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7 Marzo 2009 | Paesaggio dell'anima

La recessione

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

7 marzo 2009

Le musiche di questa puntata: Riccardo Tesi, Alice, Neil Young, Erik Satie, Klaus Nomi, Wim Mertens.

Cari amici, bentornati al Paesaggio dell’Anima. Ci congediamo dal mondo magico di Fellini, con il quale vi abbiamo intrattenuto nelle ultime puntate, con una musica che secondo noi ricorda le atmosfere dei suoi film. I suoni che scaturiscono dall’organetto diatonico di Riccardo Tesi, qui accompagnato da Stefano Bollani al pianoforte e Michele Tirabassi al clarinetto, esprimono nostalgia, sogni svaniti, malinconia. Balliamolo, allora, questo tango delle pianure, questo tango di nuova speranza, sperando di scacciare, almeno per un momento, la recessione.

Musica. Riccardo Tesi: Tango di nuova speranza.

La recessione, dunque. Ci siamo di nuovo dentro. Era il 1974 quando Pier Paolo Pasolini, prima in friulano e poi in italiano, scrisse i famosi versi de La recessione, che poi sarebbe diventato un brano cantato dalla romagnola Alice. “Rivedremo calzoni coi rattoppi”, scriveva Pasolini. “L’aria saprà di stracci bagnati (…) E città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi / con i vestiti grigi …”. Versi che si sposano con la situazione di oggi. E’ la recessione, signori. La barca fa acqua da tutte le parti, il capitalismo si è incartato, la baldoria del credito e dei soldi facili creati dal nulla è finita. La bolla finanziaria è scoppiata, tornano i ruggenti anni Trenta della Grande Depressione. Le fabbriche chiudono.  . “Le piccole fabbriche / sul più bello di un prato verde / nella curva di un fiume / nel cuore di un vecchio bosco di querce / crolleranno un poco per sera / muretto per muretto / lamiera per lamiera …”. Così scriveva Pasolini, così canta Alice.

Musica. Alice: La recessione (da una poesia di Pier Paolo Pasolini).

I fenomeni degenerativi della moderna economia finanziaria e virtuale vengono dagli Stati Uniti. Negli anni Trenta, tra le migliaia di affamati che dagli Stati interni migravano verso la verde California, c’era il menestrello dei poveri, Woody Guthrie. Il cantore della Grande Depressione, interpretato da David Carradine nel celebre film del 1976 di Hal Ashby, “Questa è la mia terra”, si spostava in autostop o sui treni merci, con la chitarra in spalle. Oggi è Neil Young che con la musica si scaglia contro i banchieri di Wall Street, i principali responsabili della recessione. “C’è un aiuto in arrivo – canta in “Fork in the road” – ma non è per te / è per quei viscidi che nascondono ciò che fanno”. Come amaramente osservava già duemila anni fa il poeta latino Petronio, “dove comanda il denaro, le leggi non valgono niente”.

Musica. Neil Young: Fork in the road.

Ciò che possiamo sperare, è che la crisi induca tutti a riflettere sull’impossibilità di continuare nel consumo dissennato delle risorse della terra. Speriamo che la crisi porti a una rinascita creativa, a una nuova sobrietà di vita, a comportamenti più in sintonia con la natura. Nel capitolo finale di “Albergo Italia”, lo scrittore e poeta Guido Ceronetti si chiede, nel suo lucido panorama apocalittico, cosa salverebbe, cosa porterebbe via con sé dall’Italia, su un razzo, nel caso di catastrofe planetaria. I paesaggi della pianura degni di essere salvati – dice – sono ormai scomparsi. Rimangono però le rappresentazioni artistiche, e tra queste Ceronetti salverebbe un quadro, “Novembre”, dipinto nel 1864 dall’artista di Reggio Emilia Antonio Fontanesi. “E’ una visione d’autunno di campagna padana, capace di dare calma e refrigerio anche mentre ti rade il barbiere Ionizzante o ti stende a terra nudo il bestiale massaggiatore Neutroni. C’è una figura contadina solitaria, con il grande cappello di paglia, e intorno terra, foglie, l’infinito, e della storia maledetta degli uomini non si percepisce il muggito”.

Musica. Erik Satie: Gymnopédie n. 3 (da “The Impressionists”, Windham Hill, 1992)

In questi tempi difficili, con cosa possiamo consolarci? Forse non ci resta che la consolazione della bellezza. Per avvalorare la nostra tesi, dobbiamo andare a Forlì, dove dal 25 gennaio scorso è aperta al San Domenico la bellissima mostra su Antonio Canova. Il grande artista veneto, celebrato in vita come il nuovo Fidia per aver raggiunto la perfezione degli antichi scultori greci, per Forlì creò tre capolavori. Innanzitutto una versione di Ebe, una delle sue opere più popolari, realizzata tra il 1816 e il ’17 per la contessa Veronica Guarini e custodita nella Pinacoteca Civica. Prima di Ebe, nel 1814, Canova scolpì la Danzatrice col dito al mento, destinata al banchiere Domenico Manzoni e andata dispersa dopo la morte violenta e misteriosa del proprietario. A ricordare il quale resta, sempre di Canova, la magnifica stele funeraria conservata nella chiesa della Santissima Trinità. Se osserviamo attentamente questi capolavori, oggi il neoclassico ci appare come uno stile insieme seducente e algido, sensuale e funerario, come tutto ciò che cerca di far vibrare il marmo. Come la voce di controtenore del tedesco Klaus Nomi, cantante lirico e pop, tra i primi a morire di Aids nel 1983, che qui interpreta un’aria di Purcell, Cold song. Nomi si presentava in scena, nei locali underground di New York, col volto truccato di bianco, come una maschera kabuki, e labbra nere.

Musica: Klaus Nomi: Cold song

Quando vide a Londra i marmi del Partenone, Canova esclamò: “Tutto qui spira vita con un’evidenza con un artifizio squisito … i nudi sono vera bellissima carne”. Le opere di Fidia, diceva, “sono una vera carne, cioè la bella natura”. Ecco allora che “bella natura” è lo splendore di un giovane corpo femminile, è il mito che si fa carne e diventa accessibile ai nostri desideri. Accarezzare le forme perfette di una dea di marmo, così docili al tocco da sembrare vere, come i seni della Ebe di Forlì, ma in realtà attraversati da un freddo sublime: questa è l’impressione che ci fa il neoclassico. I corpi di Canova sono seducenti, perfetti, ma – perdonateci il pessimo paragone – hanno la freddezza e l’eternità dei corpi siliconati di oggi. Ma in tempi drammatici come quelli che videro la fine dell’antico regime, la Rivoluzione francese, l’ascesa e la caduta di Napoleone, Canova con la sua arte diede a tutti la consolazione della bellezza: la diede al Papa, allo zar di Russia, al presidente degli Stati Uniti George Washington, ai milord inglesi, alla contessa Veronica Guarini di Forlì. Che sia questo l’antidoto alla recessione?

Musica. Wim Mertens: Struggle for pleasure.

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