Salta al contenuto principale
24 Ottobre 2007 | Paesaggio dell'anima

N°80-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. Puntata 80.


Musica. Fulvio Redeghieri: Volée (valzer: fisarmonica F. Redeghieri, violoncello Michele Ballarini)


Cari ascoltatori, la settimana scorsa abbiamo concluso il nostro viaggio a Modena, dove alla Galleria Estense tra i tanti capolavori abbiamo ammirato alcune opere dei Carracci, protagonisti della pittura bolognese a cavallo tra Cinque e Seicento. Ora da Modena ci rechiamo a Cento, cittadina della Bassa ferrarese, attraversando la pianura a nord della Via Emilia tra Modena e Bologna: quella fetta di Padania che Licia Giaquinto descrive nel suo ultimo romanzo, “Cuori di nebbia”, come una terra di anime disperate alla ricerca di uno spiraglio di vita. Terra di rancori inghiottiti e di struggente poesia. Notti di nebbia perforate solo dai fari sinistri dei camion che caricano e scaricano mattonelle. Strade di periferia dove l’unica tenerezza è quella dispensata, a pagamento, dalle prostitute ucraine.


Musica. I Violini di Santa Vittoria: Un ricordo (valzer di Amedeo Bagnoli).


Ma in fondo tutti stiamo cercando, nella nebbia, qualcuno o qualcosa da amare. Per questo siamo arrivati a Cento, nota per essere il luogo natale di un altro grande pittore del Seicento, il Guercino. A Cento siamo venuti a cercare i nostri paesaggi perduti, proprio quelli che il Guercino, erede della rivoluzione naturalista dei Carracci, avvolge di “luci di plenilunio… che ci riportano – scrive il critico Flavio Caroli – proprio lì, negli argenti striati di una immensa notte estiva fra i ruscelli, le querce e le zanzare al largo di San Giovanni in Persiceto, verso una mitica Ferrara ormai papalina”. Pensate, cari amici, a una “immensa notte estiva fra i ruscelli e le zanzare”… Quale potere di evocazione ha la pittura! Infatti, proprio il “Paesaggio con cacciatore e anatre” del Guercino alla Pinacoteca Civica di Cento ci permette di sognare luoghi oggi completamente stravolti: i nostri luoghi così com’erano circa 400 anni fa. Scrive Flavio Caroli di questo quadro: “Guercino imbraccia il fucile, scioglie i cani, e parte per la caccia, riversando nel chiuso delle stanze le emozioni di una selvaggia giornata padana. La pittura (…) parla di appostamenti all’ombra di casali umidi e centenari, di colpi che lacerano l’aria squassata dal vento (mentre anatre biancastre tentano un ultimo volo di salvezza), del sole che colora d’avorio il tramonto dietro montagne azzurrate dalla fantasia”.


Musica. Kings of Convenience: Misread 


Proseguiamo il nostro viaggio attraverso la pianura che senza soluzione di continuità porta a Ferrara, per strade basse e fiancheggiate talvolta da canali, che un tempo, scrive Gianni Celati in “Narratori delle pianure”, “dovevano essere poco più larghe dei viottoli tra i campi, con molti gelsi e olmi, probabilmente pochissimi pioppi…”. Allora anche i “colori della strada (…) dovevano essere tutti smorzati, nessuno dei colori netti che conosciamo noi; dovevano esserci sfumature di ocra e seppia e terra di Siena nell’intonaco delle case, il colore del mattone vecchio in una chiesa, il grigio polveroso dell’acciottolato fino in fondo alla strada”.


Ma ecco che arrivati a Ferrara ci immergiamo nel mondo sfavillante della Ville Lumière. Sì, perché a Ferrara c’è un po’ di Parigi. Dove? Al Museo Boldini, ospitato nelle sale di rappresentanza di Palazzo Massari. Qui dimentichiamo i toni smorzati e le strade polverose della Bassa, e ci immergiamo invece nella dinamica, scintillante e inquieta Parigi popolata di belle donne. Il Museo, infatti, raccoglie opere del celebre artista ferrarese Giovanni Boldini, il ritrattista più alla moda nella Parigi della Belle Epoque. Le “divine” facevano la fila per farsi ritrarre dall’émigré ferrarese, uno dei pochi artisti che non conobbe mai la fame e la Bohème.


Musica. Tiziana Ghiglioni canta Luigi Tenco: Mi sono innamorato di te 


Non era bello, Boldini. Piccoletto e stempiato, ma sempre attorniato da donne, tanto che il grande Degas, invidioso e già inebriato di suo dalle ballerine, ebbe a dire di lui: “ecco il rospo attratto dalle fragole!”. Le “fragole” erano le signore che passeggiavano al Bois de Boulogne, le mondane dei salotti bene, le amiche degli artisti che frequentavano il Bateau Lavoir a Montmartre, o la bellissima “donna in rosa” seduta su un divano stile Luigi XVI, che costituisce il pezzo forte del Museo Boldini. Sensuali e raffinate, le sue donne, ricche di una grazia settecentesca, erano finalmente moderne. La prima guerra mondiale avrebbe poi spazzato via questo mondo di artisti spiantati e borghesi goduriosi (il ritratto della “donna in rosa” è del 1916), ma noi lo ricordiamo con la canzone di Leo Ferrè dedicata alla Bohème: la vita scapigliata che Boldini riuscì ad evitare.


Musica. Leo Ferré: Ma Bohème


A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi