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12 Giugno 2007 | Paesaggio dell'anima

N°64 – UNA CITTA’, UNA STORIA

Ferrara città magica.

Cari ascoltatori, curiosando tra le tante pubblicazioni sulle città dell’Emilia-Romagna che, com’è noto, sono tra le più belle d’Italia, ci siamo imbattuti nelle collane di Hermatena, un’associazione specializzata nella ricerca e nella pubblicazione degli elementi simbolici ed esoterici presenti nell’arte e nell’architettura urbane. Ne sono usciti volumi, tra gli altri, sulle connotazioni magiche – se così si può dire – di città come Bologna, Ferrara, Modena, Faenza, Rimini, a cura di Morena Poltronieri ed Ernesto Fazioli. Hermatena promuove anche conferenze, eventi culturali e visite guidate su questi temi. Tra la ventina di libri sulla ricerca ermetico-antropologica applicata alle maggiori realizzazioni artistiche e architettoniche delle città italiane e straniere, scegliamo quello su Ferrara, la splendida città emiliana che potrebbe essere interessante indagare anche dal lato dei simbolismi ermetici, delle correnti iniziatiche e delle storie nascoste, per quanto questi aspetti siano sempre da maneggiare con cautela, e non senza averli confrontati con gli argomenti della storiografia ufficiale.


Addentriamoci allora, anche un po’ per gioco, nei misteri di Ferrara, avvertibili già nella celebre cattedrale dalle mirabili proporzioni geometriche unite a simboli inquietanti: leoni alati e grifi, agnelli mistici, demoni, stelle di David e la misteriosa testa di Madonna Frara. Nel Museo della cattedrale vediamo invece San Giorgio, simbolo della lotta del Bene contro il Male, uccidere il drago con un puro raggio di luce, raccontando storie misteriose legate all’alchimia, mentre le formelle dei mesi ritmano il tempo zodiacale dell’anno. Nel Museo Archeologico Nazionale rivivono le storie degli antichi abitanti della città con i loro segreti e riti arcaici, mentre in Palazzo Schifanoia trionfa l’astrologia, insieme ai suoi simboli, presentati come il mezzo a disposizione degli uomini per comprendere il volere di Dio. L’Università di Ferrara racconta gli studi di docenti che lasciarono un’impronta indelebile nella storia della città, sfiorando o ricadendo sotto il controllo del potente tribunale dell’Inquisizione, presente presso la chiesa di San Domenico. Tanti furono gli eretici inquisiti, dai “perfetti” Catari ai misteriosi Templari, ai colti Ebrei che, con lo studio della Cabala, permearono il sapere di Ferrara, fino a giungere a Savonarola a cui la città diede i natali, e alle eresie culturali del Cinquecento, che videro implicati i maggiori intellettuali della città. Senza dimenticare la figura di Renata di Francia, l’unica donna che fu in grado di scuotere il potere del suo periodo storico.


Ferrara è magica anche nella sua struttura, grazie all’opera di Biagio Rossetti che, aiutato dall’astrologo di corte Pellegrino Prisciani, creò nella città un quadrato astrologico, dentro il quale prese forma il progetto della nuova Ferrara. Palazzo dei Diamanti potrebbe rappresentare, in tal senso, il medium coeli astrologico, il luogo in cui convergono energie – se così possiamo chiamarle – che si espandono fino alla chiesa di San Cristoforo. Questa racchiude i simboli ermetici delle più importanti imprese della famiglia estense, collegabili anche a quanto si può vedere nella Palazzina di Marfisa d’Este. Sibille, profeti, simboli araldici, storie cristiane accanto a miti pagani sono presenti a Casa Romei, dove la misteriosa aquila continua ancora a nascondere il suo segreto.


Questi che vi abbiamo citato sono i luoghi più noti di Ferrara. Cominciamo allora ad andare alla scoperta di alcuni di essi. Il primo che vogliamo farvi conoscere, in questa puntata, è la Palazzina di Marfisa d’Este, costruita intorno alla metà del XVI secolo per volere di Francesco d’Este, figlio d’Alfonso I e di Lucrezia Borgia.


La Palazzina faceva parte di un vasto complesso d’edifici che costituivano, nel loro insieme, una delle delizie estensi. Alla morte del marchese, l’edificio passò in eredità alla figlia Marfisa, la bellissima fanciulla che faceva innamorare e morire i giovani amanti. Marfisa vi abitò fino alla fine dei suoi giorni, nel 1608, testimoniando con la sua presenza la fierezza con la quale si dichiarava cittadina di Ferrara: città che non abbandonò neppure nel momento in cui apparve all’orizzonte lo spettro della decadenza, con il passaggio al dominio papale. Marfisa si dimostrò sensibile all’arte, dando ospitalità a Torquato Tasso, allora rifiutato dalla corte papale; nonostante ciò, la sua immagine è legata a una cupa leggenda, alimentata dalla fantasia popolare, che fece di lei una sorta di crudele assassina, disposta a uccidere i numerosi amanti che, per lei, bramavano un’ora d’amore o un solo bacio. Molti di loro, si dice, furono uccisi nei trabocchetti e nei pozzi a rasoio della dimora, che da lei trasse il nome.


Dalla sua casa rossa e grigia Marfisa esce ogni notte in un cocchio tirato da cavalli bianchi, trascinando dietro la sua corsa la turba degli amanti morti.


