Musica. Massimo Zamboni e Nada: Miccia prende fuoco “Lingua scuoia, cuce, rade, trema la discarica / La pioggia che scende giù / che riga le vetrine piene / che rende i nostri volti inutili…”. Questa canzone di Massimo Zamboni, con Nada che grida impietosa sulla chitarra elettrica tutta la sua “cognizione del dolore”, esprime bene quell’elemento “terrestre” del mondo, della vita, che stiamo cercando da qualche puntata insieme allo scrittore Giorgio Messori e al fotografo Vittore Fossati. Il brano che avete ascoltato ha ricevuto nel 2004 il premio italiano MEI per la musica indipendente. Emozioni intense che Nada, dark lady della musica sperimentale italiana, esprime molto bene. Ci sono, però, anche delle emozioni che non vengono urlate, come la nostalgia per i paesaggi del nord che, scrive Messori, è la “nostalgia di un’armonia serena, mai più ritrovata”. I paesaggi del nord, come quelli dipinti in epoca romantica da Caspar David Friedrich, sono paesaggi interiori, che spingono alla ricerca di sé, mentre quelli del sud sono vitali, sensuali. Un giorno di pioggia è un giorno di pioggia, e “The rain song” dei Led Zeppelin porta il buio delle giornate inglesi: “Parla, parla / ho sentito il freddo del mio inverno / non ho mai pensato che se ne sarebbe andato / ho maledetto l’oscurità scesa sopra noi / ma io so che ti amo così…”. Musica. Led Zeppelin The rain song Naturalmente, Messori e Fossati sono andati in Pomerania a vedere i paesaggi di Friedrich; noi invece li seguiamo in Olanda, dove il loro libro “Viaggio in un paesaggio terrestre”, pubblicato dall’editore reggiano Diabasis, fa una tappa a Delft. I due, è ovvio, sono venuti in questa cittadina per ritrovare lo scenario in cui Vermeer ha dipinto la famosa Veduta di Delft, considerata da Marcel Proust il quadro più bello del mondo. In questo quadro, conservato al museo Mauritshius de L’Aja, ciò che sorprende di più è il cielo, con le sue nuvole in movimento, con la sua luminosità abbagliante. E’ uno di quei meravigliosi cieli del nord che si muovono in continuazione, spinti dal vento. Per chi è abituato “alla quiete delle cose che stanno nei posti dove il cielo non cambia quasi mai”, come nella pianura padana dove il vento è raro, i cieli del nord danno le vertigini. Stordiscono. In Olanda le cose non hanno mai pace. Si illuminano e cadono nell’ombra in un baleno; per questo anche i pensieri corrono veloci – per poi rallentarsi davanti a una canzone tanto bella come “Northern sky” di Nick Drake. Una canzone luminosa, tersa come un cielo del nord, che vi abbiamo già fatto ascoltare in passato. Musica. Nick Drake: Northern sky Se l’Olanda è il posto giusto per ammirare l’imprevedibilità del cielo, è perché il vento che soffia, spazza e pulisce ci restituisce in qualche modo il mondo nella sua nitidezza. E’ come se quello che vediamo si depositasse da sé, con i suoi colori e la sua luce, sulla nostra retina, davanti ai nostri occhi. Come in un quadro di Vermeer. Come una fotografia a colori. Il fotografo reggiano Luigi Ghirri cercava nei profili delle nuvole il senso delle cose, lo stupore di quando, bambino, indovinava nella forma delle nuvole un animale, un oggetto, una persona. Prima ancora di dedicarsi alla fotografia di paesaggio, Ghirri per un anno intero aveva fotografato il cielo. Poi aveva montato in sequenza le immagini dei 365 cieli dando loro il titolo di “Infinito”. L’infinito che si trova nei dettagli del mondo, come i profili delle nuvole, o come in questa bellissima canzone dalla brasiliana Marisa Monte che si intitola, appunto, “Infinito particular”. Musica. Marisa Monte: Infinito particular L’infinito: ciò che non ha misura. Da sempre, scrive Messori, “la visione più disponibile che gli uomini hanno trovato, sulla terra, per immaginare l’infinito” è quella del mare. E’ così che le guide del nostro viaggio, lo scrittore e il fotografo, si recano a Capri. A Capri, dove la natura ha creato così tanti capolavori di scorci e vedute, che è quasi impossibile stare. “Non ho mai desiderato abitare in un posto troppo bello, avrei paura di esserne annientato, sfibrato”, riflette Messori. La bellezza, in effetti, è qualcosa che bisogna gustare a piccole dosi: “un’apparizione fugace e via”. Capri, in fondo, è l’isola che non c’è, o l’isola non trovata del cantautore bolognese Francesco Guccini. E’ la soglia dell’utopia. E’ la bellezza che stordisce: qui l’imperatore Tiberio, duemila anni fa, proprio negli anni in cui Gesù veniva messo in croce, trasferì la sua corte per immergersi nella cultura greca dell’isola o, secondo alcuni storici malevoli, per dedicarsi indisturbato, lontano da Roma, alle sue perversioni. Comunque sia, l’isola ha poi affascinato i romantici, i viaggiatori nordici, gli artisti alla ricerca del dio Pan, della forza primigenia della natura. A Capri, scrive Messori, la bellezza si presenta come ansia di infinito e sensualità sfrenata. La promessa di felicità è talmente credibile che può facilmente sfociare nell’edonismo incontrollato, com’è successo a Tiberio. Alla fine, a forza di guardare l’orizzonte del mare, immaginiamo l’infinito. E capiamo che è un’apparizione bella e tremenda, come affacciarsi su un burrone. L’infinito ci dice che “in fondo il mondo non avrebbe bisogno di noi”. E così si conclude il nostro “viaggio in un paesaggio terrestre”. Musica. Francesco Guccini: L’isola non trovata
3 Dicembre 2007
| Paesaggio dell'anima
N°86-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA
Un viaggio in regione attraverso la musica. Puntata 86.