5 settembre 2009
Le musiche di questa puntata: Melo Mafali & Eliana, Wakoo, Luisa Cottifogli, Faun, Ira Stein.
Musica. Melo Mafali & Eliana: Syren Chant 6.
Cari ascoltatori, sentite il canto delle sirene? Presto scoprirete perché abbiamo cominciato la trasmissione con questo brano un po’ nu-jazz che vede il pianoforte di Melo Mafali accompagnare la voce di Eliana Risicato. Andiamo con ordine. Per noi italiani gli inizi di settembre sono una sorta di ritorno all’ordine: la ripresa del lavoro dopo la pausa estiva, la quotidianità che cancella la straordinarietà del tempo dilatato delle vacanze, gli studenti che tornano a scuola, gli uffici e le fabbriche che si ripopolano. Nella scorsa puntata abbiamo parlato degli Antipodi, come luogo fisico e mentale immaginato dai nostri antenati dopo la scoperta delle Americhe. Un luogo situato dall’altra parte del mondo, inserito in un orizzonte onirico da cui scaturivano mostri, leggende, visioni soprannaturali. Gli Antipodi sono il luogo diametralmente opposto a quello in cui ci troviamo: il più distante da noi, l’altrove assoluto. Che ci respinge e ci affascina. Sono i due poli opposti di cui è intessuta la nostra esistenza: maschio e femmina, nord e sud, ricchezza e povertà, odio e amore.
Musica. Wakoo: Antipode.
Agli antipodi dell’umano, gli antichi situavano i mostri. Il romagnolo (nato a Bagnacavallo nel 1549) Tommaso Garzoni, studioso di diritto a Ferrara, storico, filosofo, conoscitore dell’ebraico, nel suo Serraglio degli stupori del mondo, pubblicato postumo a Venezia nel 1613, cercò di trovare una dimora definitiva alle schiere di mostri delle credenze tradizionali. La Romagna in particolare, riferisce Garzoni, era terra di mostri, avendo partorito il mostro di Ravenna, “con un corno nella fronte et una bocca grande …, con una zampa de diavolo, l’altra gamba de homo con un occhio in mezzo alla gamba”. E il mostro di Ferrara, con “il volto di barbagianni con corna non molto lunghe, l’orecchio di pipistrello, i piedi non so se simili a quei dell’oca”. Mostro romagnolo che spaventava i bambini era la “Bôrda” della ninna-nanna cantata da Luisa Cottifogli nel suo disco “Rumì”, che raccoglie ballate e canti della Romagna d’un tempo. La Bôrda era la versione romagnola del dio celtico Bor che esigeva sacrifici umani e pertanto rapiva e uccideva bambini.
Musica. Luisa Cottifogli: Bôrda.
Lentamente, il Serraglio in cui il canonico romagnolo di fine Cinquecento Tommaso Garzoni aveva rinchiuso i mostri, si apre. I viaggi di scoperta, le rivoluzioni scientifiche scardinano l’edificio armonico della concezione rinascimentale, in cui ogni cosa trovava il suo posto, anche le bizzarrie della natura, le creature deformi che ruminavano in silenzio la loro diversità. Inizia così la fuga disordinata per il mondo delle creature mostruose, dei mirabilia che avevano popolato l’immaginario degli antichi. Abbandonati dagli intellettuali e in libera uscita, i mostri tuttavia non scompaiono dalla scena, ma si rifugiano nelle menti delle persone modeste, superstiziose, nel mondo regressivo del selvatico e dell’inconoscibile. Ormai senza padrone, si disseccano come reperti scientifici, si inselvatichiscono uscendo dalle recinzioni del serraglio tardo-rinascimentale e barocco e dai suoi assemblaggi mostruosi. I Faun sono un gruppo tedesco che ha inventato un genere, il “pagan folk”: si esibiscono nei festival celtici e vicino ai castelli usando strumenti medievali. Sentiamo la loro “Sirena”.
Musica. Faun: Sirena.
La trasformazione più celebre dall’antichità fu quella della sirena, che da ibrido donna-uccello si materializzò in seducente donna-pesce, ma restando sempre incerta tra una specie e l’altra, tanto che ancora nel 1599 il grande artista bolognese Annibale Carracci nello studio per il camerino Farnese disegnò in carboncino e gessetto delle Sirene nella forma donna-uccello. Ma non erano per niente terrificanti: suonavano il flauto con dolcezza. Ah, dove sono finite le nostre sirene? La nostra sirena di Ferrara, che si tiene la coda con la mano, in mezzo ad altre figure fantastiche nella lunetta del portale di sinistra della cattedrale di San Giorgio: un’enciclopedia delle forme viventi che popolavano la terra, centauri, grifoni, chimere, fauni ed altri esseri ibridi che riuniscono la natura umana e quella fantastica. Dov’è la nostra fata Melusina, la sua leggenda? Il maritò la sposò giurando di non guardarla mai di sabato quando, per un’antica maledizione, le cresceva la coda. E il giorno che la spiò, lei se ne andò sotto forma di drago lanciando un grido profondo. Il lamento di Melusina.
Musica. Ira Stein: Melusina.