28 agosto 2010
Le musiche di questa puntata: Arvo Pärt, Alice, Zbigniew Preisner, Il Teatro degli Orrori, Ambrogio Sparagna & Giovanni Lindo Ferretti.
Musica. Arvo Pärt: Für Alina.
Cari ascoltatori, la musica del compositore estone Arvo Pärt è una musica bianca, immersa nel silenzio, fatta di poche note, del respiro profondo delle pause, della lentezza tra un suono e l’altro. La cantautrice romagnola Alice ha inserito Für Alina nel suo album God is my dj, che è un viaggio spirituale, mistico, alla ricerca del sacro nella musica, delle voci di Dio. Nella settimana dedicata alle vacanze di ferragosto, noi cerchiamo di dare un senso alla parola “vacanza”, che letteralmente significa – dal latino – essere liberi da impegni, mentre più vicino al nostro senso di vacanza è la parola otium, da intendersi come il tempo che si dedica a sé, al proprio privato. Abbiamo lasciato a casa computer, iphone, ipad, cellulare. Vogliamo essere liberi, irreperibili, irrintracciabili. E passeggiare beati tra le tombe del cimitero di Bologna. Invasi da un oceano di silenzio, da una “luce che illumina i miei pensieri neri”.
Musica. Alice: L’oceano di silenzio (di Franco Battiato e Fleur Jaeggy).
Se, girovagando tra le tombe della Certosa, tra tante lapidi di nomi perduti e strazianti iscrizioni, dovessimo assegnare un premio al capolavoro, diremmo la Desolazione di Vincenzo Vela, artista celebrato in tutta Europa. Datata 1875, la statua della tomba Gregorini Bingham rappresenta la disperazione di una ragazzina dai lunghi capelli che si tiene il viso tra le mani. E’ un volto – è stato detto – da Stabat Mater di Pergolesi, attonito, frastornato: incredulo davanti alla morte. E’ un volto vero, vivente, eppure morto, incatenato tra desolazione e attesa. Vorremmo stare qui ore, giorni, secoli, a parlare con questa ragazza, a svelarne il mistero. Il mistero che l’ha portata lì ed è contro natura, dice Camus, perché la morte è la distruzione del senso, è l’“estremo sopruso”.
Musica. Zbigniew Preisner: Sanctus (da “Requiem for my friend”).
Tra Rodin e Michelangelo, si muove l’eclettismo di Giorgio Kienerk, autore nel 1898 della tomba Comi, dove al centro di un’ancona in stile rinascimentale sfilano in silenziosa processione le immagini di una vita, dall’infanzia alla vecchiaia. Nell’eterno ritorno delle nascite e delle morti, il ciclo si chiude e poi ricomincia, all’infinito, e tutte queste persone che ora attendono in silenzio, sulle lapidi e nelle tombe, sembrano porre una sola domanda – Mi ami? – alla quale Dio e l’universo dovrebbero dare una risposta. La risposta migliore, forse, è dichiarare il mistero. Le statue innalzate alla Certosa dalla pietà dei bolognesi dicono che non è possibile vivere senza credere a nulla. Ma c’è chi dice che, se Dio esistesse, dovrebbe farsi carico di una tal somma di dolori, ingiustizie e illogicità che non ne verrebbe a capo. Attenzione, allora, a come si tramuta la preghiera del Teatro degli Orrori, gruppo rock tra i più interessanti della nuova scena, con le idee ben chiare: “Padre nostro, che sei nei cieli, venga il tuo regno / (… ) la fuoriserie e il guard rail / abbreviano l’attesa in un baleno / (…) Padre nostro, non perdonarli mai / sapevano e sanno benissimo / quello che fanno: dicono sia legale /Non soltanto Dio non governa il mondo / ma neppure io posso farci niente” …
Musica. Il Teatro degli Orrori: Padre Nostro.
Dolore, speranza. Si racchiude in queste due parole il senso di un cimitero. La speranza è che Dio e l’universo rispondano “sì” alla domanda che noi rivolgiamo loro: Mi ami? Il cielo, in sé, è ineffabile. Risponde? Non risponde? Il cielo è un viaggio verso un luogo dove non siamo mai stati. Ambrogio Sparagna e Giovanni Lindo Ferretti combattono la desolazione con una preghiera.
Musica. Ambrogio Sparagna & Giovanni Lindo Ferretti: Padre Nostro.