16 maggio 2009
Le musiche di questa puntata: Offlaga Disco Pax, Modena City Ramblers, ManìnBlù, Fulvio Redeghieri.
Musica. Offlaga Disco Pax: Lungimiranza.
Cari amici, un giovedì sera di vent’anni fa in un piccolo circolo di quartiere di Reggio Emilia, il Partito Comunista era ancora il Partito Comunista e l’Arci organizzava improbabili concerti dei “gruppi di base”. A cantare e suonare sul palco salivano anche ridicole macchiette, tra un riff di chitarra e una tastiera comprata al supermercato. Si consumava così la stagione della partecipazione, prima che l’individualismo e il riflusso spegnessero gli ultimi fuochi di una lunga storia. E’ quanto ci racconta il collettivo reggiano Offlaga Disco Pax in questo brano tratto dal loro ultimo lavoro, “Bachelite”, dove scorre nel parlato la vita di una generazione cresciuta tra le case popolari dello IACP, tra il velleitarismo musicale di gruppi punk e post, e la retorica della vittoria proletaria abbandonata dagli stessi anziani comunisti, schifati dagli assurdi nomi di battesimo dati dai loro figli ai nipoti. E la traccia che salta, non è quella del disco ma quella di un’intera comunità che ha perso i suoi punti di riferimento. Infatti, “questo non è un paese per vecchi / Non c’è più posto per le vecchie cose”, come cantano i Modena City Ramblers, storico gruppo di combat folk che rifiuta la smaliziata analisi di chi sostiene che l’egoismo e l’apatia hanno conquistato anche le nostre terre ricche di passione civile.
Musica. Modena City Ramblers: Valzer chiuso in soffitta.
Comprensione e affetto “per chi lascia sbiadire in fondo a un cassetto / vecchi album di foto e lettere d’amore”. Se andiamo a rovistare, cari ascoltatori, nei cassetti della nostra storia, troviamo le radici della pianta che oggi siamo. Per capire meglio, dobbiamo spostarci da Reggio Emilia a Parma. A Parma, dove? Di là dall’acqua, come si dice per designare il quartiere di Oltretorrente. E’ quello che sta sulla riva sinistra del torrente Parma e che, pur possedendo chiese e palazzi dignitosi, era in gran parte fatto di casette, spesso malsane, abitate dai più poveri. Parma voladora si dice quando il torrente è in piena, fatto abbastanza raro oggi, che nemmeno a ottobre si vede l’acqua, salvo piogge eccezionali come quelle delle settimane scorse. C’era la Parma voladora, quando la gente dell’Oltretorrente – operai, negozianti, famiglie intere – nell’agosto 1922 innalzò barricate contro lo squadrismo fascista. O almeno così immagina Alberto Padovani, leader di ManìnBlù, gruppo parmense di “astrofolk”, sorta di incontro musicale tra universale e locale. C’era la Parma voladora quando gli Arditi del Popolo, dopo cinque giorni di tenace resistenza, riuscirono a respingere – caso unico in Italia – l’avanzata delle camicie nere. L’insurrezione del 1922 fu un evento che vide la metà della popolazione di Parma – la città popolare, quella di Oltretorrente, gli artigiani, i contadini senza terra – schierarsi contro chi veniva a togliere la libertà.
Musica. ManìnBlù: La ballata veloce della Parma.
Lasciamo Parma, la “città sospirata” del poeta Attilio Bertolucci, la città “di commerci, studi e piccola mondanità”, e torniamo alla vicina Reggio Emilia, altra culla di libertà. Qui possiamo andare a salutare Fiamma Chessa, all’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa, che custodisce importanti materiali su quell’idea esagerata di libertà che fu l’anarchia. Lei potrà dirci quanti furono i reggiani oppositori del fascismo. Pensiamo a Giovanna Caleffi, e al retrobottega della sua drogheria a Parigi in rue de Terre-Neuve, dove si ritrovavano i fuorusciti anarchici italiani. Lei era moglie di Camillo Berneri, che tra il 1924 e il ‘26 lavorò assiduamente alla propaganda antifascista, collaborando con riviste e giornali italiani, francesi, svizzeri, tedeschi, spagnoli e argentini. Nel 1926 emigrò clandestinamente in Francia dove venne espulso perché “anarchico pericoloso”. Nello stesso anno fu espulso anche dal Belgio, dall’Olanda, dal Lussemburgo e dalla Germania. Era l’uomo più espulso d’Europa. In compagnia soltanto della propria ombra, gli anarchici in clandestinità impararono a seguirla e ad amarla. Sparivano per poi riapparire, oltre la superficie delle cose, verso la libertà. L’ombra è tutto quello che avevano. E “Sombra” s’intitola questo bel brano di Fulvio Redeghieri, alla fisarmonica, accompagnato al violoncello da Michele Ballarini. Musica che viene da Parma, naturalmente.
Musica. Fulvio Redeghieri: Sombra.
Siamo ancora a Reggio Emilia. Orsini Bertani, Torquato Gobbi, Felice Vezzani sono nomi che oggi non dicono niente ai più, ma ebbero vite non vissute invano, strapazzate tra l’ansia di libertà dall’ordine costituito, le insidie della fuga e le privazioni dell’esilio. Tutti e tre questi reggiani scapparono in Sudamerica, i primi due vi restarono e morirono a Montevideo, mentre Vezzani, rientrato, continuò a fare il rivoluzionario fino alla vecchiaia a Parigi, fedele alla sua idea. Erano anarchici, inseguiti da tutte le polizie. Arrivato a Montevideo da Parigi, dove era ricercato per le rapine ai ricchi fatte con la banda Bonnot, Orsini Bertani vi aprì il primo cinema, e poi una libreria e, dal 1927 al ’31, una casa editrice, la più importante del Sudamerica in quegli anni. Anche Gobbi nella capitale dell’Uruguay si dedicò alla sua passione, i libri, fondando in calle Soriano la Libreria Italiana, luogo di ritrovo dei connazionali antifascisti. Vite avventurose e tragiche. Certo, alcuni non andavano molto per il sottile. Come i due anarchici più radicali che si annoverino tra le fila degli emiliani: il reggiano Achille Pini che condusse una vita da rapinatore leggendario in Francia, conclusa con la deportazione e la morte alla Cajenna; e il parmigiano Luigi Lucheni, anche lui finito nel giro della malavita e che arrivò ad assassinare l’imperatrice Sissi nel 1897 a Ginevra. Ma, al di là delle terribili conseguenze che può avere il tentativo di realizzare l’utopia di una società giusta e di eguali, resta nella vita quotidiana la bellezza di una regione che non abbassa la testa. Che canta, danza, grida o sussurra la sua voglia di libertà. Dagli “Appunti Parmigiani” dei Modena City Rablers prendiamo la bellissima “Oltre il ponte” cantata insieme a Moni Ovadia. Perché “A vent’anni la vita è oltre il ponte / oltre il ponte comincia l’amore”…
Musica. Moni Ovadia e Modena City Ramblers: Oltre il ponte.