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25 Dicembre 2009 | Paesaggio dell'anima

Misteri della Santa Notte

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri.

25 dicembre 2009

Le musiche di questa puntata: Soeur Marie Keyrouz, Fabrizio De Andrè, Huun Huur Tu & The Bulgarian Women’s Choir Angelite, Bob Dylan. 

Musica. Soeur Marie Keyrouz: Qanoun.

 Buon Natale, cari ascoltatori. Sentite questa musica che viene dall’Oriente? Sono i canti di Natale della tradizione cattolica maronita che una religiosa libanese di rito melkita bizantino, Soeur Marie Keyrouz, musicologa, antropologa e cantante, ci regala in questo giorno di Natale. Nel 1984 Soeur Marie, sotto le bombe della guerra in Libano, fondò l’Ensemble de la Paix, dapprima composto da soli libanesi, poi allargato a musicisti di altri paesi e religioni, per incrociare le voci antichissime delle chiese orientali con quelle della tradizione occidentale, e modulare, così, un canto di pace e di speranza. Partiamo da qui, dagli echi di Bisanzio che ancora oggi si levano da Ravenna, dove, come sapete, ci ha portato il nostro viaggio. Nel 404 dopo Cristo, Ravenna diventa la capitale dell’impero d’occidente. Dal 493 al 526 Teodorico, re dei Goti, è padrone d’Italia, e sotto il regno di Giustiniano l’arte bizantina penetra a Ravenna grazie ai contatti con Costantinopoli. Da oriente proviene il culto della Madonna, ma fermiamoci un paio di minuti per sentire Soeur Marie Keyrouz che canta Stille Nacht.

 Musica. Soeur Marie Keyrouz: Stille Nacht.

 Per capire il Natale, la celebrazione della Natività, dobbiamo tornare indietro nel tempo, al V secolo, quando il Concilio di Efeso proclamò l’umile Maria di Nazareth “theotòkos”, cioè madre di Dio. Già nelle catacombe cristiane del III secolo si trovano raffigurazioni della Madonna con Gesù bambino. Le radici pagane del culto di Maria sono evidenti: nel II secolo circolavano ancora nell’impero immagini della dea Iside che allatta il piccolo Oro. Com’è possibile che una ragazza del popolo, un’ebrea senza storia, diventasse il “canale” attraverso il quale la Parola di Dio prende forma umana? La giovane nazarena, se avesse potuto, si sarebbe ribellata al suo destino per vivere quello, meno ingombrante, di una ragazza qualsiasi, ipotizza Fabrizio de Andrè. L’angelo che le appare sempre in sogno, la porta in volo per darle la notizia della nascita di un bimbo; al risveglio, Maria scopre di essere incinta e si scioglie in pianto.

 Musica. Fabrizio De Andrè: Il sogno di Maria.

 La devozione a Maria si impone per scalzare il culto pagano della dea Diana, antichissima divinità italica della caccia, della luna e degli incantesimi notturni, che resisteva nelle campagne anche dopo la messa al bando del paganesimo. Allo stesso modo, la festa della Natività di Cristo sembra sia sorta nelle comunità cristiane intorno al 335, in contrapposizione al permanere di culti misterici come quello del Sole invincibile che si celebrava nel solstizio d’inverno, appunto il 25 dicembre, nei rituali del dio Mitra. Il Natale si diffuse in occidente e poi in oriente, e cominciò così la lunga storia del dio che nasce il 25 dicembre, muore e risorge. Come gli antichi dei Tammuz, Attis e Dioniso, anche quello della cristianità è simboleggiato dal ceppo di legno bruciato ritualmente alla fine dell’anno per rappresentare la morte dell’inverno e la rinascita del potere del sole. Si tratta di riti millenari, evocati da questo incredibile brano che vede insieme le voci cavernose dei Tuvani, rimaste intatte fra la taiga siberiana e il deserto del Gobi, e le voci mistiche del famoscoro femminile a cappella bulgaro, con le sue 24 cantanti che interpretano la musica popolare del loro paese.

 Huun Huur Tu & The Bulgarian Women’s Choir Angelite: Fly, fly my sadness (Deep in the heart of Tuva). 

 Gesù che nasce nel solstizio d’inverno, nel giorno più corto dell’anno, simboleggia la rinascita del sole. Da qui in avanti, i giorni si fanno più lunghi e ritorna la luce. Vita e luce contro morte e tenebra. E’ il Natale, che nella messa di mezzanotte si esprime con le candele accese intorno alla culla di Gesù Bambino, candele accese per Maria, “colei che porta la luce”, luminarie nella città, luci e festoni, nastri e fiocchi intorno all’albero di Natale – tutto un augurio, uno scambiarsi doni, un’atmosfera di festa e serenità che coinvolge tutti, anche i meno sentimentali, anche uno come Bob Dylan che quest’anno ha addirittura dedicato un disco al Natale, “Christmas in my heart”. C’è qualche pezzo ruvido com’è nel suo stile, qualche buon spunto che magari vi facciamo ascoltare la prossima volta. Ora vi dirottiamo su “Winter wonderland” con il suo coretto frivolo, perché no? Anche questa voglia di meraviglioso inverno dell’infanzia, zuccherino e dolciastro, è Natale, vero?

 Musica. Bob Dylan: Winter wonderland.

 Conviene ora salutarci, cari amici, per riprendere il cammino la prossima settimana, quando ancora saremo dentro i dodici giorni di Natale: quanti mancano all’Epifania e che preannunciano il tempo per il mese corrispondente del prossimo anno. Così dice la tradizione. I più cari auguri a tutti voi sulle note di un canto di Natale bulgaro che affonda le radici nell’Oriente medievale. A proporcelo, sono le splendide “Bulgarian Voices”.

  Petar Liondev – The Bulgarian Voices Angelite: Rozhdestveni kambani.

 

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