20 giugno 2009
Le musiche di questa puntata: Paolo Buonvino, Ludovico Einaudi, Lucio Dalla, Claudio Lolli.
Musica. Paolo Buonvino: Vittoria nella nebbia.
Cari amici, state ascoltando la colonna sonora del film tv su Enzo Ferrari, composta da Paolo Buonvino. Parliamo anche oggi – a più di ottant’anni dalla prima edizione delle Mille Miglia – di corse, motori, piloti. La nostra regione è una protagonista del mondo dell’automobile e, più in generale, della meccanica. Non c’è solo la Ferrari. C’è anche la Ducati di Bologna, che ha tradotto le vittorie in pista nel Gran Premio di motociclismo in un marchio noto dalla Cina all’Alaska, e che va ad aggiungersi alle grandi firme del made in Italy. Ma non dimentichiamo le due ruote a pedale, perché nel nostro territorio quasi tutti vanno in bici (le vedete le signore con la spesa a Modena o Ferrara?) e da questa passione è venuto fuori un campione come Marco Pantani, il cui solo ricordo ci commuove.
Anche le Mille Miglia sono diventate uno dei simboli dell’eccellenza italiana nel mondo. Certo, i tempi sono cambiati e il passaggio della corsa è ormai solo una sfilata di bolidi d’epoca. Non ci si emoziona più, alla vista delle automobili ruggenti, come nella Rimini degli anni Trenta raccontata da Federico Fellini in Amarcord. E dobbiamo aggiungere che l’auto non è più avventura, emozione, scoperta, ma un mezzo che inquina e da usare con parsimonia.
Musica. Paolo Buonvino: Armonie meccaniche.
La Freccia Rossa era l’emblema delle Mille Miglia. Oggi dà il nome al treno ad alta velocità che collega Bologna a Milano. Richiama il bolide rosso. Rosso Ferrari. Dalla colonna sonora del film su Enzo Ferrari, abbiamo ascoltato “Armonie meccaniche”. Il “Drake”, il corsaro delle piste, l’uomo che inventò il mito del cavallino rampante, aveva le sue solide radici in Emilia-Romagna come Francesco Baracca, eroe della prima guerra mondiale e pioniere dell’aviazione italiana, abbattuto in volo nel 1918 da un fucile austriaco. Al Museo Baracca di Lugo di Romagna, città natale dell’aviatore, è conservato l’aereo Spad VII su cui questi conseguì una delle sue 34 vittorie. Su un fianco sinistro della fusoliera si nota l’emblema personale di Francesco Baracca, il cavallino rampante che poi sarebbe stato adottato da Enzo Ferrari come stemma delle “rosse” di Maranello. Ferrari utilizzò il cavallino su proposta della contessa Paolina, madre di Baracca, che sosteneva gli avrebbe portato fortuna. Modificò solo un po’ la forma e vi aggiunse il fondo giallo, il colore di Modena, la sua città.
Musica. Ludovico Einaudi: In volo.
Lo spirito del pilota abbattuto in volo si trasfonde nei potenti bolidi guidati da Nuvolari e Schumacher, da Lauda e Ascari, da Fangio e Villeneuve. Ah, Villeneuve: anche lui abbattuto “come un animale nobile / arrivato al macello”, canta il bolognese Claudio Lolli nella bella canzone che gli ha dedicato. Villeneuve, il canadese della Ferrari, che come tutti i piloti cercava “ il centro del diamante più duro: la velocità / che tante volte uno per uno li ha decorati / e poi trafitti”. Gilles Villeneuve, il pilota funambolo, dal cuore impavido, l’uomo dai sorpassi impossibili, che usciva di curva sempre al limite: schiantato a 260 km l’ora l’8 maggio 1982 a Zolder, durante le qualifiche per il Gran Premio del Belgio.
Musica. Claudio Lolli: Villeneuve.
Quando la Ferrari schierava Alain Prost come primo pilota, l’eterna rivale, la Mc Laren, puntava su Ayrton Senna. All’inizio degli Anni Novanta il mondo della Formula Uno era dominato dal duello tra i due. Il brasiliano Ayrton Senna era un fenomeno naturale, un poeta degli acquazzoni che sotto la pioggia azzardava i sorpassi più incredibili. Ma al settimo giro sulla pista di Imola, durante le prove, un problema alla vettura (il cedimento di un piantone dello sterzo) lo sbatté fuori strada, alla curva del Tamburello. Senna si fracassò contro un muro, abbandonato – o chiamato – dal Dio in cui fermamente credeva, e che lo portava a leggere un passo della Bibbia prima di ogni gara. Morì all’ospedale di Bologna il 1° maggio 1994. Su questa chiamata di Dio è costruita l’intensa canzone dedicata al pilota da Lucio Dalla, attraversata da rombi di motore e battiti cardiaci.
Musica. Lucio Dalla: Ayrton.
A sfidarsi, negli autodromi di Formula Uno, non sono i piloti, ma la vita e la morte. La potenza simbolica che le corse emanano è enorme. Il crash è sempre potenzialmente presente, è il fantasma evocato, il demone che sovrintende a ogni gara e gioca con la follia del pilota. E’ in agguato a ogni sorpasso, ogni curva, ogni rettilineo infilzato ai 300 all’ora. Del resto, se la morte è il grande convitato di pietra nel rumoroso circo delle macchine, queste per essere alla sua altezza devono farsi belle, ineffabili oggetti del desiderio. Dalle officine dell’Emilia-Romagna sono usciti gioielli come la gloriosa Stanguellini Junior degli anni Sessanta, la Mangusta De Tomaso disegnata da Giorgetto Giugiaro, la celebre Miura della Lamborghini, la Barchetta Pininfarina della Ferrari. Tutte realizzate da gente che sapeva fare i mutùr, come dicono qui.
Ma il motore sta anche dentro il cuore, nelle gambe, nel cervello. E’ la pulsazione del cuore, lo scatto in salita del corridore. E’ Marco Pantani, il pirata romagnolo, così come Enzo Ferrari era il corsaro emiliano. E’ la meccanica dell’amore: è la bici rovesciata di Pantani durante il funerale, “con le ruote che girano per aria”. Il campione del ciclismo agnello sacrificale, paragonato a Pasolini in una poesia di Gianni D’Elia tradotta in musica da Claudio Lolli. “ Marco vola sulla bici leggera /L’ultima tappa è quella anche più vera /Tu te ne vai dal falso di quest’era … ”.
Musica. Claudio Lolli: Le rose di Pantani.