Ascolta l’intervista all’autore della precedente puntata di Racconti d’autore.
Le pratiche del disgusto
(pagg. 94-97)
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E comunque, dopo che ero tornato a casa mia, io in primo luogo ho pensato che una persona così, se fossi uno che ha ancora dell’energia, e della fede in qualcosa, o almeno delle credenze forti, l’ammazzerei. O almeno avrei dovuto picchiarla. Picchiarla lì, proprio davanti a suo marito che non le diceva niente, e se lui muoveva un dito per difenderla dovevo picchiare anche lui.
Per una vita; non ho visto l’ora che queste mie domeniche finissero, con tutta quell’aria finta, totalmente al di fuori delle cose (difatti è chiaro che la domenica è rimasta di inerzia come residuato di un altro mondo, forse del mondo delle campane, che dopo i secoli del suo strapotere ormai è morto e sepolto da almeno cinquant’anni).
E lo sa chiunque che se è un giovedì pomeriggio e tu hai quattro ore libere, e una tua amica ha anche lei quattro ore libere, vi telefonate, passi a prenderla in macchina, al volo, e partite verso il Lago Santo e ti sembra che stai per metterlo nel culo all’universo e a tutta la gente che conosci, mentre se ti ritelefona la tua amica, sempre la stessa, alla domenica pomeriggio, sempre per andare allo stesso Lago Santo, anche se hai dieci ore a disposizione, e tu eri a casa che stavi meditando qualcosa di fosco e di conseguenza esci, ma appena sei arrivato al Lago Santo, finita la prima foga, ti è già venuta la voglia di andar via e per fortuna anche a lei è già venuta voglia di andar via, perché perfino l’aria è svuotata. Perché la domenica non è più una vera giornata. Ci è rimasta soltanto la crosta di una giornata, questa crosta vuota senza niente dentro dove diventa finta anche l’aria. E tra l’altro c’è questa aria finta che se è brutto è peggio, ma come per miracolo se è bello, per esempio una bella domenica di aprile, è peggio lo stesso.
E il vivente è stato piazzato lì, a contemplare questo qualcosa che alla domenica raggiunge uno stato di visibilità che è imparagonabile col giovedì, o col martedì, o col mercoledì, cioè la domenicalità come forma pura della nostra vita, la domenicalità che si manifesta nel fatto che a un certo punto tutti i tuoi gesti sono domenicalizzati, e anche tutto il resto è domenicalizzato perfino dentro alle cose, e io per sfuggire a questa domenicalizzazione facevo dei tentativi, e ho fatto dei tentativi di qualsiasi tipo, sperando in una salvezza che non esiste perché a uno gli viene veramente la paura a pensare che dopo sette giorni di pausa ci saranno inevitabilmente le nuove dieci di mattina della domenica, e poi il nuovo mezzogiorno della domenica, e avanti così, e cerchi di trovare rifugio in qualche parco perché come diceva una mia amica qualche anno fa, lei ha sempre avuto un terrore spaventoso soprattutto della domenica pomeriggio, e effettivamente è la domenica pomeriggio quella che ti terrorizza di più perché il peggio è sempre stato al pomeriggio, quando uno va a farsi un giro nei parchi e vede della gente che ti sembra di camminare in mezzo a dei morenti che si aggirano sull’inerzia silenziosa della Terra, che va per la sua strada e gira intorno al Sole come negli ultimi 300 miliardi di anni, e questa inerzia silenziosa della Terra, quando la senti ti ammazza perché ti sembra un’inerzia completamente spietata, ma nonostante tutta la sua spietatezza è un’inerzia naturale e tu la contempli invece in mezzo a questo parco in cui ti salta davanti agli occhi anche l’inerzia silenziosa della domenica, e ti appare chiaro che mentre l’inerzia silenziosa della Terra è spietata ma naturale, l’inerzia silenziosa della domenica è spietata ma è artificiale, perché non c’è mai stato uno stato di natura in cui ei fosse la domenica, e la domenica c’è qualcuno che l’ha istituita, e comunque contempli e poi compari lo spietato-silenziosa-naturale e lo spietato-silenziosa-artificiale senza una via di uscita, mentre giri per un parco e nel parco vedi tutta questa gente che sembrava contenta, nell’illusione del parco come via di fuga, che se c’è una cosa morta sono i parchi, a questa gente che sembrava contenta mi sarebbe piaciuto chieder gli se facevano finta o se erano contenti veramente, visto che io non riesco a crederci che di domenica ci sia uno che è contento, vorrei chiedergli se lui è veramente contento come fa a essere contento.