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19 Settembre 2009 | Paesaggio dell'anima

Osterie in autunno

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

19 settembre 2009

Le musiche di questa puntata: Giardini di Mirò, Pillow, Jimmy Villotti e Massimo Fara Quartet, My Awesome Mistake, Ashram.  

Musica. Giardini di Mirò: Città di vetro.

Eccolo, il suono inconfondibile dei Giardini di Mirò, la band reggiana che è ormai un punto di riferimento della scena indie-rock italiana. I “Giardini” hanno raggiunto una maturità espressiva grazie alle sapienti impalcature sonore, ai riverberi e alle distorsioni che creano spazi dove ambientare i nostri pensieri. Che sono, ad esempio, quelli di un’Emilia frizzante, moderna, che sposa il Pignoletto con le ostriche dell’Adriatico per dare maggior brio alla vita, prima che si ritiri nelle cantine dell’inverno. Eh sì, continuiamo a parlare di vini, poiché è il tempo della vendemmia. Le veglie di Bacco, in questi giorni di fine estate, sono molte. Tutti siamo in attesa del vino nuovo che uscirà dalle botti. I vigneti a cavallo tra Modena e Reggio Emilia danno lambruschi spumeggianti, ma se dalle terre del Lambrusco ci si sposta a ovest verso l’Oltrepò Pavese, la vigna prima si offre alla grande Malvasia dei Colli di Parma, e quindi al Gutturnio dei Colli Piacentini, che va a nozze con i celebri salumi.
Un altro bellissimo disco nato in ambito reggiano è quello di Pillow, nome d’arte di Luca Di Mira, tastierista dei Giardini di Mirò, che in questo lavoro solista confeziona un’elettronica dolce, dolente e romantica, dai colori autunnali. 

Musica. Pillow: With the Passings of the Seasons. 

Che bella, questa luce tenue e soffusa che rende azzurro il cielo di settembre! Alle porte di Bologna, tra collina e pianura, un antico vitigno autoctono che ha nome Pignoletto, da qualche tempo è diventato il re dei Colli Bolognesi, il vino che più s’identifica con questa zona ricca di cantine, ristoranti e osterie. Pare che fosse noto già ai Romani, che lo chiamavano “Pino Lieto”, mentre in un trattato del 1654 si fa riferimento alle “uve pignole” della collina bolognese. A noi piace, il Pignoletto, per il suo profumo delicato in cui si riconoscono i fiori del biancospino, per il colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e il sapore secco e armonico. A Bologna, la Cantina Bentivoglio in via Mascarella è il posto giusto per abbinare vino e musica jazz, rigorosamente dal vivo. Quindi, dall’album “Live in Cantina Bentivoglio” vi facciamo ascoltare un pezzo di Jimmy Villotti con Massimo Fara Quartet. 

Musica. Jimmy Villotti e Massimo Fara Quartet: Marta.

Avete mai sentito parlare dei “vini di sabbia”? Sono quelli che risentono del clima costiero e che si possono bere nel ferrarese, accompagnando i salumi tipici o i pesci delle valli del Po. Qui l’Adriatico basso e sonnolento costeggia le terre delle abbazie del Delta del grande fiume, dove non diresti di trovare del buon vino come, invece, è il Bosco Eliceo: nome paradisiaco da Campi Elisi. A Ferrara, tra l’altro, si trova l’enoteca “Al Brindisi” che, col nome di Hostaria del Chiuchiolino, è documentata dal 1453 ed è forse la più antica osteria d’Italia. Il nome viene da “ciuc”, ubriaco. Cinquecento anni fa ci si arrivava in barca da via del Gorgadello (oggi via degli Adelardi) e chissà quanti “ciucchi” sono caduti dentro la piccola insenatura del canale per aver alzato troppo il gomito. Oggi all’osteria si arriva da uno stretto vicolo accanto alla cattedrale. Ah, le osterie con i vecchi sapori: quanta bella vita c’è lì dentro. A Bologna, soprattutto, l’osteria era il centro della vita sociale, quando ambienti scuri e fumosi, con tavoli e panche di legno, accoglievano attorno a una bottiglia di vino personaggi stravaganti: giocatori di carte, studenti perdigiorno, esistenzialisti perduti, vecchietti ubriaconi. Celebre, tra tutte, è l’Osteria del Sole, attiva in vicolo dei Ranocchi dal 1465, tra le strade cantate da Guccini e quelle viste nei film di Pupi Avati. E poiché siamo a Bologna e parliamo di vino, eccoci pronti ad ascoltare la band bolognese più frizzante che ci sia: si tratta di cinque ragazzi che hanno ormai mollato gli ormeggi della cameretta adolescenziale per affrontare a viso aperto le sfide del mondo. Porteranno a giorni il loro pop postmoderno in giro per l’Europa.

Musica. My Awesome Mixtape: Silent april left us without a kiss.

E dall’altra parte di Bologna, a est, in Romagna? Beh, anche lì si alzano rumorosamente i calici: amore, vino e anarchia all’insegna del Sangiovese. Imola è il trattino che divide l’Emilia e la Romagna. Quest’ultima è già tale (o quasi) a Castel San Pietro, a una ventina di km dalle Due Torri, dove il fiume Sillaro segnava il confine con lo Stato Pontificio. Quasi sul confine, Dozza, che è anche uno dei “Borghi più belli d’Italia”, ospita l’enoteca regionale, il tempio dei vini emiliani e romagnoli. Tra questi ultimi, come non ricordare l’Albana, col suo leggero profumo caratteristico? Un vino bianco che – si racconta – fu servito in un villaggio romagnolo, e in una rozza brocca, a Galla Placidia, che il mausoleo di Ravenna ha reso immortale. Finito di berlo, ed entusiasta del biondo nettare, la figlia dell’imperatore Teodosio esclamò: bisognerebbe “berti in oro”, non così umilmente. Da allora, alla corte di Ravenna s’iniziò a bere l’Albana in preziose coppe dorate, e il paese in cui avvenne il fatto si chiamò Bertinoro.  
Merita una visita, Bertinoro, a metà strada tra Forlì e Cesena, con la torre civica che svetta nel verde e, dalla piazza, le belle vedute sui vigneti. Oggi il borgo ha perso le sue mura ma non l’atmosfera. All’enoteca Ca’ de Bé, è il momento del nostro ristoro. Alziamo i bicchieri, con i cuori già nel dolce autunno di Ashram, trio italiano che sa far vibrare le anime romantiche.

Musica. Ashram: Sweet autumn.

 

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