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20 Dicembre 2008 | Paesaggio dell'anima

La balena bianca

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

20 dicembre 2008

Musica. Piccola Banda Brigante: Bianca Rena.

Cari amici, diamo spazio alla musica dei giovani lasciando che la Piccola Banda Brigante del compositore di Cesena Giuseppe Scarnera ci introduca all’argomento di oggi, portandoci il suono del mare. La scorsa puntata eravamo in Cile, davanti alle acque in cui si tuffano le balene: le acque fragorose, potenti, dell’Oceano Pacifico, che evocano i tumulti della vita. Ma le balene frequentano anche l’Atlantico: l’isola di Nantucket, al largo della costa del Massachusetts, tra il Settecento e la metà dell’Ottocento è stata la capitale mondiale della caccia alle balene. Al suo porto attraccavano le baleniere, dalle quali potevano scendere personaggi come Starbuck e il capitano Achab. Capitani, marinai e mercanti costruirono le belle dimore che ancora oggi ricordano i fasti della Nantucket di allora, quando l’olio di balena illuminava le città d’Europa e Melville scrisse “Moby Dick”.
Ad accompagnarci nelle nostre riflessioni è, in sottofondo, l’opera “Moby Dick” di Laurie Anderson, eseguita dal vivo nel 2000 al Barbican Theatre di Londra, che ci riporta alle atmosfere di questo immenso romanzo d’avventura. Non smettiamo mai di rileggere il grandioso western acquatico di Melville perché, nel continuo intersecarsi dei piani di lettura, Moby Dick ci parla del viaggio, della conoscenza, della morte.
La balena bianca nuota davanti al capitano Achab come un’ossessione: l’ossessione del male. L’odio di Achab per Moby Dick è talmente smisurato, folle, maniacale e distruttivo da assomigliare alla passione, all’amore. Alla balena, Achab attribuisce ogni suo strazio fisico e intellettuale: la gamba strappatagli dal tronco durante una caccia, anni prima, chiama vendetta, ma non solo: il male venuto da fuori, da Moby Dick, è anche il male che ha dentro di sé. Achab è un personaggio biblico, è l’uomo dei dolori del profeta Isaia: il dolore giace con lui, nella sua branda. La balena bianca è l’incubo, l’ossessione che gli divora il cuore e gli rende le notti insonni, vegliate da mostri. Mentre costruisce la sua selvaggia rete di vendetta intorno alla balena, il capitano si rende conto di averlo dentro di sé, il nemico.

Musica. Laurie Anderson: Moby Dick       

Come può la caccia al nemico essere il pensiero dominante di un’esistenza? C’è qualcosa di divino nell’odio titanico, nella sete di distruzione cui il capitano Achab ha votato il proprio destino. Dicevamo prima che l’ossessione del male rasenta l’ossessione d’amore: infatti, Achab sa che l’unico essere dell’universo all’altezza del suo furore è Moby Dick. Qualcuno ha voluto vedere in Achab la metafora degli Stati Uniti d’America: il destino di migliorare il mondo spazzando via le balene, il senso messianico di dover abbattere il male con le proprie sole forze. C’è davvero, in questo romanzo che paragona il mare alle praterie del West, l’avventura dei pionieri, il mito della nuova frontiera? Achab si è addossato un’impresa enorme: liberare il mondo dal male. “Io odio – dice – i malefici arcani che si celano dietro la maschera della balena”. Arriverebbe a colpire il sole, a oscurare l’universo, pur di distruggere questo immenso bianco, l’idolo muto che gli sta di fronte, beffardo.
Ci sono così tante implicazioni, in Moby Dick, che molti artisti ne hanno subito il fascino. Abbiamo visto l’anno scorso, al teatro Arena del Sole di Bologna, un bravissimo Giorgio Albertazzi impersonare il capitano Achab per la regia di Antonio Latella. Lo spettacolo è stato concepito come un viaggio dentro il mistero, fra i labirinti della psiche e le onde della vita. Achab insegue Moby Dick che fugge via come la giovinezza. «Il capitano Achab è un uomo che decide di non tornare indietro, di andare contro la morte», ha detto il regista. Non tornare indietro e affrontare il destino. Estrarre la grandezza dal dolore e dalle tenebre: questo vuole fare Achab.
Anche per Roberto Bonati, contrabbassista e compositore di Parma, è centrale il tema del viaggio: quello reale del capitano Achab e del Pequod, la sua nave, e quello al quale ci portano le profezie bibliche di cui è disseminato il testo e che tanto affascinavano Melville. Ecco perché nel lavoro di Bonati, registrato nel 2003 con Parma Frontiere Orchestra e intitolato “A Silvery Silence”, l’ambigua e affascinante balena, splendida e crudele come la natura, si immerge e riemerge dalle profondità circondata da ritmi e melodie vicine e lontane, dalla cantillazione ebraica ai frammenti di musica delle isole della Polinesia, dove si compie il destino di Achab, per finire con il canto dei pescatori siciliani. La cantillazione ebraica, in particolare, è il filo rosso che tiene insieme la narrazione musicale.  

