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27 Novembre 2010 | Paesaggio dell'anima

Colori proibiti

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

27 novembre 2010

Le musiche di questa puntata: R. Sakamoto – D. Sylvian, Laurie Anderson, Timoria, Ferrara Ensemble, Nicole Renaud.

 Musica. Ryuichi Sakamoto – David Sylvian: Forbidden colours.

  “Il mio amore indossa colori proibiti / La mia vita crede in te ancora una volta …”: testo e voce di David Sylvian, musica di Sakamoto per un brano famoso di un film altrettanto famoso. Quali sono i colori proibiti, cari ascoltatori? In Iran ci si veste o di nero o di bianco, in Arabia Saudita le donne indossano solo lunghi camicioni neri. “Colori proibiti” è anche il titolo di un romanzo del 1951 dello scrittore giapponese Yukio Mishima, che narra la storia di un giovane bellissimo, adorato dalle donne come dagli uomini, che usa la sua bellezza per il sottile piacere di far soffrire chi lo ama. In un mondo vacuo e decadente, l’unica etica possibile per chi, come Mishima, vive lo splendore della malinconia, è quella dell’antico samurai: onore, bellezza, dedizione alla causa, eroismo. Per realizzare questi ideali Mishima arrivò a suicidarsi con il rituale del seppuku, in uso tra i samurai. Con la musica restiamo in Giappone, mentre il nostro viaggio in regione ci porta in un luogo dove i colori non sono proibiti, anzi: decorano le facciate delle case e dilagano festosi su tutti i muri del borgo.

 Musica. Laurie Anderson: Kokoku.

 Eccoci a Dozza, cari amici, un borgo posto sulle prime colline che sovrastano la via Emilia, a metà strada tra Bologna e Imola. Dozza è uno de I Borghi più belli d’Italia, ed è per questo che siamo qui. Anche in questi giorni di novembre freddi e umidi, il paesaggio assomiglia per certi versi alla Toscana, per i vigneti con i filari allineati sui pendii e la morbidezza del verde – che ora, però, scolora nel grigio, s’inasprisce nelle brine. Colori che muoiono e colori che esplodono: a Dozza, l’arte si fa paesaggio urbano e arreda i muri delle case, le strade e le piazze, aprendo suggestioni improvvise a ogni angolo. Il borgo ospita, infatti, la Biennale d’arte del Muro Dipinto, la manifestazione settembrina di pittura sui muri delle case, nel corso della quale gli artisti dipingono “dal vivo”, davanti agli abitanti incuriositi. Dal 1960 a oggi, circa duecento artisti hanno trasformato il borgo medievale in un museo a cielo aperto, con oltre novanta affreschi a impreziosire le facciate delle case. Tra le stradine selciate, il colore emana il suo potere. Colori che muoiono, colori che esplodono: è la canzone dei Timoria, anno 1990.

 Musica. Timoria: Colori che esplodono.

 Dozza conserva la forma affusolata che le hanno donato le antiche fortificazioni. La stretta simbiosi tra l’imponente rocca e l’insediamento sottostante, che segue il tracciato delle vecchie mura, comunica quell’armonia tra natura e intervento dell’uomo che si respira solo nei luoghi orgogliosi del proprio passato. La rocca cadde nel 1494 sotto il dominio di Caterina Sforza, signora di Forlì, una delle donne più in vista del Rinascimento. Caterina, secondo le cronache del tempo, era una “donna d’ardore”, una forza della natura: energica, astuta, scaltra, vendicativa, esperta in alchimie erboristiche, tanto da scrivere un trattato contenente circa 500 rimedi di bellezza e curativi, con indicazioni per la preparazione di pomate, unguenti, cosmetici, veleni, cui si dedicava con l’aiuto degli speziali di corte. Perché “quella tigre della madonna di Forlì”, figlia di Galeazzo Sforza e nemica dei Borgia, che conduceva in battaglia i suoi soldati, era anche celebrata per la sua bellezza. Ascoltiamo un ballo in voga ai suoi tempi, eseguito dal Ferrara Ensemble.  

 Musica. Ferrara Ensemble: Rostiboli gioiosa.

 Oggi nella rocca di Caterina Sforza si sente il profumo del vino. Infatti, vi ha sede l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, e non è un caso, perché i vigneti intorno al borgo danno un vino, l’Albana, che affonda le radici in un passato remoto, quando era il bianco più apprezzato dai dogi della Serenissima Repubblica di Venezia. Tutti i vini del territorio sono rappresentati in queste sale antiche, dal delicato Pignoletto dei Colli Bolognesi al rosso Sangiovese di Romagna, che è vino da carne e di formaggi di carattere; dai lambruschi profumati di violetta alle vigne occidentali, Barbera e Bonarda, che hanno origine d’Oltrepò; dalla grande malvasia dei Colli di Parma ai vini di pianura, fatti apposta per accompagnare zuppette di rane e altre delizie rurali e fluviali, come la salama da sugo e l’anguilla ferrarese. Il vino buono migliora la vita: ce ne accorgiamo quando usciamo, ebbri, da uno dei molti ristoranti della zona, saziati con un guanciale di romagnola brasato, o un freschissimo squacquerone, e i muri dipinti illuminati dai lampioni danno vita a figure e fantasmi. Noi cerchiamo il nostro colore sfogliando la tavolozza musicale di Nicole Renaud, soprano francese che si accompagna con l’armonica per costruire storie d’amore viste attraverso i colori. Noi abbiamo scelto il grigio.   

 Musica. Nicole Renaud: Le gris.

Brano corrente

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