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6 Giugno 2009 | Paesaggio dell'anima

Nastro d’asfalto

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

6 giugno 2009

Le musiche di questa puntata: Ligabue, Calexico, REM, Giorgio Zagnoni (interpreta Nino Rota), Shel Shapiro.  

Musica. Luciano Ligabue: Sogni di rock’n’roll.

 La volta scorsa, cari amici, abbiamo fatto una riflessione sul sistema degli oggetti. Come le ceramiche di Sassuolo, che rivestono pavimenti, bagni, pareti in tutto il mondo. Ma ci sono oggetti del desiderio ancora più evidenti che – come dicevamo a proposito di una canzone della precedente puntata – ci portano bellezza ed estasi. Una macchina, ad esempio. Un concentrato di linee, volumi e tecnologia: una Ferrari. Ecco, dunque, che da Sassuolo ci siamo spostati a Maranello, pochi km a est. Qui volevamo arrivare, nel mitico quartier generale della Ferrari. E al diavolo, quel che accade quest’anno in Formula Uno! A noi interessa il mito, appunto – e questo non viene per nulla scalfito. Avrete riconosciuto nel primo brano di oggi Luciano Ligabue. Parla di un rito che ha coinvolto, e coinvolge ancora, chissà quanti ragazzi nel mondo: salire in macchina, imboccare l’autostrada senza una meta, mettere lo stereo a tutto volume e cantare a squarciagola una canzone. La strada è un nastro d’asfalto, una striscia invitante. E’ voglia di libertà. 

 Musica. Calexico: Ballad of Cable Hogue.

Orizzonti infiniti si spalancano davanti al muso di un’automobile. Se volete una musica da viaggio, ecco i Calexico, che vagano tra il West americano e il Mexico, raccontando storie che possono uscire solo da chi si è messo al volante per il gusto di vedersi passare il mondo al finestrino. Ma – dobbiamo ripeterlo – anche noi abbiamo il nostro West: sono le praterie padane solcate dalla Via Emilia, in una regione – scrive il modenese Roberto Barbolini – che “non si agglutina a mura, rocche o castelli, ma attorno a una strada, ossia all’emblema stesso del viaggio”. Forse solo qui, allora, poteva nascere la Ferrari: in una regione che prende il nome da una strada, e le cui città principali sono tutte su questa strada: con Reggio e Parma che vi si stendono sopra, e Modena – come diceva il grande scrittore modenese Antonio Delfini – che vi si raccoglie, vi si chiude dentro. E’ estate, cari ascoltatori. Estate quasi piena. Le strade si aprono invitanti alla nostra voglia di partire. E allora, come dicono i REM: drive! Guidare!
“Cosa diresti se guidassi? / Cosa diresti se ti lasciassi a piedi? /Cosa diresti se tu ti muovessi attorno all’orologio?

Musica. REM: Drive.

Siamo nella terra dei motori, nella regione che produce le più belle macchine e le più belle moto del mondo. Ferrari e Ducati sono solo le più famose: oltre le “rosse”, ci sono altri marchi che hanno fatto storia come Lamborghini, De Tomaso, Maserati, Stanguellini. E senza dimenticare Malaguti, Minarelli, Minardi. Lungo la Via Emilia, si concentrano in un centinaio di km le grandi imprese costruttrici che hanno portato ai vertici mondiali la meccanica italiana. Ma perché proprio in Emilia c’è stata questa combinazione di spirito imprenditoriale, passione per la meccanica e mito futurista della velocità? Forse la “religione dei motori”, questo strano culto che richiama l’asfalto e la passione per la tecnologia, deriva da una cosa molto semplice, e molto italiana: la voglia di costruire qualcosa di bello, di fatto bene. I motivi, certo, vanno individuati nella storia sociale di questo pezzo d’Italia, nella motorizzazione dell’agricoltura, nella nascita di scuole professionali che hanno creato figure specializzate. In più, c’è la spinta al lavoro creativo, la testarda ricerca della perfezione che accomuna gli emiliano-romagnoli.

Musica. Giorgio Zagnoni: Amarcord (di Nino Rota; dal concerto “Omaggio a Nino Rota”, Festival Musicando, Bologna, 30 luglio 2008).

Anno 1967: Shel Shapiro con i Rokes canta “E’ la pioggia che va”. Scuote i lunghi capelli e calca sull’accento inglese per far innamorare le ragazze. Esattamente quarant’anni dopo, nel 2007, al Teatro Comunale di Modena, ripropone il suo sogno rock’n’roll con lo stesso marcato accento che faceva tanto swingin’ London. Il 1967 è l’anno in cui la Ferrari corre in Formula Uno con il neozelandese Chris Amon e il romagnolo Lorenzo Bandini. Quest’ultimo, proprio nell’anno dell’esplosione beat, mentre i juke-box suonano “E’ la pioggia che va”, muore in un incidente di gara sul circuito di Monaco, il 7 maggio. Amatissimo dai tifosi, Bandini lascia un grande vuoto nel mondo automobilistico. Centomila persone gli portano l’ultimo saluto al suo funerale, svoltosi a Reggiolo, nella terra dei motori.

Musica. Shel Shapiro: E’ la pioggia che va.

Brano corrente

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