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9 Febbraio 2013 | Paesaggio dell'anima

Inverno e Inferno

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redighieri.

9 febbraio 2013

Le musiche di questa puntata: Riccardo Tesi, Fennesz, Dead Can Dance, Tangerine Dream.

 Musica: Riccardo Tesi & Banditaliana: Scirocco (da “Thapsos”, 2000).

 Quante volte, cari amici, abbiamo sentito dire che Bologna negli ultimi due decenni è cambiata, non è più la stessa, non c’è più la dolcezza del vivere che l’aveva resa famosa. Certo, ci lamentiamo, ma nella storia – si sa – ci sono i corsi e i ricorsi, e oltre sei secoli fa, nei primi anni del Quattrocento, c’era in città un’aria senza sorriso, come oggi, e una durezza nemmeno paragonabile al lento declino odierno. L’Italia del XV secolo era feroce, e i bolognesi non erano da meno. Nel 1401 una delle famiglie più ricche della città che, come si direbbe oggi, si era fatta dal nulla, i Bentivoglio – macellai per varie generazioni – prese il potere con un colpo di mano. I colori bianco e rosso della bandiera del libero Comune venivano calpestati da un signorotto, Giovanni Bentivoglio, che si era proclamato “gonfaloniere a vita”: praticamente, dittatore. Facciamo una pausa nella nostra storia con una musica che ci ricorda che siamo ancora in inverno. Musica elettronica, sperimentale, concettuale: quasi un dipinto astratto della giornata piovosa e noiosa di oggi.   

Musica. Fennesz: Perfume for Winter.

Il comando dei Bentivoglio durò solo un anno: le famiglie escluse dal potere chiesero aiuto ai Visconti, signori di Milano, che sconfissero le milizie dei Bentivoglio, catturarono Giovanni e lo consegnarono ai suoi concittadini, che lo massacrarono. Il suo cadavere fu lasciato nella chiesa di San Giacomo, attorno alla quale la famiglia aveva le sue proprietà.  E i soldati dei Visconti usarono le due campate della navata destra della chiesa di San Petronio, fresche di costruzione, come stalle per i loro cavalli – così ci racconta Eugenio Riccomini nel suo libro “L’arte a Bologna”. Piazza Maggiore era chiusa da ogni parte da cancellate di ferro e sorvegliata a vista da guardie armate. Il XV secolo si apre dunque a Bologna in un clima tetro e aspro, con un affilar di spade e una tempesta di ferro. “E lungo tutto il suo scorrere, fin verso la fine – osserva Riccomini – sempre si percepisce, nella storia e nell’arte, un che di adusto e tagliente, e una scontrosa fierezza senza sorriso. Le opere più alte e memorabili di tutta quella stagione, che sarà a tratti splendida, toccano più spesso la tragedia o il dramma piuttosto che l’idillio”.

 Musica. Dead Can Dance: Anastasis.

 Se è così come dice il nostro storico dell’arte, non ci sarebbe piaciuto vivere a Bologna in quel periodo. Andiamo in San Petronio per vedere gli affreschi dipinti da Giovanni da Modena nei primi anni del Quattrocento, nel gran cantiere della chiesa simbolo di Bologna, la cui prima pietra fu posta intorno al 1390. Nella rappresentazione del Paradiso e dell’Inferno, secondo lo schema medievale, ci sono delle curiosità. Guardate i beati vestiti di bianco, seduti nei banchi come all’Università, con lo sguardo rivolto alla divinità che si manifesta. Ma se si osserva bene, ce n’è qualcuno che si distrae, e guarda il compagno di banco, oppure lo spettatore. Beh, com’è possibile che Dio non assorba l’attenzione di tutti i beati? Non è che il paradiso, a volte, è un po’ noioso? L’inferno è senza dubbio più movimentato, ci sono dei diavolacci che punzecchiano e torturano i poveri dannati nudi, tra cui una bella fanciulla, che chissà cosa avrà fatto nella vita per meritarsi fiamme eterne. Sotto di lei c’è una scena di un sadismo bestiale, perché un satanasso sta infilzando un dannato con uno spiedo a manovella, come un pollo vivo e spennato. Siamo, manco a dirlo, nel girone dei lussuriosi, e anche quest’uomo che urla di dolore deve averla combinata grossa, nella Bologna d’inizio Quattrocento. E’ la legge del contrappasso, cari ascoltatori! 

Musica. Tangerine Dream: Vidi tre face (Da “Inferno”, 2002).

 Lasciamo la musica cosmica dei Tangerine Dream, e il loro lavoro dedicato all’Inferno dantesco, per andarci a consolare con le altre visioni dipinte dal nostro pittore modenese, sempre nella stessa cappella di San Petronio. Qui, nelle Storie dei Magi, anche se di sorrisi non se ne vedono e tutto è sempre un po’ accigliato e arcigno, almeno Giovanni da Modena dipinge la vita, e con una fantasia che a noi oggi sembra fiabesca. I personaggi sono agghindati all’ultima moda, ch’era quella di Borgogna, un po’ orientaleggiante, e indossano strani copricapi e tessuti preziosi, anche se gesticolano alla contadina. I cavalli sono bardati a tutto punto, i cammelli azzimati come anziani signori, i palafrenieri e gli staffieri sono eleganti e immersi in una bellissima luce dorata, in un paesaggio fantastico di rupi e torri, dove ci sarebbe piaciuto vivere. Lì sì, perché sembra un fumetto fantasy, un sogno, un’allucinazione: perfetta, per tornare ai Tangerine Dream e concludere con la loro musica evocativa, in questa fredda notte d’inverno senza stelle. 

Musica. Tangerine Dream: Io non mori (Da “Inferno”, 2002).

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