Musica. Bevano Est: Mazzurca Bentornati, cari ascoltatori. Non lasciatevi ingannare dalla musica dei Bevano Est, il gruppo romagnolo che introduce la puntata di questa settimana. La pianura che viene evocata da questi suoni è certo la nostra, Musica. CCCP: Emilia paranoica Sono due creature indifese che devono imparare da sole la durezza della vita, la bionda Alice (l’io narrante) e la nera Ester (quella che nelle foto non sorride mai) del romanzo di Cinzia Bomoll. «Quella sera era già settembre. C’era una musica che proveniva dal vecchio stereo anni Ottanta di mio padre, in un’altra stanza. C’erano violini e c’era la voce di Morrissey, poi un oboe e uno schioccar come di frusta. Sorrow Will Come in the End. Fu Ester a mettere il disco sul piatto. Fu l’ultima cosa che fece. Vinili su piatti di stereo. Roba d’altri tempi. I tempi di mio padre. Mio padre, il principe dei maiali dell’angolo più unto della Bassa Emiliana, là dove le province di Bologna e Modena scivolano nello strutto. Mio padre col pallino della musica rock, che gli fregavamo i dischi da quando avevamo l’età della ragione. Mio padre, che quel disco non ha più avuto il coraggio di rimetterlo sul piatto. Quella canzone di Morrissey fu come una profezia. Diceva: Il rimorso arriverà alla fine». Musica. Paul Morrissey: Sorrow Will Come in the End «C’era una vasca da bagno. C’era del sangue in quella vasca. C’era Ester in quel sangue. Sulla sua bocca, sfoggiava una bieca incrinatura come uno sfottò. Se ne rimaneva immobile a fissarmi dal basso della sua vasca sporca, immersa in una liquida miscela dello stesso colore di certe bandiere sbiadite, ancora accatastate negli angoli delle sezioni di partito di paese, in Emilia. E pensare che a mia nonna, sotto quelle bandiere, i fascisti uccisero tre fratelli.Appena la vidi già volli dimenticare tutto. Specie il suo viso.Quel terribile viso che sembrava il mio.Quel suo corpo in acqua e sangue, che sembrava anch’esso, solo più magro, il mio» Vi abbiamo letto l’inizio di questo libro che ci catapulta in una relazione familiare morbosa e distorta. Dove tutto è credibile e piatto come la pianura emiliana. Dove i rapporti sembrano sterili e putridi come il fango delle porcilaie. Ma c’è ansia di vivere. Di vivere in fretta, di corsa. “L’amore ci farà a pezzi”, dice questa canzone dei Joy Division citata nel testo. E non a caso, perché – come Ester, la protagonista del romanzo – anche il leader dei Joy Division, Ian Curtis si è suicidato a 24 anni, e la vedova ha voluto che sulla sua lapide campeggiassero solo queste cinque parole: “Love will tear us apart”: l’amore ci farà a pezzi. Musica. Joy Division: Love will tear us apart «Legavamo i busti neri al di sotto del seno che traboccava anche se avevamo una terza scarsa. Coprivamo quelle tette mezze fuori con i nostri chiodi di pelle e alle dieci il cugino Devis passava a prenderci. (…) Facevamo il giro di tutti i bar dell’ARCI e dei CRAL che dividevano il nostro paese da Modena, e ce n’erano parecchi: quella era la nostra ‘Emilia da bere’. Quando entravamo in quei posti era come fare un salto indietro negli anni Cinquanta: il tempo là dentro si era fermato. Gli anziani, da dietro i litri di Lambrusco e le carte da briscola, ci guardavano e ridendo forte si toccavano i maroni dicendo ‘to mo so’, becamort!’, poi ci offrivano il vino dai loro bottiglioni e ci imploravano di aspettare ancora, prima di trasportarli al camposanto. Poi dagli anni Cinquanta di quei bar di provincia passavamo al Condor e ai suoi anni Ottanta. La musica risuonava su di noi. Tuoni e saette parevano cadere dal soffitto. (…) Ester la trovavo spesso immersa tra i divanetti, imboscata con il sosia di Robert Smith di turno. Io stavo appoggiata al bancone del bar ubriacandomi di gin lemon e cominciando ad avvertire gradualmente la necessità di sonorità diverse». E così, come dal punk anni Settanta si è arrivati al dark, al mondo corvino degli anni Ottanta, a vestirsi di nero facendo ridere i vecchi della Bassa che scambiavano i giovani dark per becchini – così, sono arrivati i Novanta, il grunge, e nuove mode e nuove musiche, fino ad oggi. Musica. The Cure: Close to me Leggiamo anche il finale del libro. Dopo la morte di Ester, Alice, la sorella gemella, scopre di essere incinta. “Se è una femmina la chiami Ester?”, chiede la madre. Ecco la risposta di Alice, contenuta nei suoi pensieri mentre aspetta lo sviluppo della foto fuori dalla macchina delle fotografie. «I portici in ombra. Gli alberi senza più foglie. Gennaio della mia terra. Non ha colori, se non quelli delle case rosse, in un tentativo di infondere allegria. Guardo il più lontano possibile, fin dove possono arrivare i miei occhi. Un cielo di ferro si fonde col bronzo della terra, che ha un odore tutto suo, quello dei fossi infangati di rane ed erba bagnata. Non si vede l’inizio e la fine. I limiti si possono solo immaginare. Forse non ne ha. Così è la mia terra, così sono io. Non c’è mai stato un mare da guardare qui, per noi. Il mare che si muove e fa rumore. Sennò sarebbe stato più facile. Qui è sempre tutto fermo e silenzioso. Siamo noi che ci siamo dovuti muovere. Non potevamo aspettare che si muovesse il resto. In questa Emilia. Emilia. Sarà anche il nome di mia figlia. Emilia. Qui nata, vissuta, invasa». Musica. Radiohead & PJ Harvey: This mess we’re in Testo di Claudio Bacilieri, l
25 Giugno 2007
| Paesaggio dell'anima
N°66-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA
Un viaggio in regione attraverso la musica. 66^ puntata.