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26 Maggio 2011 | Racconti d'autore

Baltica 9

di Daniele Benati e Paolo Nori, Laterza 2008 (prima puntata)

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

26 maggio 2011

Baltica 9. Guida ai misteri d’Oriente è una finta guida turistica scritta da due autori emiliani, Daniele Benati, nato a Reggio Emilia, e Paolo Nori, nato a Parma e residente a Bologna. Una guida turistica sui generis – dicevamo – perché parla sì di un viaggio nei paesi dell’Europa dell’est, ma è inservibile come guida, per le continue divagazioni e digressioni monologanti che riportano, soprattutto nella scrittura di Nori, modi e tic dell’oralità. Ma se la scrittura è comica e bislacca, con un occhio a Queneau, il ritratto che ne esce – di questi luoghi baltici e post-sovietici visitati nel 2003 – è di “un cupore e una cupitudine e una cupetaggine simile a una disparatezza d’animo” che ce li fa, in qualche modo, amare. E così saltano fuori le allegrie, le cene alcoliche, i risvegli difficili e i vagabondaggi malinconici.

I misteri del viaggio di andata

E dopo a forza di monti Tatra vedrete che passerete anche il confine polacco e allora vedrete che comincerà a piovere, e vedrete che dopo il confine saranno sempre più fitti i mer­doni, intesi come camion o long vehicle, come scrivono loro sul retro dei loro mezzi in un cartello giallo con una scritta nera e il disegno nero di una sagoma di un cane bassotto.

E se state facendo i venti all’ora e siete in Polonia e vi chie­dete Come mai, sono in Polonia e sto facendo i venti all’ora? i motivi possono essere tanti, voi guardate davanti a voi, se vedete questa scritta questo disegno, non c’è da sbagliarsi, siete dietro a un merdone.

Dopo a un certo punto uno di voi, quello che sta guidan­do, dirà che lui a guidare pensa, e che la cosa che ha pensato che Sergej Esenin, il poeta russo, era bellissimo, famosissimo, fiondava a destra e sinistra con le donne più belle e più fa­mose della sua generazione, a meno di quarant’anni si è sui­cidato.

Leopardi, dirà quello che guida, era brutto, gobbo, non ha mai visto una passera neanche pitturata, di suicidarsi non ci hai mai pensato lontanamente, dirà uno di voi quello che sta guidando per via che lui a guidare pensa.

Ma a te Leopardi non piace? gli chiederà un altro di voi sorpreso da questa critica a Leopardi No no, dirà quello che guida, mi piace, però mi piace anche parlarne male.

La Polonia, all’inizio, è un po’ noiosa, le cose che vengono da pensare che i miliardari polacchi vendono camion, che i camion polacchi vanno senza benzina, di distributori di ben­zina i primi centocinquanta chilometri, in Polonia, neanche l’ombra, e che due di voi, una femmina e un maschio che avranno cominciato al confine a discutere se cambiare i soldi o non cambiare i soldi e dopo centocinquanta chilometri stanno ancora discutendo se era meglio cambiare i soldi o non cambiare i soldi, forse quei due lì stanno insieme, vien da pensare in Polonia, se no non litigavano così tanto per delle stronzate.

Per via delle informazioni pratiche, quattro zloty valgono un euro, e quando vi fermerete per far benzina e per mangia­re qualcosa verificherete che forse il fatto di cambiare non era poi una stronzata che la toilette, in alcuni autogrill polacchi, è a pagamento, e che due patate col burro e il prezzemolo costa­no due zloty, verificherete, cioè mezzo euro, cioè mille lire, cinquecento lire ogni patata con burro e prezzemolo, penserete facendo un calcolo mentale che va sempre bene per non atrofizzare la mente che in questi lunghi viaggi quello è un perico­lo per chi non guida chi guida invece pensa costantemente per esempio Abbiamo già fatto millecinquecento chilometri, dirà quello che guida, e chi non guida, che prima stava dicendo all’altra che non guida Hai visto, che se non cambiavamo i soldi non potevamo neanche andare a cagare, Sì adesso non ci facevano andare in bagno, stava rispondendo l’altra e l’altro, stupito da questa idea della strada percorsa Millecinquecento chilometri, dirà, non ci hanno ancora fermato la polizia, dirà, e poi seguirà un breve silenzio e poi subito Certe cose è meglio non pensarle neanche, dirà poi quello che guida subito dopo.

Che significa che forse, delle volte, la mente sarebbe meglio lasciarla atrofizzare però è difficile allora uno di quelli che non guida La polizia, dirà, non c’era mica, una volta, la polizia, cosa alla quale seguirà un lungo silenzio accompagnato lungo la strada dall’incontro con diverse macchine della polizia vuote ferme sul ciglio della strada alcune anche bruciate che prima penserete a atti di anarchia e giustizia sociale, poi penserete a dei dissuasori, poi penserete a uno stato polacco con tutta polizia finta tutti fantocci e macchine giocattolo e chissà, forse è proprio questa, la verità.

