14 marzo 2009
Le musiche di questa puntata: Rand-o-mania (Gianluca Petrella), Rock Train Slaves, Judy Garland, Scott Gibbons, Andrea Centazzo.
Cari amici, oggi mentre scriviamo e ascoltiamo musica, c’è a Bologna un leggero sentore di primavera. La giornata è mite e la voglia di prendere l’auto e vagabondare per la nostra regione è molta. Mentre pensiamo a cosa fare, da strade lontane, o forse vicine, s’insinua fin dentro casa il suono di un trombone. E’ quello di Gianluca Petrella, che stiamo ascoltando in un brano del 2001, tratto dall’album “Strade”, realizzato con un quartetto di musicisti tutti di estrazione jazzistica ma interessati a sperimentare in libertà, senza confini, contaminando i generi. E’ quello che stiamo facendo noi: non sappiamo dove ci porterà il viaggio di questa settimana, ma intanto ci siamo incamminati.
Musica. Rand-o-Mania: Giulietta’s theme (dall’album “Strade”, 2001).
Le strade si sono aperte davanti a noi in un anticipo di bella stagione. Non è ancora aprile, il più crudele dei mesi, ma è marzo, il più ballerino: un piede nell’inverno, l’altro nella primavera. Partiamo, allora, portandoci dietro, sulle spalle o nel cuore, tutti i nostri blues. La pianura è blues, la realtà della pianura padana è very blues. Il Po è un Mississippi in minore, la via Emilia è un riflesso della mitica Route Sixty One, l’Emilia-Romagna è il cuore blues d’Italia: lo dicono i bolognesi Rock Train Blues, capaci di creare un interessante paesaggio sonoro di chitarre e zanzare, voci roche e pioppeti, acque correnti e anime appassionate.
Musica. Rock Train Slaves: The sky is crying
Intanto a Sarsina, la cittadina romagnola che ha dato i natali al commediografo latino Plauto, le celebrazioni nel 2008 per i mille anni della Basilica hanno avuto una coda nel debutto del nuovo spettacolo della compagnia ravennate Fanny & Alexander. Le sale del Museo Archeologico hanno ospitato “There’s no place like home”, performance ispirata al Mago di Oz. Perché ne parliamo? Perché il ritorno in Kansas della Dorothy del Mago di Oz, anzi delle molte Dorothy dello spettacolo accomunate dalle celebri scarpette rosse, ci sembra un viaggio attraverso l’immaginazione che provoca un vortice, uno spostamento d’aria che sconquassa e travolge. E la figura della bambinetta della grigia prateria con le due trecce, il sentiero di mattoni gialli e le scarpette color rubino che sono la metafora della partenza, rimanda a qualcosa di oscuro. Come nel fantastico mondo di Oz, il desiderio non è mai innocente. La pianura del Kansas come la pianura padana del “Poema dei lunatici” di Ermanno Cavazzoni, i cui personaggi strampalati sono suscitati da un’immaginazione troppo fervida. L’immaginazione non trova ostacoli nell’orizzonte piatto della pianura. Il pensiero vola. Over the raimbow, oltre l’arcobaleno. Ricordate Judy Garland? Era lei la dolce e sognatrice Dorothy del Mago di Oz, anno 1939.
Musica. Judy Garland: Over the raimbow.
Sempre dalla Romagna, forti suggestioni ci vengono dalla Socìetas Raffaello Sanzio, compagnia di Cesena tra le più affermate del teatro di ricerca internazionale. In questi giorni è in scena a Tokyo il loro ultimo lavoro, Hey Girl! L’idea dello spettacolo – spiega il regista Romeo Castellucci – «mi è venuta nella mia città quando, bloccato a un incrocio, guardavo un gruppo di ragazze che aspettavano alla fermata del bus. Avevano gli zaini pieni e il volto dipinto dal trucco. Ciascuna aspettava il proprio bus. Tutto quello spazio intorno. Non parlavano tra loro. Non si guardavano». Ecco allora prendere forma un viaggio nella solitudine umana, dove l’anelito vitale di un corpo femminile sgorga, all’inizio dello spettacolo, da una placenta vischiosa, da succhi ectoplasmatici. E’ un viaggio onirico, nell’inconscio di due attrici che non comunicano, circondate da un universo maschile ostile, da luci fredde da obitorio, e immerse in un fluire lentissimo del tempo scandito da richiami sonori e scariche elettriche. E’ la vita che non vive – sembra dirci Romeo Castellucci; la vita di due ragazze che si svegliano la mattina, si alzano, si preparano per uscire, si muovono come gusci vuoti declinando all’infinito gesti privi di contenuto. Le girls sentono il vuoto, hanno una rabbia dentro che fa rompere i vetri. Hanno bisogno di teste sempre più grandi per vivere in un mondo di minacce. Hey Girl! ha le musiche originali dell’americano Scott Gibbons, di cui stiamo ascoltando un altro brano realizzato con Chiara Guidi della Raffaello Sanzio.
Musica. Scott Gibbons: Ski In Dlang.
“La solitudine è una dimensione che, attraverso la tecnologia, si sta espandendo sempre più”, dice il regista Romeo Castellucci. Dalla nostra regione partono intuizioni, come quelle dei due bravissimi gruppi teatrali di cui vi abbiamo parlato, che accostano questo mistero. Più la tecnologia avanza, più si approfondisce il senso del distacco dalla compiutezza dell’essere. Per vivere, la Dorothy del Mago di Oz deve sognare. Che fare, allora, in un mondo in cui ci si sente dispersi? Si fabbricano visioni, si fa correre l’immaginazione: immagini come colpi al cuore, crudeltà, illuminazioni improvvise. Una ex scuola nel cuore della loro Cesena, è la fabbrica delle visioni della Raffaello Sanzio, lo sfiatatoio segreto dei loro sogni che lì vengono catturati, per fare poi il giro dei teatri del mondo. In due enormi stanzoni, uno nero e uno bianco, divisi da un atrio blu scuro, nasce il linguaggio scenico più famoso al mondo. E diciamolo: non poteva che nascere in questa terra di visionari, come Torquato Tasso, l’Ariosto, Fellini. Non sono forse le pianure “luoghi del nulla che si riempiono di tutte le fantasie”?
Terminiamo, cari amici, con un musicista e artista multimediale partito dalla pianura bolognese e arrivato a Los Angeles, dove ormai vive, col suo carico di sogni, improvvisazioni, utopie: Andrea Centazzo, anche lui un cavaliere errante.
Musica. Andrea Centazzo: Nan (The heart of wax).