18 luglio 2009
Le musiche di questa puntata: Oi Va Voi, Michael Peters, Unto Ashes, Alice, Sophia Karim Lawani.
Musica. Oi Va Voi: Magic carpet.
Cari amici, stiamo ascoltando gli Oi Va Voi, band inglese il cui nome in lingua yddish significa “Oh mio Dio”, che si esibirà il 26 luglio a Rimini, ospite della rassegna di nuova musica “Percuotere la mente”. Abbiamo parlato nella puntata scorsa della penombra, prendendo spunto da alcune letture e sensazioni estive e – ve lo diciamo adesso – dal Concerto della penombra che abbiamo visto, sempre a Rimini, il 2 luglio scorso, in una sezione della stessa rassegna chiamata“Assalti al cuore”. “La penombra è il più suggestivo degli inciampi. Il momento più inquieto di ogni giornata. Sta arrivando la notte, ma non è sicuro. E l’aria è strana, inebetita, incerta. Ora piove, ora picchia il sole. Ora una nuvola annuncia la sera, ora invece la camuffa. È in queste situazioni che spesso la gente va fuori di testa, o va a fondo. Un’ombra nuova, un nuovo umore o una penombra”.
Il Concerto della penombra è stato un’ode a questa malìa che nasconde pericoli, a illustrare la quale sono stati chiamati musicisti, artisti e scrittori.
Musica. Michael Peters: Pénombres n° 1 (Un phare dans la nuit).
La penombra, dunque. Quante volte, nei dipinti sei-settecenteschi, abbiamo amato le stanze in penombra del barocco, quante volte ci siamo deliziati davanti ai chiaroscuri del pittore bolognese Giuseppe Maria Crespi, alle sue luci di torcia e ombre. Il pensiero corre anche a Pier Paolo Pasolini, il grande eretico della cultura italiana del Novecento, che della penombra è stato il cantore, e che nella penombra, nell’oscurità di una megalopoli che arriva fino al mare, Roma, ha trovato la morte. “Vecchio borgo grigio e immerso nella più sorda penombra di pioggia”: così descriveva Casarsa, luogo d’origine della sua famiglia. Lui era nato a Bologna nel 1922. A Bologna fu scolaro modello e all’Università seguì le affascinanti lezioni di Roberto Longhi, alle quali fece risalire l’inizio della sua passione figurativa, che si sarebbe tradotta poi nelle meravigliose scene delle sue opere cinematografiche. Fermiamoci un momento per sentire la band dark-folk newyorchese Unto Ashes nel brano che ricorda la morte di Pasolini.
Musica. Unto Ashes: Ostia (The death of Pasolini).
Cari ascoltatori, vi parliamo di Pasolini perché è appena uscito presso l’editore parmense Ugo Guanda il libro di Nico Naldini “Breve vita di Pasolini”. Naldini, che dello scrittore è cugino, in questa sintetica biografia passa in rassegna le idee, le esperienze, le amicizie e l’esistenza quotidiana di Pasolini, le prime tensioni politiche, gli anni bolognesi, la scoperta di Roma e del mondo delle borgate, il cinema, la passione civile, la rabbia apocalittica, l’amore per l’Africa, fino alla sua morte violenta. Per meglio entrare in tema, vi facciamo ascoltare una canzone della cantautrice romagnola Alice su testo di Pasolini. Attenzione a questa strofe: “Città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi / con i vestiti grigi e dentro gli occhi una domanda / che non è di soldi ma è solo d’amore / soltanto d’amore”. Che mondo sognava Pasolini? Città vuote di macchine, con gente a piedi, vestita dignitosamente, spogliata di ciò che è superfluo, perché solo così è possibile avvicinarsi alla realtà più profonda e scoprire l’amore?
Musica. Alice: La recessione (testo di P. P. Pasolini).
Tra il 1961 e il ’64 Pasolini vive – scrive Naldini – “una rabbia distruttiva, uno scoraggiamento che diventa passione di demolire idee fisse e punti fermi: una vera e propria abiura”. Erano gli anni Sessanta, e l’intellettuale “di sinistra” già intravede che “l’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, conformismo”. La penna di Pasolini intinta di veleno vomita la sua disperazione per la scomparsa della civiltà contadina, del mondo rurale e primitivo che si consegna alla “grigia orgia di cinismo” che caratterizza l’uomo moderno. Spinto dal bisogno di evadere da questa realtà, compie i primi viaggi nel Terzo mondo insieme a Alberto Moravia e Elsa Morante. Prima l’India, poi l’Africa equatoriale. Ci fermiamo qui, non prima dell’ultima canzone, che ci parla dell’Africa. Les fleurs des pommiers salées è il brano che Sophia Karim Lawani dedica alla nonna africana con la quale canticchiava da piccola in Nigeria. L’altra metà della sua famiglia è bretone, ma Sophia vive oggi a Bologna, dove ha deciso di continuare la sua carriera artistica e di realizzare il primo cd.
Musica. Sophia Karim Lawani: Les fleurs des pommiers salées.