E poi di nuovo ci sarà silenzio in macchina perché di lì a poco starete per incontrare un punto della Polonia dove ci sono delle condizioni climatiche che vien giù un’acqua della madonna.

È un breve tratto che va dal paese di Wodzislaw a quello di Chaciny che però dopo averlo percorso vi sembrerà di essere passati attraverso un incubo dato che i venti caldi del sud cozzano proprio in questo punto contro quelli freddi provenienti da nord producendo un abbattimento di pioggia così continuo e spaventoso che gli abitanti del luogo hanno finito per chiamare l’intero fenomeno luodzscin czaperciak polska mesnesni, ossia il cupo e vile incubo quotidiano del cielo polacco (nella traduzione abbiamo preferito lasciare entrambi gli aggettivi cupo e vile perché il prefisso “luo”  suggerisce sia l’idea della viltà che quella della cupezza).

Ma non vorremmo preoccuparvi troppo con questa pre­monizione di vile maltempo assassino perché non tutti nel vo­stro viaggio passeranno attraverso questa esperienza di paura. Difatti mentre sorgerà una discussione fra i due davanti se non sia il caso di fermarsi ad aspettare la fine del diluvio dato che non si vede un’acca neanche col tergicristallo al massimo, ci sarà quello seduto dietro che interverrà al dibattito con un suo personale ronzio di naso che lui si vede che come tipologia umana appartiene a quelli che di fronte ai problemi del mondo si mettono a russare. Si vede che esistono anche di questi personaggi nella filogenesi dei viaggiatori e uno di questi scoprirete di esservelo tirati dietro nel frangente in questione.

Perché la discussione che sorgerà fra i due seduti davanti sarà una discussione vera e propria e nemmeno tanto silenziosa dal momento che il guidatore vorrà tirar diritto per non farsii sorpassare da tutti i camion a cui è passato davanti nel frattempo i quali se ne strafottono della pioggia e continuano a andar via pimpanti come sotto il sole, e l’altra di voi che invece avrà paura di finir male dentro a un fosso polacco e mugugnerà di continuo perché la pioggia ha steso un panno grigio davanti ai suoi occhi che non riesce a intravedere niente nel futuro. Quindi occorrerebbe un terzo parere pacato e costruttivo come in tutte le democrazie, ma come abbiam detto ci sarà solo un rumore che proviene dal fondo che sarà quello di un ronfatore tranquillo.

Che vi coglierà anche un attimo di meraviglia in mezzo a tutto quello squallore polacco e penserete anche sul momento con meraviglia a come si possa fare con dei tuoni così e delle saette così, a dormire? come si fa a russare per giunta? Che il suo russare alla lunga assumerà quasi perfino il tono di uno sberleffo ai vostri orecchi e allora voi cercherete di coprirlo mettendo su una cassetta dei Belli dentro che suonano il liscio. E con questa musica nell’abitacolo e il basso continuo che viene da dietro passerete in mezzo alla desolazione polacca e alla pioggia che vi bastonerà ancora per parecchi chilometri fino a quando dal cielo non spunterà una schiarita che metterà fine all’incubo.

Dopo che smetterà di piovere, a cento chilometri da Varsavia, a un certo punto, sull’autostrada che porta a Varsavia, a cento chilometri dalla capitale starete attenti a tenere il centro della strada perché nella corsia d’emergenza c’è sempre uno con un’andatura zigzagante che va incontro ai camion con un coraggio polacco generato forse dalla vodka polacca chi lo sa, fatto sta che è meglio tenere il centro e sperare per lui che si scaravolti nel fosso che smaltisca lì un po’ di coraggio che poi si svegli gli ritorni la paura di vivere che delle volte fa bene, soprattutto in Polonia.

Che la Polonia vedrete è un paese stranissimo per esempio in autostrada ci sono i semafori, anche in Austria avrete notato semafori in autostrada, solo in Austria eran sempre verdi, qui invece ogni tanto diventeranno rossi ci sarà della gente che attraverseranno e attraverseranno anche senza semaforo anche dei cani e delle biciclette, vedrete anche della gente che fa inversione, più di uno, e anche due che si saranno andati a stampare contro il guardrail della corsia di sorpasso che come avran fatto con la strada dritta non capirete sarete portati a pensare che sia per via del famoso coraggio polacco e nella macchina vostra crescerà un sincero sentimento di ammirazione per il popolo polacco così coraggioso e dentro la vostra macchina questo sentimento di ammirazione sarà l’unico sentimento presente fino a che non sentirete uno di voi che sospirerà, significherà che è tornato a pensare alla doganiera slovacca che anche lei sembrava coraggiosa e altera e incorruttibile e così innamorata del proprio mestiere e poi dovrete inchiodare perché ci sarà un camion di pere che si ferma di colpo e poi l’autista che scenderà a pisciare e poi risalirà ripartirà come se niente fosse.

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