Musica. Roberto Bonati: De Profundis Corale (da “A Silvery Silence”).

Come avete potuto sentire da questo frammento, la musica di Roberto Bonati accosta il jazz alle sonorità contemporanee, anche world music, per restituire tutta la seduzione della balena bianca, regina dei flutti ed espressione della creatività artistica. A proposito di creatività e immaginazione legate al mare, ci vengono in mente le storie di Corto Maltese, l’avventuroso marinaio uscito dalla matita di Hugo Pratt, e – sempre per restare in tema di Moby Dick – le tavole di Rockwell Kent, l’illustratore americano che intorno al 1925 diventò famoso proprio grazie al romanzo di Melville. Nell’alternanza di bianco e nero, con la balena bianca che illumina l’oceano con la sua vastità e i fiocinatori scuri che la inseguono, i disegni di Rockwell Kent mescolano gli spruzzi dell’acqua al formicolio delle stelle. Acqua e stelle unite insieme, è quel che vedono tutti gli uomini di mare, come ci ricorda la “Dolce luna” di Fabrizio De Andrè, costruita sulla nostalgia del marinaio. Come si fa a tornare a una vita normale, a veder nascere un figlio, se si è stati Achab e Corto Maltese? Se si è combattuto contro i pirati e visto “il marinaio indiano alzarsi in piedi e barcollare /con un coltello nella schiena / tra la schiuma e la stella polare”?  La speranza è che questo figlio possa nascere per incanto dalla balena, “la sua balena ‘Dolce Luna’ che lo aspetta in alto mare,/gli ha detto molte volte ‘Amore, con chi mi vuoi dimenticare’?”.
La balena, sempre lei: regina dei flutti, stella polare, profonda avventura.

Musica. Fabrizio De Andrè: Dolce luna.

Lasciamo le lampare e “la luce delle stelle chiare”. Torniamo al porto. La luna si è spenta, sta arrivando l’alba. Un sonno breve tra i sogni. Un sonno moltiplicato per mille che ci fa rivivere tutte le avventure: i pirati, la filibusta, agenti segreti nascosti in cambusa, donne bellissime, fiori tropicali mai visti. Ci svegliamo seguendo la semplice suggestione di una ragazza di Parma di 23 anni, Sara Loreni, che sta studiando per costruire la sua carriera. Ha una voce bellissima e dal suo repertorio peschiamo una canzone costruita – dicevamo – su una semplice emozione: svegliarsi, aprire le finestre e farsi avvolgere dalla luce del giorno. La luce che dilaga e apre dolcemente gli occhi al mattino, è una gioia incredibile. E’ la felicità che auguriamo a tutti in questi giorni di Natale.

Musica. Sara Loreni: Apro gli occhi e mi guardo attorno.

Brano corrente

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