Salta al contenuto principale
19 Luglio 2008 | Paesaggio dell'anima

A Parma, una notte d’estate

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

19 luglio 2008

Musica. Felice Del Gaudio: La Via Lattea

Cari ascoltatori, è notte, e prima di lasciare l’Appennino ammiriamo il cielo stellato, che solo qui, lontano dalle fonti luminose della pianura padana, risplende in tutta la sua bellezza. La musica di Felice Del Gaudio, bassista, contrabbassista e compositore formatosi a Bologna, ha disegnato per noi la Via Lattea, facendoci ricordare le parole che l’astrofisica Margherita Hack ha pronunciato il mese scorso a Bologna, invitata, in occasione dei suoi 86 anni, alla proiezione del documentario “Il secolo lungo” che il regista Roberto Salinas le ha dedicato. “E’ affascinante – ha detto l’astrofisica – capire di cosa sono fatti questi oggetti irraggiungibili e lontani, le stelle, che invecchiano; e scoprire l’avventura di una stella seguendo una lucina così debole come quella che emana. Le stelle sono come delle macchine del tempo che ci permettono di vedere com’era l’universo 13 miliardi e 600 milioni di anni fa, perché la luce che studiamo è partita proprio allora”. L’origine della luce: tema troppo impegnativo per noi, a quest’ora. Ci limitiamo a seguire con gli occhi una stella. Una stella sola, vagabonda, come quella che ci viene incontro con la musica dei Portishead, avvolta in una nuvola di sibili elettronici.

Musica. Portishead: Wandering star

Scendiamo dunque dal crinale tosco-emiliano, passando in modo dolce dalle faggete delle zone più alte ai boschi di quercia, carpino e castagno del medio Appennino, e infine alle colline circondate di vigneti che guardano dall’alto la pianura. Mentre scendiamo, dobbiamo stare attenti al ritmo delle curve, all’approssimarsi del sonno indotto dalla cena in trattoria a base di tagliatelle con farina di castagne e ottimi salumi locali. Ci prende un senso di pace a guidare nella notte, con i finestrini aperti perché è estate e l’aria non è fredda, ma profuma di bosco e porta con sé misteriosi fruscii, forse di animali spaventati dai fari, che cercano riparo negli anfratti. E poi la luna, che prima di farsi un poco offuscare dalle luci di Parma, brilla alta nel cielo. Una luna che vorremmo catturare: prendere e portare con noi nel letto, come suggerisce questa canzone dei Bevano Est, gruppo romagnolo che prende nome da un’area di servizio sull’autostrada tra Forlì e Cesena, e la cui musica affonda le radici nella tradizione popolare, coniugandola però con le più varie influenze, dal klezmer al tango.

Musica. Bevano Est: La luna nel letto

L’afa nebbiosa della pianura può aspettare. Ora che ci è passato il sonno, ci godiamo Parma, cui un’estate volubile ha concesso qualche notte sopportabile, come questa. La notte ci consente di girare con calma intorno alle architetture della città come ai fianchi di una bella donna. Parcheggiamo la macchina vicino alla stazione e raggiungiamo il centro a piedi. In breve siamo nel punto magico dove si confrontano il Duomo e il Battistero. Il Duomo ha un’elegante facciata romanica: se gli si gira intorno, comprendendo nel cerchio un paio di coppie di ragazzi stranieri che se ne stanno abbracciati nella bella notte italiana, si resta meravigliati dell’imponenza, ma anche della leggiadria delle masse murarie. La luna sorveglia le nostre vite, mentre indugiamo sul marmo rosa di Verona del Battistero, che sembra una specie di torre di Pisa, ma dritta e con otto pinnacoli. La Parma monumentale e storica è magnifica, conserva atmosfere letterarie e musicali, tanto che si potrebbe immaginare di essere seguiti nel nostro percorso notturno dalla “dame aux camélias”, da cui Giuseppe Verdi prese ispirazione per La Traviata. Se escludiamo dallo sguardo le ferite inferte alla città dalle ricostruzioni del dopoguerra – come già aveva fatto, andando a cercare nelle inquadrature solo la bellezza, il regista Bernardo Bertolucci nel suo film “Prima della rivoluzione” – vediamo che l’eredità dei secoli ducali non è scomparsa. Un po’ appannata, certo; ma i tesori artistici, i teatri, le lunghe isole pedonali, i caffè, cercano di restituire il giusto comfort a questa città così favolosa per Proust, che la sognò compatta, liscia, color malva, come gli suggeriva il nome, e viziosa.

Teniamocela stretta, questa Parma che nei giorni corti d’inverno, la sera, punteggiata dagli aloni luminosi dei lampioni, sembra un quadro impressionista. Teniamocele care, le “azzurrobrumose sere di Parma” del poeta Attilio Bertolucci, mentre ascoltiamo il Preludio de La Traviata, eseguito il 19 marzo 2005 dalla Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Georges Prétre.

Musica. Giuseppe Verdi: La Traviata, Atto I, Preludio, eseguito dalla Filarmonica Arturo Toscanini

E’ fragile, la bellezza di Parma. Ce ne accorgiamo questa notte, quando ormai tutti se ne sono andati, anche gli ultimi avventori dei bar e i ragazzi che si scambiavano tenerezze davanti al Duomo. E’ una bellezza costruita con artificio, dall’Antelami, da Correggio e Stendhal, dai Farnese e da Verdi, e poi assunta con sussiego e squisitezza quasi aristocratica da provinciali che si sono trovati al centro della scena, a recitare in un teatro dove tutti applaudivano. Perché applaudivano? Perché Parma si è costruita il suo mito, e per vanità o fedeltà ci ha creduto, dai melomani del Teatro Regio ai frequentatori delle osterie d’Oltretorrente, fino ai “perditempo incantevoli / emersi alla giornata di luce / dal granito consunto dei marciapiedi ducali”, come scrisse il “suo” poeta, Attilio Bertolucci. Ora, come questa notte, il palcoscenico è vuoto, il piedistallo è senza statua. Possiamo conservare la tua bellezza, “o città sospirata”, o “petite capitale d’autrefois”? Sono città come Parma, l’Eldorado d’Italia. Passiamo sotto una finestra aperta e illuminata: a quest’ora di notte, c’è chi aspetta insonne il giorno – come noi. Arrivederci alla prossima puntata.

Musica. Riccardo Tesi: L’Eldorado

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi