Salta al contenuto principale
13 Ottobre 2012 | Paesaggio dell'anima

Cent’anni, maestro!

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

13 ottobre 2012

Le musiche di questa puntata: Francesco De Gregori, Giovanni Fusco, Nico Fidenco, Mina, Giorgio Gaslini.  

Musica. Francesco De Gregori: Rimmel.

“E il vento passava sul tuo collo di pelliccia / e sulla tua persona …”. Era “Rimmel” di Francesco De Gregori: ma ricordate la pelliccia intorno al collo di Lucia Bosè nella “Cronaca di un amore” di Michelangelo Antonioni? Che bella, Lucia Bosè, in quel film del 1950 che fu l’esordio nel lungometraggio del grande regista ferrarese. Il 29 settembre scorso Michelangelo Antonioni avrebbe compiuto cento anni, e dunque – come usa in queste occasioni – vogliamo celebrarlo. Tutti sappiamo che c’è stato nel cinema uno “stile Antonioni”. Tutti conosciamo l’intrinseca bellezza delle sue immagini. “Cronaca di un amore” segna una rottura con il neorealismo allora imperante. Mentre tutti parlavano di dopoguerra e povertà (il neorealismo è il riscatto morale dalla vergogna del fascismo), la sua cinepresa filmava i tormenti della borghesia, il collo di pelliccia di Lucia Bosè. Facciamo una pausa musicale per ascoltare il tema de “L’avventura”, il film del 1960 in cui la collaborazione tra Antonioni e il compositore Giovanni Fusco raggiunse il massimo dell’efficacia.

Musica. Giovanni Fusco: L’avventura – Theme (dalla colonna sonora de “L’avventura”, 1960).

“L’avventura” è il primo film di quella che è stata chiamata la “trilogia dell’incomunicabilità” del maestro ferrarese, comprendente anche “La notte”, del 1961, e “L’eclisse”, del 1962. Sono tre opere modernissime, di grande eleganza formale, di struggenti disperazioni, in cui si perfeziona lo stile Antonioni: comunicazione rarefatta, lunghi piani sequenza, tempi morti, finali aperti. Il regista mette in scena il vuoto totale di esistenze perdute, coppie in crisi, instabilità sentimentali: in quegli anni Sessanta, Antonioni vedeva la crisi dei rapporti tra i sessi come la spia della decadenza dell’intera società. Come Pasolini, avvertiva i traumi e le distruzioni di una trasformazione troppo rapida della società italiana da contadina a sesta potenza industriale del mondo. Un passaggio epocale, non solo socioeconomico ma anche psichico, simile a quello che stanno vivendo oggi Cina, India, Turchia, Indonesia. Nico Fidenco è stato una delle grandi voci degli anni del boom italiano. Ascoltiamolo in un brano della colonna sonora de “L’avventura”.  

Musica. Nico Fidenco: Trust me (dalla colonna sonora de “L’avventura”, 1960).

Un senso di ansia e di angoscia pervade tutti i film di Antonioni. L’amore e la passione sono in genere le cause scatenanti degli eventi, il motore che li fa precipitare verso il nulla rattrappito in un grido. Il regista cercava il linguaggio più esatto per esprimere il mondo che voleva rappresentare, e questo mondo in crisi aveva bisogno della passione per esistere e per degradarsi. Nevrosi e incomunicabilità rappresentano la malattia dei sentimenti, che trova corrispondenza nell’architettura urbana in cui si muovono gli antieroi di Antonioni: la lugubre Milano di “Cronaca di un amore”, la malinconica Torino de “Le amiche”, la bassa padana funerea e nebbiosa de “Il grido”, di nuovo Milano, industriosa e squallida, ne “La notte”, e la Roma spoglia, deserta e malata de “L’eclisse”. In questo film, la canzone che fa da sottofondo ai titoli di testa è cantata da Mina: la musica è sempre di Giovanni Fusco e il testo è dello stesso Antonioni.

Musica. Mina: Eclisse twist (dalla colonna sonora de “L’eclisse”, 1962).

Nonostante i suoi film, Antonioni era un uomo allegro: così almeno lo ricordava il romagnolo Tonino Guerra, che fu sceneggiatore de “L’avventura”, “La notte”, “L’eclisse”, “Il deserto rosso”, “Blow up” e “Zabriskie Point”, insomma i suoi film più belli. “Questa sua umidità del Po, me la sento addosso”, diceva Guerra. E si sentiva addosso le colonne bianche della banca ne “L’eclisse”, come le nuvole di fumo delle ciminiere de “Il deserto rosso”. Immagini di un mondo malsano e arido in cui si è arenata la modernità invadente, e dietro le quali si nascondeva forse – secondo Tonino Guerra – il lato struggente e romantico della personalità di Michelangelo Antonioni. La musica de “La notte” è stata composta da un altro grande compositore, Giorgio Gaslini. Ascoltiamo “Blues all’alba”: con questo brano vi salutiamo e vi diamo appuntamento alla prossima settimana, con una nuova puntata sul cinema di Michelangelo Antonioni.

Musica. Giorgio Gaslini: Blues all’alba (dalla colonna sonora de “La notte”, 1961). 

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi