19 marzo 2009
Eumeswil, piccolo editore indipendente, ha proposto nel 2007 una nuova edizione di Ecstasy Love, terzo romanzo di Eliselle, nata a Modena nel 1978 e autrice anche di Laureande sull’orlo di una crisi di nervi (Effedue, 2005) e Nel paese delle ragazze suicide (Coniglio, 2006). L’ultimo lavoro della scrittrice modenese è Fidanzato in affitto, uscito nel 2008 per la Newton Compton dopo il romanzo storico Francigena scritto con Gabriele Sorrentino e Simone Covili.
Laureata in storia medievale, Eliselle scrive su diversi portali on line e ne coordina uno tutto suo, Delirio.net. E’ stata definita in un articolo “la voce emiliana della sensualità e dell’erotismo”.
Ecstasy love è il racconto dell’iniziazione di una diciassettenne agli anni Novanta, dove le discoteche della provincia emiliana svettavano come cattedrali di luci e suoni in mezzo al deserto di adolescenti annoiati. Il romanzo è dunque il “ritorno” di una trentenne – la stessa autrice – sui luoghi e i misfatti di quegli anni, tra musica, amori, pasticche, estasi (ecstasy) e deliri, alla ricerca di un modo per sopravvivere – almeno nel ricordo – ai meravigliosi e terribili anni dell’adolescenza, quando ci si sente come “nel guado di un fiume”, in mezzo alle correnti che ti allontanano dalla riva (i genitori) e ti portano chissà dove: o forse dove tu vorrai.
(tratto da Ecstasy love di Eliselle, Eumeswil Edizioni, 2007)
Comandante all’arrembaggio (dentro mezzo litro d’acqua)
Le luci si spengono e nell’aria si materializza un suono di pianoforte.
Rimaniamo al buio sotto alla consolle lasciandoci riempire alla melodia. A intervalli irregolari si intromette un rumore ‘storto che batte i quattro quarti. Lancio un’occhiata a Zanna te fa su e giù con la testa seguendo il tempo. Mi guarda, e ricambia con un sorriso.
Io faccio finta di nulla, getto la fronte all’indietro e mi lascio , prendere dal ritmo che sale sempre più intenso, sempre più veloce. Ascolto il vocalist che con voce roca e potente presenta il dj d’apertura: «Sono il lupo cattivo, lui è l’uomo nero, si chiama mister Ginger… fa paura per davvero!».
Mi sfugge una risata.
Riesco quasi ad afferrare il senso d’attesa, palpabile, prepotente, che si è posato sulla pista.
Iniziano finalmente i giochi di luci laser che si rincorrono e trasformano la sala in un grande diamante splendente. Le lampade di Wood riflettono gli ultravioletti sulle magliette e i pantaloni bianchi che si muovono a tempo, trasformano i nostri sorrisi in flash fluorescenti facendoci sembrare degli alieni. L’energia aumenta, ci sorprende, rompe gli schemi. Il ritmo cambia repentino e ci entra nelle orecchie un susseguirsi di percussioni, con la cassa che picchia al massimo e sfora con i decibel.
È il segnale.
Che i giochi abbiano inizio.
«Un saluto agli amici di Napoli, Lecce, Roma; posso andare in Europa o girare per il mondo, un saluto e tanti baci a voi di San Secondo!».
C’è davvero tutta Italia qui, stasera. Il vocalist la saluta città dopo città.
Laura si è munita di bottiglietta d’acqua perché ha intenzione di ballare fino all’alba.
Sammy sembra un giunco e scuote i suoi capelli neri senza perdere un battito.
Zanna e Luca saltellano e corrono in cerchio, mentre Motoretta alza le mani al cielo.
Federico è accanto a me sugli scalini, il Matto se ne sta seduto in disparte a guardarci.
Mi lascio cullare dalle parole bellissime e prepotenti dell’uomo che parla, parla, parla, troneggia su di noi e se ne sta in piedi sulla consolle accanto al dj, a braccia aperte, muovendole come fossero ali.
