2 giugno 2011
Baltica 9. Guida ai misteri d’Oriente è una finta guida turistica scritta da due autori emiliani, Daniele Benati, nato a Reggio Emilia, e Paolo Nori, nato a Parma e residente a Bologna. Una guida turistica sui generis – dicevamo – perché parla sì di un viaggio nei paesi dell’Europa dell’est, ma è inservibile come guida, per le continue divagazioni e digressioni monologanti che riportano, soprattutto nella scrittura di Nori, modi e tic dell’oralità. Ma se la scrittura è comica e bislacca, con un occhio a Queneau, il ritratto che ne esce – di questi luoghi baltici e post-sovietici visitati nel 2003 – è di “un cupore e una cupitudine e una cupetaggine simile a una disparatezza d’animo” che ce li fa, in qualche modo, amare. E così saltano fuori le allegrie, le cene alcoliche, i risvegli difficili e i vagabondaggi malinconici.
I misteri di San Pietroburgo
Quando si parla dei paesi del mondo la gente rimane sempre ancorata all’educazione che ha ricevuto. Ma lasciate che il filobus riprenda la sua via per il centro che poi ne riparliamo. Non siete mica in una di quelle vacanze dove c’è da fingere di essere contenti. Qui si va in giro per le strade di una città che ha cambiato il volto del mondo e allora scappa di fare una riflessione sul proprio essere mondiale che può condurre all’avvilimento temporaneo o ad altre cose consimili su cui non abbiamo la pretesa di dilungare il discorso dato che il campo filosofico preferiamo lasciarlo a chi è del mestiere. Ma certo non potrà sfuggirvi, anche sulla via del ritorno, che lo stato umorale permane sulla via dell’abbattimento senza che ci sia un preciso motivo e questo è un altro mistero dato che la città in questo punto, proprio per il suo stato d’abbandono, è magnifica. È una magnifica città dell’Europa orientale senza negozi e senza insegne sopra le porte.
Però noi possiamo raccontarla fin che vogliamo che la tristezza non passa. Vi piomberà addosso un cupore e una cupitudine e una cupetaggine simile a una disperatezza d’animo che non vi aveva mai colto prima. Non sappiamo dirvi perché, forse per le due signore che avete incontrato o forse per via del gommista che si sentiva addosso lo sguardo del poliziotto, non sappiamo. C’è qualcosa nell’aria che vi intristisce ma sarà così e non bisogna voltargli le spalle nel modo più assoluto a questa disastrosa rovina del vostro umore perché la vita è fatta anche di questi momenti, e soprattutto quella del turista al quale invece paradossalmente si rivolgono le guide per abbindolarlo in un sogno di piacere. Niente affatto. Qui a San Pietroburgo ci sono delle zone come il quartiere di Vyborg che andarci dentro e perlustrarlo fin dentro ai suoi più sperduti vicoli a bordo del tram che ritorna in centro c’è da provare una disperataggine che ammazzerebbe un toro e noi vi consigliamo di provarla anche se naturalmente ci vuole dell’inclinazione per questo genere di cose perché magari ci sono dei turisti che sono capaci di farci quattro sganasciate in quello stesso torno di chilometri. Non si sa mai nella vita. È difficile predirlo anche in una guida puntigliosa come questa. Voi tornate a infilare la mano nella tasca interna della giacca blu e vedrete che ci troverete di nuovo qualcosa che vi stupirà.
La disperazione, dice il vocabolario, è lo stato di chi non nutre più nessuna speranza, e ci scommetteremmo che anche voi sarete in questa condizione. Perché non è che tutti i turisti partono con l’allegria nel cuore, soprattutto verso Pietroburgo. C’è chi parte sapendo che quella vacanza è l’ultima spiaggia della sua vita. C’è chi parte dicendo Se mi va male anche questo viaggio, m’ammazzo! Non è che tutti i turisti sono degli spensierati. C’è anche fra loro chi si porta dietro una sporta di dispiaceri e allora quando monta su un tram a casaccio questi dispiaceri son capaci di saltargli addosso all’improvviso e prenderlo per la gola. E succederà lì, nel quartiere di Vyborg dove Ohlomov era andato a abitare con la vedova Agaf’ia e voi proverete il cosiddetto magone. Non si sa per cosa, qualcosa che è passato senza che ve ne siate accorti.
