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1 Maggio 2010 | Paesaggio dell'anima

Dove ci porta la musica

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri. 

1 maggio 2010

Le musiche di questa puntata: Sara Loreni, Ofeliadorme, The Soul, Alessandro Scarlatti, Quartetto Magritte. 

Musica.  Sara Loreni: Così non va.

 La voce parmigiana di Sara Loreni apre, cari ascoltatori, il nostro appuntamento di oggi. È una voce vincitrice, perché si è aggiudicata il premio sezione Musica Libera e il premio MEI che la Regione Emilia-Romagna ha indetto – tramite la nostra radio, Magazzini Sonori e l’agenzia informazione della Giunta – per sostenere e divulgare la creatività musicale della nostra regione. Com’è noto, l’Emilia-Romagna è da sempre un laboratorio fecondo di idee musicali, che trovano espressione negli stili più vari, dal blues al folk, dal rhythm and blues al soul, dal pop al jazz, dall’elettronica alla canzone d’autore. Non tutti sanno, invece, che a Bologna esiste un dipinto di Raffaello che raffigura Santa Cecilia, la patrona dei musicisti. E con questo ci ricolleghiamo al tema della grazia che abbiamo “messo in musica” la settimana scorsa. Prima, però, ascoltiamo uno dei tredici brani finalisti selezionati dalla giuria del concorso “La Musica Libera. Libera la Musica”, raccolti nel cd pubblicato dalla Regione.

Musica. Ofeliadorme: This World.

 Con questo brano del quartetto bolognese Ofeliadorme siamo passati dall’atmosfera un po’ canzone francese e un po’ jazz di Sara Loreni a un’ipnosi acustica, con minimi innesti elettrici ed elettronici, che fa aleggiare tra sonno e veglia la voce di Francesca, la cantante. Ofelia, il personaggio shakespeariano dell’Amleto che un infelice amore porta a una morte romantica, è una ragazza che nella sventura mantiene una sua grazia, come si vede nei dipinti preraffaelliti che la ritraggono sdraiata nell’acqua del ruscello dov’è caduta, morta come se dormisse, e coperta di fiori. La grazia scende quindi anche sulla scena della morte e del martirio, come nel quadro di Raffaello custodito nella Pinacoteca di Bologna. Qui la protagonista è una martire cristiana, Cecilia, sepolta nelle catacombe di Domitilla. Diventata, non si sa bene perché e quando, patrona dei musicisti, Raffaello la raffigura circondata da quattro santi e con lo sguardo estatico rivolto al cielo, mentre abbandona gli strumenti musicali a favore della voce: a favore del canto celeste che proviene dall’alto (la musica delle sfere) e che sente dentro di sé. Ma a questo punto conviene riscaldarci un po’ con il brano vincitore della sezione Soul e Rhythm & Blues, opera dell’ottimo soul singer bolognese Danilo Pavarelli con il suo gruppo funky, The Soul.

Musica. The Soul: Ain’t Gonna Let You Down.

 Questa è certamente una canzone scritta in stato di grazia. A proposito del dipinto bolognese di Raffaello, il filosofo Schopenauer osservava che lo sguardo di Cecilia rivolto al cielo simboleggia il passaggio a un punto di vista superiore all’arte. Perché l’arte, il piacere estetico – per Schopenauer – sono solo consolazione, l’entusiasmo che per un momento fa dimenticare all’artista i dolori della vita, ma sono ancora impregnati di “volontà”, schiavi di un desiderio che sempre si rinnova e sempre ci tormenta. Il saggio, invece, sa elevarsi al di sopra di queste vertigini, e arrivare a una rassegnazione che calma la volontà, spegne il desiderio e non fa soffrire. La musica – sembra dire – è tutta impregnata di sensi, di voluttà. La voce invece è pura, ed è per questo che Santa Cecilia abbandona l’organo che tiene in mano e lascia per terra alla rinfusa tutti gli strumenti per ascoltare il canto: il canto dell’angelo. 

Musica. Alessandro Scarlatti: Il martirio di Sant’Orsola. Aria Sant’Orsola “Deh volate, bei dardi amorosi” (esecuzione: le Concert de l’Hostel Dieu). 

In quest’aria del Martirio di Sant’Orsola – scrive Raffaele Milani ne I volti della grazia, Scarlatti “esprime con delicatezza straordinaria la qualità dell’incontro tra grazia del canto e grazia del suono”. Ma a noi oggi non interessa fare la distinzione tra musica terrena e musica celeste, tra suono e canto. L’importante è che si manifesti la grazia, che le mani sulla chitarra o sul pianoforte, l’armeggiare con il cavo dell’amplificatore, avere un microfono davanti alla bocca, o uno spartito sotto gli occhi, evochino a chi ascolta qualcosa che ha a che fare con la bellezza e l’amore. La musica ci porta oltre le nostre vite, nel terreno della grazia. Consola le nostre infelicità, affronta il vuoto. Che si ascolti Bach o i giovani musicisti che hanno partecipato al concorso “La Musica Libera. Libera la Musica” della Regione, è il sorprendente congegno dell’immaginazione e dell’arte che deve colpirci. Sentite la pura bellezza di questo brano del bolognese Quartetto Magritte, anch’esso giunto alla selezione finale. Ci sembra che la creatività musicale goda di ottima salute nella nostra regione, se i risultati sono questi.

Musica. Quartetto Magritte: Einaudito.

Brano corrente

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