18 dicembre 2010
Le musiche di questa puntata: Bing Crosby, Bob Dylan, George Winston, Giacomo Puccini.
Musica. Bing Crosby: White Christmas.
Cari ascoltatori, mentre si avvicina il Natale e le nude città di dicembre indossano le loro luminarie come gioielli benauguranti, noi siamo in viaggio per i borghi più belli dell’Emilia-Romagna. Non è certo la stagione migliore per questo tipo di viaggio ma a noi, come sapete, piace andare controcorrente. Ci piace entrare in questi paesini isolati, rinchiusi nel bozzolo del loro estinto medioevo, evocato nelle forme e nelle pietre del borgo, dove sempre troviamo un camino acceso. Nella sala di un tranquillo ristorante, il fuoco del camino accarezza i sapori del territorio, i vini ci avvolgono col loro tepore – siamo tra i pregiati vigneti dei Colli Piacentini – accompagnando risotti e salumi speciali. Fuori di qui, il mondo continua a essere insensato. Il naturale squallore del mondo invernale s’irrigidisce nel sogno di un fantastico incanto di morte, come ne “La montagna incantata” di Thomas Mann. Gli alberi di Natale nella campagna, le luci festose dell’albero nelle case, i presepi con il muschio e le lampadine, sono brevi promesse di felicità. Come una promessa di felicità è il profilo delle torri di Castell’Arquato, che ci appare all’improvviso, oltre una curva.
Musica. Bob Dylan: Winter Wonderland.
Da Vigoleno siamo arrivati a Castell’Arquato per una stradina che oltrepassa il torrente Ongina. Belle strade rurali si snodano tra le colline e proseguono verso i monti dell’Appennino, lasciando intravvedere un profilo di torri, campanili, merli: lo skyline di Castell’Arquato, da qualunque parte lo si osservi, sorprende per il suo intuitivo Medioevo. Le antiche case color terra scendono da un pendio che le rende visibili da lontano. Fuori, la natura mescola i suoi colori con i vecchi tufi e laterizi. Dentro, gli stretti vicoli ciottolati, i voltoni e le rampe creano, mattone dopo mattone, il piccolo spazio segreto di un paese costruito su un terrazzo di conchiglie fossili. Le radici di quest’altura, infatti, sono nel mare che nella preistoria ricopriva la pianura padana. La parte monumentale di Castell’Arquato è ricchissima. La Rocca Viscontea, eretta a metà del Trecento, è una delle più notevoli fabbriche militari del Nord Italia. Oltre ai muri esterni, oggi restano le quattro torri difensive, di cui solo quella orientale è integra. Su tutto il complesso domina la mole del dongione. Sembrano cartoline dai morti, queste pietre di sei, sette secoli fa. Lasciamo che il tempo faccia il suo corso, mentre la fatica della salita svanisce davanti allo splendido panorama, nell’aria fresca di dicembre.
Musica. George Winston: A Christmas Song
Nella piazza ammiriamo anche la Collegiata, una delle chiese più antiche del territorio, ricostruita dopo il terremoto del 1117. Il fonte battesimale in pietra è dell’VIII secolo, mentre il portale, l’architrave e la lunetta scolpita sono del XII secolo. Sul lato sinistro scorre il portico quattrocentesco. Affascinante è il gioco volumetrico delle quattro absidi contrapposto al tetto a capanna della chiesa e al campanile quadrato. Si è fatto tardi, e già appaiono nel cielo invernale le prime stelle della sera. Poi, è tutto uno sfolgorio, il cielo si accende come nei presepi: manca solo la stella cometa. E allora viene da cantare – a squarciagola, se si potesse – “E lucevan le stelle”, dalla Tosca di Puccini. Meglio lasciarlo fare a Pavarotti, che con questa interpretazione ha scritto una delle pagine più belle della lirica. Prima di essere fucilato, Mario Cavaradossi ripensa ai momenti felici passati con Tosca: “Oh! dolci baci, o languide carezze, / mentr’io fremente / le belle forme disciogliea dai veli!”. La notte stellata, e l’amore – l’amore impossibile.
Musica. Giacomo Puccini: Tosca. Atto III. E lucevan le stelle. Canta Luciano Pavarotti.
Le struggenti parole d’amore cantate da Pavarotti sono state scritte da Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Quest’ultimo è nato a Castell’Arquato nel 1857. Affascinato dalla scapigliatura e dal decadentismo, visse in modo avventuroso da giovane, per poi dedicarsi alla scrittura, al giornalismo, al teatro di prosa e, dal 1892, all’attività librettistica. Dall’incontro con Giuseppe Giacosa nacquero i libretti musicati da Puccini, come La Bohème, Tosca, Madama Butterfly, tra il 1896 e il 1904. Proprio accanto alla casa natale di Illica, si trova il museo che raccoglie spartiti, manoscritti, abiti di scena, lettere e testimonianze del librettista di Puccini. Ci sembra giusto, allora, salutarci con La Bohème, l’opera pucciniana in quattro quadri su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa ispirata al romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri de Murger. Dalla voce meravigliosa della soprano Mirella Freni, modenese come Luciano Pavarotti, ascoltiamo “Sì, mi chiamano Mimì”. E non ci resta che scioglierci nella commozione.
Musica. Giacomo Puccini: La Bohème. Quadro I. Sì, mi chiamano Mimì. Canta Mirella Freni.