Ma si sa che non c’è stato di disperazione che non possa finire e che la cupedine dell’animo può tramontare all’improvviso di fronte a un semplice fatto inconsueto che può capitare davanti agli occhi e non aver nulla a che fare con la vostra vita disperata. Badate a noi. Eravate sul tram della linea 45 con tutta la cupitudine del mondo che vi pesava sulla testa e una giacca blu indosso quando all’improvviso avevate deciso di scendere perché voi un tragitto più brutto di quello non lo avevate mai fatto ed eravate scesi non appena riconosciuti i due o tre punti del centro che corrispondono all’incrociatore Aurora (che vi abbiamo suggerito noi di guardarlo) e qualche ponte sulla Neva. Potrebbe esserci anche la stazione Finlandia fra questi punti ma la eliminiamo perché davanti a quella stazione ci sono un sacco di turisti che dove ci son loro l’afflato poetico, come diceva Lev jasin, va a farsi fottere. Sarete scesi sotto il sole pomeridiano e avrete preso il ponte della Fonderia per raggiungere il centro a piedi e poi magari tornare a casa con la metropolitana perché voi un giorno più disperato di quello non lo avevate mai vissuto, quando a un tratto, dall’altra parte del ponte, dopo che avrete imboccato la lunghissima e deserta via che vi dovrebbe portare al Campo di Marte, salterà fuori un tipo che tiene un falco sul braccio sinistro. Ci ha proprio un polso avvolto da un bracciale di cuoio a cui il falco sta attaccato con una catenella nelle zampe. Voi vi volterete più volte ma vedrete che il falco non farà mai il gesto di aprir le ali per andarsene. Manderà strida acute ma queste sono dettate dal suo cervello arrogante, lui di per sé sta bene anche incatenato, sembra.
Ora però bisogna descrivere queste vie in cui vi trovate inseguiti dal falco e dal suo possessore. A San Pietroburgo non ci sono le vie come nelle nostre città occidentali che hanno un negozio dietro l’altro oppure un bar dietro l’altro o un ristorante dietro l’altro o una banca dietro l’altra o un’agenzia di :-viaggi dietro l’altra o una boutique dietro l’altra che si inseguono con le loro insegne che sono l’emblema della possibile ma illusoria sazietà. A San Pietroburgo anche in centro ci sono delle vie dove non c’è niente.
C’è una lunga strada davanti a voi e poi delle altre strade un ‘ più piccole che partono alla vostra sinistra e voi ne prenderete una. Ricordiamo che siete abbacchiati nell’umore e tristi nell’animo. Adesso cosa faccio, penserete, mi metto scappare da un falco? Cosa ci sono venuto a fare fin qui se adesso mi metto a scappare da un falco? Sono scemo? Spetta che scappo. E allungherete il passo, non c’è modo che questa guida possa dissuadervi dal farlo. Ma pensateci bene.
Continuerete per quella strada facendo una curva a destra e poi un’altra all’insù verso il capolinea degli autobus e a occhio e croce vedrete che lì in mezzo alla strada c’è un camioncino con una delle ruote di dietro sprofondata in una buca che si è creata forse per il troppo peso del camion dato che ci ha il cassone pieno di calcinacci di una casa che hanno demolito. Ci sono dei bambini lì intorno che guardano il camion e qualcuno ride perché il camion sembra seduto, tutto pencolante a sinistra, col muso alzato. La strada è bloccata ma in quel momento non passa neanche una macchina.
Noi non lo avevamo mai visto un falco prima d’ora così arrogante e imperioso e megalomane nonostante che fosse incatenato al suo possessore. Voi continuerete a percorrere la vostra strada come se niente fosse, anche se il falco, o il suo proprietario, vi verrà dietro. E dopo un po’ di quell’andare, come si conviene ai posti che generano misteri, voi all’improvviso non sarete più abbacchiati come poco prima. La vostra tristezza sarà evaporata dalla mente ma non chiedeteci come, perché a questo non è dato produrre una risposta convincente. Voi trovate il falco e poi ne parliamo.
