se erano contenti veramente, visto che io non riesco a crederci che di domeni­ca ci sia uno che è contento, vorrei chiedergli se lui è veramente contento come fa a essere contento.

Brano corrente

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