La fama sinistra di questa donna si fa trama sinuosa, avvolgendo le sale della dimora e i loggiati esterni con un filo di un tessuto prezioso. Quest’ordito crea – nonostante la distruzione degli edifici che completavano la Palazzina e i numerosi interventi di restauro – un esempio dell’uso sapiente della geometria nell’architettura, dove spesso i numeri rappresentano allegorie che riportano all’antichità classica e con essa all’ideale perfezione di un mondo incorrotto. Allora il mito e la favola esprimevano la ricerca di un luogo immaginario in cui sfuggire la realtà, per attraversare la soglia della memoria e, come in un percorso iniziatico, fare pulsare la vita seguendo il decorso del sole e delle stagioni.


I numeri che sono inscritti nella facciata sulla via principale – Corso Giovecca – sembrano indicare un intento celebrativo, dove il Tempo con il suo ritmo stabile e inalterabile s’intreccia con i preziosismi architettonici e artistici. L’esterno non ha subito mutamenti nel corso dei secoli ed è caratterizzato da dodici finestre, un portale di marmo e quattro lesene in cotto.


Le dodici finestre sembrano rappresentare il ciclo annuale del Sole nel suo eterno passaggio attraverso i dodici mesi dell’anno, in relazione con i segni zodiacali, creando un richiamo spazio-temporale che permette di evocare in questa dimora una realtà oltre il tempo e lo spazio dove è possibile il contatto con il soprannaturale.


La palazzina si configura come un punto d’intersezione tra il mondo superiore e quello inferiore, all’interno della quale il mito vive di vita propria e accompagna l’ospite in un percorso che non è pura commemorazione del passato, ma un vero pellegrinaggio attraverso i miti incancellabili del nostro inconscio, che prendono forma nei dipinti e nelle sculture, posti nel silenzio delle tante stanze.


Le aperture della facciata principale sono a loro volta suddivise in due parti dal portale in marmo, creando un legame col ciclo crescente e calante del Sole.


Il portale diviene il confine tra il mondo degli uomini e quello degli dei, e assume così il valore di spartiacque dell’anno o punto solstiziale. In questo momento invisibile, si celebra, in inverno ed in estate, la nascita e la morte dell’astro fecondo, l’ingresso e l’uscita da una condizione magica, in cui l’uomo perde la sua identità terrena e s’avvicina al moto delle sfere superiori, acquisendo la Sapienza, ovvero la Sophia, la parte divina femminile, perduta con la caduta biblica.


Per enfatizzare questo concetto, il portale è cinto da due colonne corinzie scanalate, che sorreggono un architrave, a rilevare la dualità nella quale si celebra lo scontro delle forze vitali, attive e passive, in un perpetuo rincorrersi e integrarsi, per poi separarsi di nuovo.


L’architrave, come simbolo dell’arco, entra in relazione con la forza penetrante del pensiero, che vuole accedere a un’altra dimensione. Il termine arco, condividendo con la parola vita la stessa radice etimologica greca, acquisisce il carattere di trave della vita, attraversando il quale si accede a un mondo nuovo, in grado di modificare l’essenza dell’uomo. Per questo, è inteso spesso come monito a non affrontare percorsi che non si conoscono, o verso i quali non si è preparati: il rischio è la perdizione e la follia.


Questa lotta è descritta architettonicamente anche da due trofei guerrieri, nei pennacchi che sostengono l’architrave, e sembrano simboli della rigenerazione costante di cui ha bisogno l’uomo. L’energia condensata intorno alla porta potrebbe indicare la libertà di scelta, rappresentata dalle quattro lesene in cotto, come quattro sono i punti cardinali, le stagioni e gli elementi di cui è permeato il mondo secondo l’esoterismo classico. Essi denotano la possibilità di muoversi indipendentemente in ogni direzione.


Le quattro lesene sono un segno di materialità, che permettono all’uomo di acquisire la peculiarità di ogni elemento. Esse stilizzano i quattro tempi della vita, la crescita del seme fecondo, che da bambino si trasforma in uomo. In questo numero, si potrebbe leggere l’intento del committente di lasciare un segno durevole che tramandi il concetto di Tempo nel tempo, divinizzando il periodo storico in cui la dinastia degli Este ha governato sulla città e con esso l’esaltazione delle mitiche origini degli Estensi.


Sul portale principale si erge l’emblema della famiglia, rimesso in questa posizione all’inizio del secolo scorso, dopo la distruzione del precedente. Esso raffigura uno scudo con l’aquila estense. Considerando che i bestiari medievali paragonano l’aquila al proprio progenitore, in essa s’intende tramandare ai posteri la presunta provenienza divina della casata.


L’animale diventa il simbolo del volo ideale della famiglia verso il futuro e verso la forza e la fierezza, che si collegano all’aquila. Alla facciata esterna corrispondono cinque delle dodici sale interne, come a sottintendere un percorso dove la dimora diventa il punto di fusione tra il mondo celeste e quello terreno. Il numero cinque corrisponde, infatti, alla discesa del divino nell’uomo.


Dopo il restauro effettuato all’inizio del secolo, che ha reso la casa un museo contenente pezzi d’antiquariato di varia provenienza, le sale visitabili sono otto. Qui vi lasciamo, cari ascoltatori, per proseguire il nostro viaggio a Ferrara la prossima settimana.

Brano corrente

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