18 aprile 2009
Le musiche di questa puntata: Modena City Ramblers, Neil Young, Manìnblù, Bruce Springsteen, Marcabru.
Eccoci di nuovo pronti a partire, cari amici, per il nostro viaggio in regione accompagnati dalla musica. Musica dall’Emilia-Romagna, ma non solo. Finite le vacanze pasquali, il tempo sembra essersi stabilizzato sul bello. La primavera ci ha risvegliato all’azione, ci infonde “un’energia che sale / si diffonde – non la si può fermare”. E’ l’onda che sale, cantano i Modena City Ramblers nel loro attesissimo nuovo album, “Onda libera”: l’undicesimo della band emiliana, ancora combattiva, ancora capace di farci ballare e pensare insieme.
Musica. Modena City Ramblers: Onda libera.
Libertà e utopia contro mistificazioni e condizionamenti. L’onda è partita dagli studenti, e se ancora non ha travolto i muri eretti dal potere contro il cambiamento, è rimasta nel cuore di molti, non solo giovani. La scorsa puntata abbiamo visto come la cultura pop americana sia entrata nell’immaginario collettivo dell’Emilia-Romagna, forse la regione italiana più incline all’iperrealismo, alla simulazione, all’accelerazione delle novità, in campo artistico, musicale, tecnologico. C’è come un desiderio inconscio di partire, di muoversi, negli emiliani, che viene dal fatto che la pianura è uno spazio privilegiato per l’immaginazione. Nella sua sconfinatezza, la pianura – anche se non grandissima come quella del Po – invita lo sguardo a proiettarsi verso ciò che è lontano. Ecco perché imboccare la Via Emilia nelle estati padane, con le cose avvolte dall’afa in un velo ondeggiante, poteva sembrare a molti come viaggiare sulla Route 66 prima della sua dismissione, nell’aria danzante sotto il sole feroce e il cielo blu cantato da musicisti e poeti on the road. Per non dimenticare queste atmosfere – la notte che scende nel deserto, sulle poltrone del motel, trafitta da pochi fari di automobile – rivolgiamoci al vecchio Neil Young che è tornato in pista con un nuovo disco, “Fork in the road”: anche lui sempre sulla strada e combattivo come non mai.
Musica. Neil Young: Light a candle.
Dicevamo delle affinità tra il West americano solcato dalla mitica Route 66 e la nostra pianura attraversata dalla Via Emilia. E’ stato il modenese Franco Fontana, una star della fotografia internazionale, a raccontare visivamente nel modo più efficace il lunghissimo nastro d’asfalto che, snodandosi da Chicago alla California, riassume l’anima americana. Fontana ha fotografato la Route 66 come un luogo archeologico: campi che si contendono l’orizzonte con il cielo, uno store aggrappato a una pompa di benzina, uomini e donne ai bordi della strada che sembrano messi lì ad aspettare qualcosa perduto per sempre. In molti punti lasciata andare in malora o trasformata in sentiero, la Route 66 è un museo della sparizione a cielo aperto, cancellata dalle cartine stradali un po’ come la sua omologa, piccola Via Emilia, che esiste ancora, ma il cui antico tracciato è stato frammentato e spezzettato in tangenziali, svincoli, deviazioni. Le divagazioni visive di Franco Fontana seguono, con lo sguardo un po’ malinconico di Edward Hopper, i deragliamenti che la Route ha conosciuto. Si poteva finire fuori strada per un bicchiere di troppo come per le bugie di una donna. E ancora, si può uscire dalla Via Emilia per portare una ragazza fuori dall’inverno, a far l’amore dietro l’argine: dietro l’“Argine primavera”, titolo di una canzone di Manìnblù, gruppo parmigiano – capitanato da Alberto Padovani – che affonda le radici nel folk americano, con un occhio alla Via Emilia e con l’altro alle highways e a Bruce Sprinsteen.
Musica. Manìnblù: Argine primavera.
A proposito di Bruce Springsteen, ricordiamo una canzone, “The ghost of Tom Joad”, che parla di ombre che si aggirano furtive sulla Statale 66, ombre che si nascondono sotto i ponti per sfuggire ai fari degli elicotteri della polizia. Sono i chicanos clandestini, gli immigrati messicani che nella luce tremula del bivacco incrociano il fantasma di Tom Joad, che molti anni prima, durante la Grande Depressione, aveva percorso la stessa strada in fuga dalla fame. Il rocker americano ci riporta all’attualità: cita “Furore” di Steinbeck, ma in realtà parla dell’America di oggi, della highway popolata di gente che ha perso la speranza.
Musica. Bruce Springsteen: The ghost of Tom Joad.
Anche la Via Emilia ha mutato fisionomia. Sono cambiate le facce che la popolano, sono cambiati i suoni. Il folk che esprimeva la musica di questa terra si è fatto randagio, mescola lingue morte e lingue vive, strumenti antichi e moderni alla ricerca del linguaggio del futuro, l’eterno ritorno dell’identico che può unire la Romagna agli aborigeni australiani e accompagnare il dialetto romagnolo con i suoni del didjeridoo e del bouzouki. E’ questo l’incrocio affascinante tentato dai Marcabru, formazione romagnola, proveniente da Forlimpopoli e Ravenna, espressione del melting-pot contemporaneo.
Musica. Marcabru: Birimbo.