«Io vorrei essere un angelo, stare dentro ai vostri cuori, io vorrei cambiare il corso dei destini e degli amori, io vorrei che a questo mondo ci fosse democrazia, vorrei che la libertà no non fosse un’utopia! Io vorrei essere libero di ballare e di sognare, io vorrei aver le ali, aprirle piano e poi… volare!».
Attraverso le sue parole ritrovo i miei desideri. Anche io vorrei la stessa cosa.
Mi identifico nell’angelo, un piccolo Cupido che può far innamorare e creare la magia tra due persone. Se potessi scegliere qualcuno sceglierei… chi? Osservo uno dopo l’altro i volti dei miei amici, di Laura. Se potessi, sceglierei Luca, ma dopo, solo dopo aver fatto innamorare Laura di qualcun altro. Qualcuno fatto apposta per lei.
«Voglio un mondo senza guerre, senza giochi di potere, voglio un mondo senza armi né confini né frontiere dove tutti sian fratelli e tenendoci la mano l’amore sarà eterno come il volo di un gabbiano, come il volo di un gabbiano!».
Apro le braccia anche io e immagino di essere un gabbiano bianco e libero nel cielo.
Chiudo gli occhi.
«Facciamo l’amore, facciamolo adesso, facciamo l’amore dai, facciamolo spesso!».
Sento due mani che mi prendono i fianchi e mi sollevano in alto. Presa alla sprovvista, senza capire cosa sta succedendo, guardo giù e quasi perdo l’equilibrio: Zanna. Sempre il solito. Mi issa sulla sua spalla e mi tiene ben salda, fischia calcando sulla cassa spaccatimpani. Io gli tiro i capelli e lui alza lo sguardo, sorpreso. Lo fisso con espressione incazzata, ma a lui sembra non importare e mi tiene stretta. Il vocalist continua a scandire il tempo con le parole.
«Solo con questa musica noi possiamo volare, noi siamo come il vento, tu non ci puoi fermare, e nelle nostre vene corre l’alta tensione, il nostro movimento si chiama… progressione… progressione…». Ci lascia in attesa. Poi, come un tuono: «Progressione musicale, distorsione cerebrale!».
Ginger suona alla consolle, lo chiamano l’uomo nero ma anche il Comandante, e il vocalist rima un pezzo tutto dedicato a lui.
«Lo dicevano i pirati Comandante all’arrembaggio, il tuo suono, la mia mente, dai facciamo un grande viaggio, il tuo suono la mia mente, dai facciamo un grande viaggio. Comandante, dai coraggio, ci facciamo un grande viaggio!».
Si rivolge con grinta alla massa che saltella e balla in preda all’esaltazione, la tratta come se fosse un’entità unica, un corpo indiviso.
«Alza la mano se ci stai ascoltando! Vorrei sentire l’urlo libero!».
Trascinati dalla sua energia, noi urliamo e alziamo le braccia, ci facciamo sentire, ci facciamo vedere.
«Da fratello a fratello, dal mio cuore al tuo cuore, se la pelle è diversa non facciamo l’errore di parlare di razze, come con gli animali, di pensare sbagliando di non essere uguali… bianco e nero è più bello! Da fratello a fratello!».
Tanti iniziano a seguirlo in coro, a usare i fischietti e a battere le mani. Mi tappo le orecchie, ammiro dall’alto la distesa di teste e vibro insieme ad altre mille persone aggrappata a Zanna. Laura passa la sua bottiglietta d’acqua a Sammy che la passa a Luca che la ripassa a Laura. Un ragazzo col marsupio e il cappellino si fa largo a fatica tra gli altri che saltellano. Il vocalist continua a parlarci senza lasciarci tregua, senza mollare un attimo.
«Sono riusciti a uccidere l’amore, ma non uccideranno mai la magia! »
A queste parole, proiettata verso le luci, con le dita di Zanna che stringono la coscia, mi invade all’improvviso un’emozione molto simile alla malinconia. E non capisco come mai.