Le musiche di questa puntata: Sun Ra & Arkestra, Rossana Casale, King Crimson, Francine Poitras, Patti Smith.
Musica. Sun Ra & His Astro-Infinity Arkestra: Love in outer space.
Siamo a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, cari amici, dove qualche giorno fa, il 9 aprile, al Teatro Asioli abbiamo ascoltato, per la nona edizione di “Crossroads”, la magnifica Sun Ra Arkestra, arrivata da Saturno con un viaggio interstellare, con le sue percussioni astrali e una poderosa sezione di fiati, per portarci nel cosmo, fuori dagli spazi consueti. L’amore in un spazio esterno – s’intitola questo brano che introduce il tema di oggi. Giocando con le parole del titolo, possiamo prefigurare un outer space, uno spazio esterno, un giardinetto o una periferia dell’anima, un cortile o un deposito bagagli, dove proiettare i sogni, le pulsioni, i desideri che non trovano accoglienza nello spazio ordinato della casa?
Musica. Rossana Casale: Circo.
Sarà forse un tendone da circo il contenitore delle emozioni più bambine, degli infantili volteggi a bocca aperta? Sì, è così. Le bestie feroci che agitavano il sonno del pittore pazzo Antonio Ligabue erano la trasposizione fantastica degli animali visti allo zoo e delle gabbie di polli smistate lungo le rive del Po. Nella sua ingenuità, l’artista si cala dentro un mondo panico di entusiasmo e paura, in sintonia con gli animali, in un lungo soggiorno nel dolore. Ma basta alzare gli occhi dal fango e dal sangue della terra, per salire alle stelle. Lo fa Ligabue, attraverso l’urlo, la fame, la paura. Lo fa Van Gogh, scrutando il cielo di Arles e la notte stellata di Saint-Rémy. E lo fanno gli artisti del circo, i funamboli, i trapezisti che volteggiano nel vuoto, sotto l’immensa cupola del firmamento. “Cirkus” è un brano dei King Crimson del 1970. Metafore circensi nel testo poetico di Pete Sinfield: “Gli elefanti hanno dimenticato / nutriti a forza di gesso vecchio / hanno mangiato il suolo delle proprie gabbie. / Gli uomini forti hanno perso i capelli / la biglietteria è crollata / e i leoni si sono affilati i denti. / I guanti corrono intorno alla pista / gli stalloni fuggono in preda al panico / pandemonio nell’aria / ho corso verso la porta / il direttore gridò: Tutto il divertimento del Circo!”.
Musica. King Crimson: Cirkus.
Tutto il divertimento del circo! Abbiamo visto a Bologna, qualche settimana fa, “Saltimbanco”, il meraviglioso spettacolo di acrobazie, luci e suoni del Théatre du Soleil, la compagnia canadese di teatro-circo più famosa al mondo. Esercizi ginnici di rara eleganza, sontuose coreografie di ballo e un vocabolario visivo barocco e felliniano, ridondante di colori, effetti scenici e luci del varietà. Tutta la sera col naso all’insù ad ammirare le incredibili evoluzioni al trapezio di due ragazze, le acrobazie a mezz’aria di quattro angeli, le sfide alla legge di gravità e mille altre sorprese. E’ il sogno di volare, che è anche il titolo di un brano dello spettacolo, eseguito dal vivo, come tutte le musiche, e cantato in italiano da Francine Poitras. Mentre ci arrendevamo alla magia del circo, abbiamo pensato a come sarebbe divertente un mondo di pinocchi, di clown, di gelsomine, di augusti, di contorsionisti ed equilibristi che modificano a loro piacimento il reale, lo imbrigliano nel circo immaginario che confonde le nostre vite, le mette in scena con umiltà, verso la tenerezza, la grazia, la leggerezza!
Musica. Francine Poitras: Il sogno di volare (dalla colonna sonora di Saltimbanco del Cirque du Soleil).
Potrebbe anche accadere il contrario. Potrebbe accadere che, anziché essere tentati dal sogno di volare, dal raggiungere le stelle, si sia risucchiati in basso, nei sotterranei. E’ quello accade ad Alice, e ne parliamo perché è nelle sale in questo periodo il film di Tim Burton Alice in wonderland. La storia è nota. Alice appena addormentata si accorge di un coniglio bianco in panciotto che corre con un orologio in mano. Incuriosita, lo segue verso la tana ma cade in un tunnel, sprofondando in un mondo onirico assurdo, ricco di nonsensi e popolato di strani personaggi, come il gatto del Cheshire che sogghigna e compare e scompare a pezzi, la Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto, che prendono il tè cambiando continuamente posto, o una regina aggressiva che vuole solo tagliare teste. Ah, mai seguire il Bianconiglio! Perché porta là dove non ci si aspetta di andare. O forse no: meglio seguirlo, perché porta nel paese delle meraviglie. White Rabbit è una canzone dei Jefferson Airplane del 1967. Siamo in piena era psichedelica, i giovani cercano Wonderland e vogliono arrivarci in tutti i modi. Grace Slick scrisse la canzone in mezz’ora sotto gli effetti del Lsd, del Bolero di Ravel e della lettura di Alice di Lewis Carroll. Ascoltiamo il brano nell’interpretazione di Patti Smith.
Musica. Patti Smith: White Rabbit (cover dei Jefferson Airplane).