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3 Settembre 2009 | Racconti d'autore

Cattivo

di Alessandro Berselli, Alberto Perdisa Editore, 2009
seconda puntata

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

Il protagonista di questo romanzo breve dello scrittore bolognese Alessandro Berselli è il diciassettenne Luca. Un ragazzo come tanti – così sembra – diviso tra scuola, ragazze e musica. In realtà, come rivela il suo diario, il ragazzo è un autentico cattivo con l’ambizione di consumare violenza. Dietro l’ambiente borghese bolognese in cui si muove, c’è la vita reale di tanti ragazzi come lui, i sentimenti, il sesso, la droga, la routine, che genitori sempre assenti o distratti neanche vedono, e possono solo immaginare.
Con linguaggio leggero e attraente, Alessandro Berselli ci consegna un convincente, verosimile personaggio, dopo una carriera di umorista sulle riviste “Comix” e “L’apodittico”, e dopo il successivo approdo al genere noir.  

Cattivo
di Alessandro Berselli

21 giugno

Primo giorno di estate, ma anche ultimo giorno da uomo nor­male sulla faccia della Terra.

Come da fedele resoconto che segue.

Interrogazione preliminare:

– quanti giorni iniziano come tanti altri? risposta:

– tanti

Anche oggi è un giorno che inizia come tanti altri. Con una colazione, durante la quale io e mia madre non parliamo, (detesto parlare al mattino presto)

e il notiziario del TG5 che – a distanza di quindici minuti uno dall’altro – ripete sempre le stesse cose, (notizie/traffico/meteo/oroscopo)

 

Caffè? Si. Pane tostato? Si. Marmellata? Si. Burro? Si. Sigaretta? Si.

Molta gente detesta fumare prima di mezzogiorno, mentre io trovo fantastica quella sensazione di stordimento che mi dà la prima Lucky Strike del mattino, quando

monossido di carbonio/nicotina/e/catrame

ti attaccano la testa e te la fanno girare per qualche minuto, durante i quali

(tutto diventa leggero)

(tutto diventa lontano)

(tutto diventa relativo)

 

Che non sarebbe stato un giorno come tanti altri avrei dovuto capirlo da alcuni segnali inequivocabili con i quali il destino stava cercando, evidentemente, di comunicarmi l’eccezionali­tà delle circostanze:

– mia madre non mi opprimeva con la sua alienante logor­rea (i logorroici sono molto abili non solo nel produrre una quantità di vocaboli inestimabile per una persona con un normale eloquio, ma soprattutto_

nel parlare sempre e solo di cose di cui non te ne frega niente

non avevo mal di testa, nausea, o altri dolori indecodificabili – tipo palpitazioni/tachicardia/difficoltà di deglutizione/affanno, ovvero quelle cose che possono essere tutto e il contrario di tutto – digestione faticosa o infarto, prevedibile normalizzazionr cardiaca oppure stai morendo. La medicina è così, stessi sintomi per qualsiasi cosa.

E il fatto di star bene mi porta a una naturale conclusione, ovvero che

(gli dei sono al mio fianco)

 e che

(ogni cosa che sarà fatta entro mezzanotte avrà un esito positivo)

 

L’oroscopo conferma.

(scorpione) Salute ok, amore ok, lavoro ok. Consiglio del giorno: assecondate i vostri sogni.

 

Quindi faccio un rapido calcolo di quelli che sono i sogni che vorrei assecondare, riducendo una vita priva di grandi aspirazioni al mio unico chiodo fisso:

Marina

 

La chiamo. Ci mette un po’ a rispondere ma alla fine lo fa. Sono sicuro dei miei mezzi, degli dei e del favore degli astri (Luna in capricorno, Marte in trigono a Venere – sto inventando, sono frasi che mi vengono così), quindi vado giù dritto senza girarci intorno:

[Senti, non mi puoi sempre dire di no. Stasera andiamo a bere qualcosa, e ti giuro che se ti annoi non ti chiamerò mai più…]

 (va bene, Luca)

[…cancellerò il tuo numero di telefono…]

(ho detto che va bene, Luca)

[…e che di Luca Parmeggiani. ..].

(ma mi stai ascoltando, Luca?)

 […non sentirai parlare…]

 (Luca?)

[.. mai.. ]

(Luca?!?)

[..più…]

 

Luca, ha detto che va bene

(Marina ride)

[Faccio ridere?]

[Un po’]

[Ed è una cosa bella o una cosa brutta?]

[Non lo so. Tu cosa dici?]

[Boh. A me piacciono le persone che mi fanno ridere]

[Si, anche a me]

[Sembra un buon inizio]

[Sì, forse lo è]

[E Kevin?]

[Chi?]

[Kevin. II tuo ragazzo]

[Non sto insieme a Kevin, Luca]

[Ah!]

[Ah?]

[Si, intendevo: meglio così]

 [Meglio così]

[Già]

(ride ancora)

[Sei buffo, Parmeggiani]

 

Buffo

Sì. Molto buffo. Chiedetelo al pakistano che vende frutta e verdura in via San Vitale.

Quello che ci ha visto entrare alle 14.35 nel suo negozio e ci ha chiesto:

[Cosa volete?]

(cosa vogliamo?)

[Tu cosa dici, indiano? Entriamo qua nel tuo schifoso nego­zio con i caschi e le Luger, secondo te che cosa vogliamo?]

[Volete soldi? – ho pochi soldi. Non ho incassato tanto sta­mattina]

(ah, ah, ah)

[Hai sentito, Barbi? ha pochi soldi. Ascolta indiano, non farci perdere tempo. Apri la cassa!]

 

Tutto in un secondo

Ritmo serrato/nessun tempo per pensare/reazioni di istinto. – il pakistano mette una mano sotto il tavolo (tiene nascosta una pistola, è evidente che tiene nascosta una pistola)

– e se fa tanto di arrivarci, poi finisce che ci spara, e ci ammazza quel bastardo – solo che_

 

io me ne accorgo, e_

sparo prima di lui.

 

Cinque colpi, tutti all’altezza delle gambe, tanto non saranno quelle tre casse di pomodori che tiene sotto al bancone a fermare i proiettili.

Bang bang bang bang bang. Cinque colpi. Uno dietro l’altro. Per fargli capire che non stiamo scherzando. Che non siamo venuti qua a farci prendere per il_

 

Il pakistano urla

(è normale che urli, gli ho sparato, a quel bastardo, gli ho fatto del male a quel bastardo, gli ho j

 

No. Non gli ho fatto del male. Si muove troppo per essere uno a cui ho fatto del male. Se uno è ferito non si muove così tanto. Se uno è ferito cade per terra, non si regge in piedi_ (e invece lui guarda verso il basso, e urla, e dice frasi che non capisco, e la cosa mi innervosisce, e perdo il controllo della situazione, e vorrei che qualcuno mi dicesse se devo sparare ancora, o invece_)

 

C’è una bambina che sta perdendo sangue.

Barbi è nervoso, ha paura, Oddio cos’hai fatto, hai ucciso la bambina, andiamo, scappiamo, scappiamo dove, non c’è nessuna bambina, sì che c’è, le hai sparato, Cristo, andiamo_

 

[Non volevo]

 

Fuga

Traffico. Troppo. Se guido così finisco per dare nell’occhio. Barbi piange, e fa bene a piangere, questa volta. II gioco ci è sfuggito di mano. Abbiamo creduto di poter stabilire le regole, e invece ci siamo accorti che c’è qualcuno che le decide per noi.

 

Siamo andati oltre. Abbiamo esagerato. Perché hai sparato, Luca, dimmi perché accidenti hai sparato?

 

[Non lo so, stai zitto, smettila di parlare, smettila dii

 

E poi secondo me può anche darsi che l’abbia solo ferita. E che quindi non sia morta. E se non è morta il danno si riduce, il reato diventa meno grave. E poi mica ci ha visto il pakistano, avevamo i caschi, e le tute da motociclista, alla fine cos’ha da dire alla polizia? Che siamo alti un metro e settantacinque? capirai che indizio, che segnalazione utile, Barbi, ma lo sai quanta ce n’è di gente alta un metro e­

[Dobbiamo lasciare la moto – scappare a piedi]

Si. Hai ragione. È così che dobbiamo fare. Lasciare qua la moto (rubata), toglierci la tuta, e andarcene via a piedi. Camminare normalmente verso casa. Ognuno nella sua. E se staremo attenti – e dovremo essere bravi in questo – non ci troveranno mai.

 

(pausa – ci guardiamo negli occhi)

[Una moto e un’altezza. Non hanno niente in mano, Barbi, e poi secondo me manco l’abbiamo uccisa]

 

[Abbiamo? Tu l’hai uccisa. Tu hai sparato. Io volevo solo i soldi, sei tu il responsabile, sei tu quello che deve andare dentro, io non c’entro nulla, io j

 

[Ascoltami bene, Barbi. In questa storia siamo coinvolti tutti e due. Per cui vedi di calmarti e di non fare_

 

Casa dei miei genitori – Interno

Tremo. Alterno stati d’animo diversi.

– paura (processo, prigione)

– calma (non è successo nulla, non ci prenderanno mai) – inquietudine (ho fatto bene? ho fatto male?) – audacia (sono il più forte, hanno paura di me)

Insopportabile attesa di un qualsiasi telegiornale. Zapping selvaggio tra programmi di cui non me ne frega niente. Ogni cinque minuti mi alzo, accendo una sigaretta, ne fumo solo la metà. La nicotina dovrebbe rendere più lucidi, e invece mi sta venendo un grandissimo mal di testa. Prendo un Aulin, un Moment o qualcos’altro che usa sempre mia madre quando_

 

titoli di testa – Rapina nel negozio, uccisa una bambina.

 

e poi a seguire le solite cose, ma chi le ascolta le solite cose, io continuo a sentire quella voce che dice (- rapina nel ne­gozio uccisa una bambina – uccisa una bambina, uccisa una bambina – allora l’ho uccisa davvero quella bambina, non è servito a niente illudersi del contrario, pensare che magari quelle tre casse di pomodori potessero aver fermato i proiet­tili, o perlomeno rallentarli, o

 

II pakistano che piange. Le interviste alla gente.

[Ho paura a uscire la sera] dice la vecchia. Per questo se ne restano in casa. Per questo abbiamo vita facile. perché la gente non esce. Perché la gente ha paura.

 

Anche il pakistano ha avuto paura. Ma mica per se stesso, no, lui­

 

[Cercavo di tenerla nascosta, non volevo che la vedessero]

E infatti non l’avevamo mica vista. Se l’avessimo vista non le avremmo mai sparato. Io voglio soldi, adrenalina, non voglio la morte, mi fa paura la morte, mi fa_

 

(gli inquirenti seguono una pista legata a una banda di balordi che da alcuni mesi compie rapine nel capoluogo emiliano)

 

Telefonata

[Scusa, Luca, ma non dovevamo vederci stasera?]

 

(sì, è vero. Dovevamo vederci. Solo che adesso non credo che sia più il caso. Ti avevo dimenticata, lo ammetto. Dopo avere passato mesi ad aspettarti, quando finalmente si è cre­ata l’occasione, sai cos’è successo, Marina? È successo che ho sparato a una bambina. Per cui scusami se questa cosa mi è passata di mente, scusami se in questo momento l’idea di andare a bere qualcosa in centro non è proprio in cima ai mici pensieri, ma cerca di capire, non è facile]

 

[Si, è vero. Ma non sto tanto bene, sai? Magari facciamo un’altra volta]

 

Dieci secondi di silenzio totale.

 (facciamo un’altra volta?)

 (ascolta brutto_)

(ok, voglio restare calma. Sentimi bene Luca. Sono qua. In casa. Da sola. Vestita come manco ti immagini. Ti sto aspet­tando da circa – quanto sarà? un’ora? due? – e tu, mentre io aspetto, e aspetto, e aspetto, decidi che non stai tanto bene, decidi che magari facciamo un’altra volta? Ma cosa credi di-)

 

[Sì, lo so, sono un]

 

(oh no, tu sei molto peggio di un]

 [Marina-]

 

(Marina, ]

 

[Ti prego-]

 (riattacca)

 

(notte di stelle e di luna piena, e di rumori che vengono dalla strada, e di estate che avanza. Vorrei poter spegnere tutto quello che viene da fuori e fare finta che sia di nuovo questa mattina, a colazione.

Rewind: notiziario, colazione, sigaretta. E poter decidere di non andarci, dal pakistano. Andare invece a tirar su can­ne, e passare il pomeriggio a dormire, e guardare qualcosa alla televisione, e uscire con Marina. E magari farci sesso. E fregarmene di Kevin, della scuola, di mia madre_)

Mi addormento alle undici e venti e non faccio bei sogni.

 

Brano corrente

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