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8 Agosto 2009 | Paesaggio dell'anima

Laura e Pier Paolo

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

8 agosto 2009

Le musiche di questa puntata:Steve Middleton, Laura Betti e Paolo Poli, Aya Shimura, Pink Martini. 

Musica. Steve Middleton: Gardens of Babylon. 

Cari ascoltatori, un professore dell’Università di Bologna, Alfredo Trombetti, cercò di dimostrare nel 1905 la derivazione di tutte le lingue del mondo da un’unica lingua parlata nella preistoria. Esisterebbe una Ur-lingua, un idioma originario da cui si è sprigionato ogni linguaggio umano. Fu la scoperta della somiglianza del basco con le lingue delle aree caucasica e sino-tibetana a far nascere la teoria che diede a Trombetti “imperitura fama”, com’è scritto sulla lapide posta sulla sua casa in via Mazzini 4 a Bologna. Fama subito contestata, ma Largo Trombetti è ancora oggi il cuore urbano dell’Università di Bologna, a ricordo dello studioso di filologia semitica. A cantare il brano che segue, in coppia con Paolo Poli, è Laura Betti, nipote dell’illustre glottologo. 

Musica. Laura Betti e Paolo Poli: La ballata del pover’uomo. 

Laura Betti aveva sacrificato il benessere bolognese che le derivava dal nonno famoso, per tentare una carriera di cantante e attrice nella Roma della Dolce Vita. “La ballata del pover’uomo”, che abbiamo ascoltato, è del 1961, ma Laura già nel 1958 portava in giro per l’Italia il suo spettacolo “Giro a vuoto”. Per lei, che iniziò come cantante jazz a Milano, scrissero canzoni Ennio Flaiano, Alberto Arbasino, Franco Fortini, Alberto Moravia e lo stesso Pier Paolo Pasolini, di cui fu carissima amica. Nella sua biografia di Pasolini, Nico Naldini sostiene che la cantante e attrice bolognese deve aver preso dal nonno glottologo quei salti d’immaginazione che lo portavano a collegare un punto e l’altro della terra alla ricerca di comunanze tra le lingue per stabilirne l’origine comune. Lo stesso pensiero formulato da Elias Canetti quando si chiedeva “se le parole delle lingue più diverse avessero tra loro un legame segreto”. 

Musica. Laura Betti: Quella cosa in Lombardia. 

Cinquant’anni fa si parlava di spleen, di alienazione, esistenzialismo, incomunicabilità, tutti temi riassunti in questa celebre canzone del 1958 di Enzo Jannacci, magnificamente interpretata da Laura Betti. Il riferimento d’obbligo sono i film del regista ferrarese Michelangelo Antonioni, dove si ritrova lo stesso senso di vuoto e malinconia di certe domeniche pomeriggio, “di millecento ferme sulla via con i vetri appannati / di bugie e di fiati, lungo i fossati della periferia…”.
Scomparsa esattamente cinque anni fa, il 31 luglio 2004, Laura Betti ha trascorso l’ultima parte della sua vita a organizzare la gloria postuma di Pasolini. Ha diretto il Fondo dedicato allo scrittore e trasferito da Roma alla Cineteca di Bologna l’Archivio Pasolini e i film restaurati. Ha portato in scena un recital di testi pasoliniani ed è morta a 77 anni per le conseguenze della sua obesità, che cercava di dissimulare indossando fluenti vestaglie e camicioni colorati. La ricordiamo con questo brano della violoncellista giapponese Aya Shimura. 

Musica. Aya Shimura: Canzone di Laura Betti. 

Dobbiamo ricordare Laura Betti anche per le sue prove cinematografiche, diretta non solo da Pasolini, ma anche da Mario Monicelli, i fratelli Taviani, Bernardo Bertolucci e altri importanti registi. Il suo lavoro di attrice passa però in secondo piano rispetto alle sue doti di sofisticata cantante, anche perché attrice lo fu soprattutto nella vita, dando spettacolo – ricordano i biografi – nella sua casa romana di via del Babuino, un porto di mare aperto a tutti, famosi intellettuali e marchettari, dove capitava d’incontrare Marlon Brando o una duchessa lesbica che girava seminuda e tutti scambiavano per un marinaio. Da penne di struzzo, camicioni indiani, vecchi cappelli e cascate di perle, emergeva la sua larga e irridente figura di vestale e padrona di una corte “dove tutto era permesso e tutto irriso”, come scrive Nico Naldini. 

Musica. Pink Martini: Amado mio.

 

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