26 gennaio 2013
Le musiche di questa puntata: Antonio Vivaldi, Etno Jazz Pan Orchestra Atli Örvarsso, Girolamo Frescobaldi, John Cale, Sandra Hurtado – Ros & Troubadours Art Ensemble.
Musica. Antonio Vivaldi: Inverno. Esecuzione: European Ensemble; Claudio Ferrarini, flauto.
E anche quest’anno è arrivata la neve a Bologna. Solo una spruzzatina, un lieve manto bianco sui tetti e sulle automobili in sosta, e poltiglia nelle strade, quando si è mescolata all’acqua. Doveroso, quindi, aprire con l’Inverno di Vivaldi, reso ancor più vibrante dal flauto cantabile di Claudio Ferrarini, un vero virtuoso dello strumento, i cui successi sono iniziati al Teatro Regio di Parma. Noi restiamo a Bologna, chiusi al caldo dei caffè e dei musei, delle chiese e dei palazzi storici, per dedicare queste grigie giornate d’inverno alle bellezze della nostra città. La nostra guida è il libro “L’arte a Bologna. Dalle origini ai giorni nostri” di Eugenio Riccomini, vale a dire il massimo della competenza e della passione in materia. La settimana scorsa abbiamo visitato il Museo Civico Archeologico sulle tracce della Bologna etrusca. Oggi facciamo un giro per la Bologna medievale. Prima, però, ci concediamo una sosta in un teatro del centro, l’Auditorium Manzoni, il cui direttore artistico, Giorgio Zagnoni, è anche lui un eccellente flautista. Con la sua Etno Jazz Pan Orchestra ci propone una divertente sequenza di successi degli anni Trenta e dei primi anni Quaranta. Gli arrangiamenti sono di Enrico Guerzoni, la voce è della bravissima Luisa Cottifogli.
Musica. Etno Jazz Pan Orchestra: Voci d’Italia. Concerto del 21 aprile 2011 al Teatro Auditorium Manzoni di Bologna.
Cari amici, la storia antichissima di Bologna si rappresenta nelle opere d’arte che sono sopravvissute ai secoli, e che fra poco vi mostreremo, anche se solo a parole. Torniamo indietro con i ricordi a circa milleseicento anni fa, nel periodo buio della fine dell’impero romano e delle prime invasioni barbariche. Percorrendo l’antica strada consolare romana, la via Emilia, nel V secolo, il vescovo di Milano, Ambrogio, vi vedeva solo “cadaveri di città semidistrutte”. Solo una piccola parte della città romana era ancora in piedi, e quel che resta di allora, emerso dagli scavi, è un pezzo di muraglia, innalzata probabilmente in tutta fretta con blocchi squadrati di pietra presa dalle cave delle vicine colline. A erigere quel muro di difesa, erano stati forse gli ultimi cittadini romani. Appena fuori di quell’ultima barriera, su quattro mozziconi di colonne romane erano state poste dai primi cristiani altrettante croci in corrispondenza degli ingressi urbani, a protezione simbolica della città. Nel corso del tempo quelle croci furono rimaneggiate e risistemate più volte, e sono oggi conservate nella basilica di San Petronio. Le più antiche sembrano risalire al VII o VIII secolo, e sono le uniche testimonianze di quel periodo lontanissimo.
Musica. Atli Örvarsson: Barbarians (dalla colonna sonora del film “The Eagle”, 2011).
Se ci rechiamo nella basilica di Santo Stefano, un complesso di sette chiese, rimaste ora in numero di quattro, due delle quali costruite nel V secolo ma ristrutturate e rifatte nei successivi, e una longobarda nell’VIII secolo, troviamo tra le tante meraviglie il famoso “catino di Pilato”. E’ una vasca di pietra bianca della prima metà dell’VIII secolo, collocata nel cortile che doveva ricordare il luogo in cui fu condannato Gesù. Lungo il bordo, la vasca riporta un’iscrizione in cui si leggono chiaramente i nomi di due re longobardi e di un sacerdote bolognese. I re longobardi, nei cinquant’anni in cui furono padroni di Bologna, fecero di Santo Stefano il loro principale luogo di culto. E di epoca longobarda è anche la croce di marmo custodita nella navata maggiore della chiesa di San Giovanni in Monte. Lo stile sembra ispirarsi ai monili celtici. Modena e Bologna erano lo spartiacque: di là dal fiume Panaro era Longobardìa, o Lombardia, e di qua terra dei Romani, cioè Romagna. I barbari venuti dal nord si erano convertiti al cristianesimo e, come tutti i convertiti, si erano fatti zelanti ortodossi: così capitò che i bolognesi frequentassero chiese fondate dai longobardi e funzioni celebrate da preti longobardi. Un po’ quello che accade oggi nelle nostre chiese, dove si vede che a celebrare messa sono spesso preti venuti dall’Africa, dal Sudamerica: sono loro a tamponare la crisi delle vocazioni.
Musica. Girolamo Frescobaldi: Toccata avanti il Recercar e Recercar con obligo di cantare la quinta parte senza toccarla. Esecutore: Mario Benotto – continuo / Coro del Teatro Comunale di Bologna / Lorenzo Fratini – direttore / Matteo Bonfiglioli – organista. Oratorio di San Filippo Neri di Bologna, 7 novembre 2012.
Nel 774 il dominio longobardo fu annientato da Carlo Magno, il quale venne due volte a Bologna: nel 786 per assistere nella chiesa di Santo Stefano alle feste in onore dei martiri Vitale e Agricola, e nell’800 al ritorno da Roma, dov’era stato incoronato imperatore. Dell’epoca carolingia rimane solo un anello, bellissimo, ritrovato nel 1911 nel greto del fiume Reno e ora custodito nel Museo Archeologico. Nero e oro, decorato con draghi e cavalli marini stilizzati, alla maniera scandinava, chissà com’è finito a rotolare nel greto sassoso del nostro fiume d’Appennino. Ci sarebbe da imbastirci una storia, su quell’anello appartenuto a qualche importante personaggio, che potrebbe averlo perduto, o scambiato, o essere stato vittima di briganti, oppure protagonista di una storia boccaccesca – chissà.
Musica. John Cale: Charlemagne.
Intanto, passano gli anni, i lustri, i secoli, e arriviamo alla fine dell’XI secolo, quando – altro mistero – a Bologna si cominciò a tirar su torri: non soltanto le due che sono diventate il simbolo della città, quella degli Asinelli e la Garisenda, ma molte altre: un centinaio, fitte dentro la cerchia di mura, una accanto all’altra, in mezzo alle case basse. Chissà per quale delirio di grandezza, o voglia d’intimidazione, i clan familiari spesero ingenti cifre per innalzare torri di difesa che allo scopo erano totalmente inutili, poiché neanche il soldato dotato della più acuta vista poteva pensare di andare a segno, da lassù, con una freccia o un colpo di balestra. La città, intanto, cresceva …
Musica. Sandra Hurtado – Ros & Troubadours Art Ensemble: Lanquan Li Jorn.