Musica. Yann Tiersen: Le Méridien (con Lisa Germano)
Cari amici, è arrivata l’estate. E con l’estate i festival, le rassegne musicali e teatrali e le altre iniziative culturali di cui è ricca l’Emilia-Romagna. Le scorse settimane abbiamo sostato nella bassa emiliana, ora torniamo verso l’Appennino dove da poco si è concluso il primo festival nazionale del cammino – sì, proprio un festival dedicato all’arte del camminare, ambientato nei suggestivi luoghi del Passo della Cisa, fra il borgo medievale di Corchia e il paese di Berceto, lungo quel tratto della Via Francigena che attraversa il territorio parmense e proprio lì lo supera per proseguire in Toscana.
Dunque torniamo al nostro amato Appennino, non solo per sfuggire il caldo che si preannuncia intenso, tropicale addirittura (ah, le belle estati mediterranee!), ma anche perché è ancora in corso, per noi moderni cultori della vita errabonda, il Festival della Via Francigena: un cammino di concerti, spettacoli, incontri, che si svolge tra giugno e luglio dal nord Italia alla Toscana, passando per Parma e Piacenza, lungo i borghi attraversati un tempo da mercanti, soldati, artisti e pellegrini diretti a Roma.
Stiamo andando a Parma e dunque ascoltiamo i Pecksniff, un sestetto giocoso e sgangherato che si sta imponendo sulla scena indie-rock nazionale. Arrivati al terzo disco, questi ragazzi parmensi che cantano in inglese alternando voci maschili e femminili, dimostrano una notevole abilità. E’ segno che dalla provincia arrivano ancora energie fresche, capaci di trasformare anche i sobborghi – ha detto un critico – in sereni giardini d’infanzia.
Musica. Pecksniff: Baby hurricane
Vi piace camminare? Misurare il mondo lentamente, coi vostri passi? Venite allora con noi sull’Appennino parmense, terra slow per vocazione, dove è nato il primo festival nazionale sul mondo a piedi. Un festival sulla cultura del camminare non poteva nascere che qui, intorno al passo della Cisa, tra i monti dell’Appennino, da dove nei secoli sono scesi verso la pianura, talvolta spingendosi oltre le Alpi, braccianti e avventurieri, venditori di cianfrusaglie e di inchiostri, suonatori d’organetto, poveri disgraziati che andavano a far ballare le scimmie sulle piazze di tutta Europa. A piedi, naturalmente.
Compiano, sede di un museo dell’emigrazione dedicato agli “orsanti”, da qualche anno ricorda le peripezie degli antichi valligiani nel Festival dei Girovaghi, il cui motto è “We are moving”, siamo in movimento. E poi, come abbiamo detto, c’è il Festival della Via Francigena. Il quale incrocia nel parmense il festival che ci porta a camminare a piedi sui passi di montagna e si chiama – appunto – “PassoParola”.
Visto che stiamo facendo gli escursionisti sui sentieri dell’Appennino, e guardiamo questi monti che ci mettono al riparo dalla calura della prateria padana, possiamo ascoltare “Mountains”, un brano dei Satellite Inn, gruppo partito una decina d’anni fa dai palchi anonimi di Forlì per ritrovarsi, con il suo alternative folk-rock, sulle highways d’America.
Musica. Satellite Inn: Mountains
Pensieri viandanti, dunque. La strada è di tutti, scriveva Kerouac. Quando siamo sulla strada, siamo tutti uguali, non importa chi siamo e dove andiamo. Anche se mettersi in cammino è sempre un cercare qualcosa; e il viaggio non è mai solo uno spostarsi da un posto a un altro, ma è sempre un cercare dentro se stessi. A volte, l’unico modo per ri-trovarsi è partire; a volte è possibile ri-trovarsi soltanto in terra straniera. Ecco perché i tre forlivesi dei Satellite Inn scelgono di suonare musica americana. Il rock, il blues, anche nelle loro commistioni con il folk, sono musica da viaggio. Sono le strade polverose dell’America minore, le stanze dei motel sulle freeways, sono i sogni che ci vengono incontro nei deserti, sotto cieli così azzurri che ci fanno piangere e amplificano la nostra voglia d’America. Per restare dentro questo mito del viaggio, ascoltiamo un’altra band molto apprezzata nell’ambiente dell’indie-pop, i bolognesi Franklin Delano, che sembrano americani a tutto tondo. Cantano anche loro in inglese e hanno un sound lievemente ipnotico che, tra languori e increspature, evoca assolate pianure. Quelle che ora si perdono in lontananza, avvolte nell’afa estiva.
Musica. Franklin Delano: Me & my dreams
Eccoci, cari ascoltatori, sui sentieri che salgono al passo della Cisa. Ci stiamo avvicinando al borgo di Cassio, a
Salutiamo gli antichi pellegrini che sorvegliano e guidano il nostro cammino, scolpiti sulle facciate delle chiese, ritratti in pietra o in legno, immobili nei secoli dopo tanto andare. Forse non esiste altra area in Europa che, per cultura e antica consuetudine, consideri che camminare non significa solo andare, ma anche pensare, vedere, ascoltare: in altre parole, vagabondare.
Ora acceleriamo il passo. Sentiamo una bella musica che si avvicina. E’ quella che Ambrogio Sparagna, etnomusicologo e direttore d’orchestra cresciuto nel solco della musica popolare, ha composto nel 1996 su commissione del Comune di Ravenna e di Europe Jazz Network. L’album da cui è tratta si chiama “La via dei Romei”, e il titolo del brano è “Oltre le montagne”.
Musica. Ambrogio Sparagna: Oltre le montagne (da “La via dei Romei”)
In India per tradizione mistica, in Africa per necessità, e anche sulle Ande, si intraprendono ancora lunghi viaggi a piedi. Nel mondo occidentale abbiamo smarrito questa dimensione meditativa che ci consente di incontrare noi stessi alla fine del nostro cammino. Come afferma il sociologo francese David Le Breton, “colui che cammina non si lascia prendere dal tempo, si prende lui il suo tempo, si riprende con l’andare a piedi la disponibilità verso gli altri e il mondo”.
Il sasso è lanciato e molti si sono messi in cammino. Come lo scrittore bolognese Enrico Brizzi che, dopo aver raccontato in “Nessuno lo saprà” il suo viaggio a piedi coast-to-coast dal Tirreno all’Adriatico, cioè dalla Toscana alle Marche, ha ambientato anche l’ultimo romanzo, “Il pellegrino dalle braccia d’inchostro”, lungo
Pensieri viandanti: camminare e pensare. La nuova filosofia del camminare va dalla passeggiata estetica di Robert Walser, lo scrittore svizzero morto – guarda caso – durante una passeggiata solitaria, alla marcia come scarto rispetto alla modernità, e all’escursionismo come rivolta esistenziale. E’ come se le orme dei pellegrini medievali fossero rimaste sui sentieri della Via Francigena, a ricordarci che non si vive di sola fretta. E’ il tempo che si rivolta e prende in contropiede la società dell’efficienza e del rendimento.
Musica. Ian Anderson: Griminelli’s lamen
Testo Claudio Bacilieri, lettura Francesca Sutti.