Non badate ai vostri amici che vi chiederanno Com’è che prima eri là che camminavi tutto triste e poi d’un tratto ti si è raddrizzato l’umore? Quello che dici è incongruente. E invece sarà così. Ditegli ai vostri amici Ero a San Pietroburgo, avevo preso un tram che mi aveva fatto diventare triste con questa guida e poi ne avevo preso un altro sempre seguendo i consigli di questa guida e alla fine devo dire che questa guida sa il fatto suo perché poi sono diventato allegro. Forse è un’allegria che può destare qualche sospetto perché non c’era niente per cui diventare allegro ma io lo stavo diventando proprio e dovunque c’era una vetrina mi voltavo di tre quarti per vedere se stavo bene con la mia nuova giacca blu. Non stavo benissimo ma l’umore pian piano mi si è raddrizzato.
Una sera vi troverete in cucina con la cartina dell’est europeo aperta sul tavolo a dire Dunque, andare fino a Kiev, cosa ci saranno? Milletrecento chilometri? Eh, milletrecento chilometri, suppergiù… E per dove passeremmo? per la Russia Bianca?… Eh, io Minsk, un’occhiata… Minsk?… Se passiamo per la Russia Bianca, si va da Minsk, no?… Minsk?… O volete allungarla passando da Mosca? Mosca è un casino da attraversare in macchina?… Minsk?… Sì ma andare fino a Minsk per andare a Kiev c’è da essere poco normali. Be’, non vorrete mica fare la stessa strada che abbiamo fatto all’andata?… Questo no di certo. Però, anche Kiev, non saprei, e comunque senza passare da Minsk… Kiev poi è una bella città, eh… Ma non diceva Al’bin che l’Ucraina è messa male… ma se noi andassimo in Georgia, che intanto che ci siamo andiamo a vedere la casa natale di Kaladze? Kaladze, e chi è Kaladze? Be’, non conosci Kaladze? Ah, Kaladze! Sì lui. Eh, quasi quasi. Ma dov’è la Georgia? Eccola lì. Non è mica un po’ in fondo? La Georgia mi sa un po’ triste come posto. Guarda che la Georgia parlano una delle lingue più antiche del mondo. Sì però bisogneebbe andare in Georgia senza passare dall’Ucraina. Perché? Eh, dicono che lì in Ucraina la polizia son pesissimi. Sembra mica tanto facile arrivare in Georgia senza passare dall’Ucraina. Perché non andiamo fino a Odessa, poi attraversiamo la Moldavia, la Romania, la Serbia, la Croazia, la Slovenia, il Friuli e il Veneto?… Ripeti… Perché non facciamo quella strada qua, Odessa, la Moldavia, la Romania, la Serbia… E Odessa secondo te dov’è? In Ucraina. E cosa avevamo appena detto? Di non passar dall’Ucraina. Ah, ecco. Eh, allora non so. Be’, possiam mica tornare a casa per la stessa strada… Ah, questo no… Adesso una soluzione la troviamo… Minsk?… Mi sa che sia un po’ triste come città… L’hanno ricostruita dopo la guerra Minsk… E dove è nato Alejnikov… Io meglio di Alejnikov preferisco Kaladze. Kaladze? E chi è Kaladze? Quello di prima. Ah, Kaladze! Eh, lui. Be’ insomma vedrete che una soluzione la troveremo… Sì sì, vedrete che prima o poi una strada salterà fuori… Ma se noi l’allunghiamo passando da Mosca? Mosca è un casino da attraversare in macchina. E da Minsk? Sì ma andare fino a Minsk per andare a Kiev c’è da essere poco normali. Be’, non vorrai mica fare la stessa strada che abbiamo fatto all’andata? No, non dicevo quello, però anche Kiev, non saprei, e comunque senza passare da Minsk. Kiev poi è una bella città, eh. Ma non diceva AI’bin che l’Ucraina è messa male? Te cosa dici? Io dico che vado a letto.
Ma, a proposito di andare a letto, diranno i vostri lettori, non è che potreste segnalarci anche un qualche localino dove passar le serate, già che ci siamo? Mica per fare i materialisti, ma tornano a casa tutti contenti quelli che vanno nei paesi dell’est, possibile che la vostra guida ignori un particolare importante come questo?
Adesso arrivano anche i localini, non vi preoccupate.