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27 Novembre 2007 | Racconti d'autore

N°85-RACCONTI D’AUTORE

Daniele Benati, “Opere Complete di Learco Pignagnoli”, Aliberti editore, Reggio Emilia, 2006.


Ma chi è questo Learco Pignagnoli? Per saperlo dobbiamo leggere le sue “Opere Complete” raccolte in volume dallo scrittore reggiano Daniele Benati, l’autore di “Silenzio in Emilia” e “Cani dell’Inferno”, pubblicati da Feltrinelli nel 1997 e nel 2004. Insomma, questo esilarante moralista della Bassa, metafisico o patafisico padano, ci incanta con il suo umorismo fulminante, alla Campanile. Di lui si dice sia nato a Campogalliano e a San Giovanni in Persiceto, che lavora presso la ditta Scoppiabigi e che tiene dietro al loro lupo… 






Opera n. 126


Io se ci avessi la morosa le farei continuamente dei regali.


Opera n. 127


L’uomo solo ai party non ci va, solo che gli altri lo continuano a invitare. Vieni anche tu, gli dicono, vorremmo che ci fossi anche tu. È una voce di donna. Lui ci va. Solo che quando arriva, è tutta braga, solo uomini. Non che siano dell’altra parroc­chia, ma son tutti quanti degli uomini che hanno fatto una festa per conoscere qualcun altro, magari una donna. E l’uomo solo capisce che l’hanno invi­tato perché speravano che quella donna la portasse lui. Se la portava lui però, era un bel casino. Tutti li a corteggiarla per portargliela via.


Opera n. 128


I figli dei notai che diventano notai, degli attori che diventano attori, dei musicisti che diventano musici­sti, dei giornalisti che diventano giornalisti, degli industriali che diventano industriali, dei dottori che diventano dottori, degli architetti che diventano architetti, degli avvocati che diventano avvocati, degli ingegneri che diventano ingegneri. Ma andate­vela a prendere nel culo.


Opera n. 129


Io se ci avessi un cognato lo porterei sempre al mare.


Opera n. 130


Io ogni tanto apro un vecchio numero di quella famosa rivista là, ai tempi dell’università, e leggo uno dei loro saggi oppure la recensione a un libro di poe­sie, e ogni due o tre righe faccio una risata che mi sentono in tutto il palazzo.


Opera n. 131


Quando bevevo. Conoscevo un tipo che era pro­prietario di un bar. Tutte le sere stavo li da lui fino alle due. A una cert’ora, quando era già tardi, cercavo di scroccargli da bere. Dai, su, offrimi qualcosa. Un bicchiere di whisky. Ma lui niente. Se fossimo a casa tua però me lo offriresti, gli dicevo. Ma qui io sto lavorando. Io stavo zitto dieci minuti, lo guar­davo, e poi gli dicevo: Se fossimo da te però me l’offriresti. E lui: Certo. Allora aspettavo fino all’ora di chiusura e poi andavo a casa sua.


Opera n. 132


Una volta c’era un ciccione (ma ricco) che veniva nella birreria dove andavo tutte le sere. Era sposato con una bellissima ragazza che l’aveva sposato solo per i soldi. Lui però quando veniva dentro la birreria non stava mai seduto al tavolo con lei perché voleva far vedere che non era geloso. Si metteva al banco a chiacchierare col barista.


Dopo un po’ di tempo una sera mi trovavo in una pizzeria e ho visto sua moglie che baciava un cuba­no, un sudamericano. Si alzava inarcandosi sul tavo­lo per baciarlo e quando non lo baciava, se lo man­giava con gli occhi.


Dopo un altro po’ di tempo nella birreria ho rivisto suo marito, il ciccione (ma ricco). Non era più in compagnia di sua moglie e aveva cominciato una cura dimagrante. Si metteva sempre lì a sedere al banco dove c’ero anch’io, e non vedevo l’ora che andasse via per parlare di lui col barista.


E dopo qualche anno ho saputo che il barista stava con mia moglie.


 Opera n. 133


Si va all’inferno, però uno non lo sa. Continua a chiedersi: Sarò all’inferno?


 Opera n. 134


Prendiamo un tipo come Hitler, era mica meglio ammazzarlo quando era ancora un ragazzo? Tutti avrebbero detto: Oh che crimine hanno ucciso un ragazzo di quattordici anni! Parlate pure, s’è visto che bella roba ha fatto. Ma se non ci fosse stato lui ci sarebbe stato un altro, Himmler, o Goering, dico­no. Intanto cominciamo da lui, cominciamo dai responsabili diretti e individuali.


Opera n. 135


Elton John, a guardarlo di profilo, quando è seduto al piano, e ha la giacca stretta, sembra un sacco di merda.


Opera n. 136


Io se ci avessi un cognato sono sicuro che sarebbe un tipo tosto, con poche idee ma ben chiare. Sono sicuro che mi toccherebbe di dargli sempre ragione. Un cognato sa sempre come bisognerebbe fare andare il mondo. Ha poche idee ma essenziali.


Opera n. 137


Ero a casa di un mio amico, gli ho detto: M’è venu­ta voglia dì leggere, ci hai mica un libro da darmi, con un panino?


Opera n. 138


Quando è morta la nuora della regina d’Inghilterra, in quel tunnel, a Parigi, c’era l’autista della sua Mercedes che prima di partire, in uno scantinato del Ritz, di nascosto, aveva bevuto dodici Martini, due bottiglie di Vodka, cinque birre, una bottiglia d’Armagnac, due bottiglie di Calvados, una mezza bottiglia di Chivas, otto Bloody Mary, due pistoni di Chianti, due bocce di Lambrusco, diciotto Gin&Tonic, dieci Cuba Libre e alla fine aveva anche trovato il tempo di farsi quattro o cinque grappe. E poi dicono che c’entrano i Servizi Segreti. Lì c’entra un po’ di Etilismo Latente, secondo me. Oh, io non c’ero, eh. Parlo solo per sentito dire.


Opera n. 139


Quel tipo che ha fatto fuori lo stilista in Florida, quello che ha aspettato tutta la mattina che lo stilista uscisse dalla sua villa, a Miami, e poi è andato là e l’ha freddato con un gran colpo. Be’, quel tipo li, che ha sparato, come si chiama? Ce l’ha un nome? È tanto che lo chiedo in giro e nessuno lo sa.


Opera n. 140


Uno che sta litigando con sua moglie perché è tor­nata a casa molto tardi una sera e lei per giustificar­si tira fuori delle spiegazioni che sono poco convin­centi, tanto che richiederebbero un grosso sforzo di volontà per essere credute. Poi lui sente una voce interiore che gli dice: Dille che le credi. Ma non le credo, dice lui alla voce.


Opera n. 141


Il figlio dell’avaro è uguale a suo padre.


Opera n. 142


L’avevo letto, il suo libro. Ma non mi ricordavo il titolo, non mi ricordavo se era lungo o corto, non mi ricordavo se era bello o brutto, non mi ricordavo il nome dell’editore, se era rilegato o in edizione eco­nomica, se c’era una introduzione o una postfazio­ne, non mi ricordavo neanche con che caratteri era stampato.


Opera n. 143


Storia di quello che tira fuori il registratore per stra­da e registra qualcosa mentre parla con te e poi dice: Scusa, ne avevo bisogno.


Si chiama Cavalcanti.


Lettura di Fulvio Redeghieri

Brano corrente

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