Salta al contenuto principale
18 Ottobre 2008 | Paesaggio dell'anima

Evocare mondi – 2^ parte

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

18 ottobre 2008

Musica. Francesco Guccini: Autunno.

Cari ascoltatori, abbiamo iniziato con una canzone-poesia, quella che Francesco Guccini ha dedicato all’autunno. Come descrivere a parole l’autunno e metterlo in musica? I toni devono essere crepuscolari e assecondare una nostalgia di fondo: la constatazione che per tutti, prima o poi, arriva l’autunno della vita. Quello – dice la canzone – che “sfuma i contorni, / consuma in un giorno più giorni”. Quello che confonde i verbi e fa diventare passato il futuro, e all’imperativo del fare sostituisce il più decadente ricordare. Con un’altra pennellata l’autore cattura le atmosfere dell’autunno, stagione della caccia: “Un’oca che guazza nel fango, / un cane che abbaia a comando, / la pioggia che cade e non cade /le nebbie striscianti che svelano e velano strade… ”. Per non farci opprimere troppo, tra “odori di fumo e foschia”, dal rimpianto dell’estate ormai lontana, torniamo al tema della puntata precedente. Evocare mondi, l’abbiamo chiamata, per ricordare a tutti noi che solo con l’immaginazione, col viaggio della mente, si sfugge alla tristezza e alla noia. La musica è uno dei più potenti motori dell’immaginazione, e gli artisti di casa nostra sanno portarci altrove, strappandoci alla fatica del vivere. Chiudiamo gli occhi, allora, per ritrovarci di colpo nel deserto australiano.

Musica. Shatadoo: Il salto del canguro.

Il brano che stiamo ascoltando ci porta tra le comunità indigene dell’Arnhem Land, sulle “vie dei canti” inseguite da Bruce Chatwin. I nostri “vettori” sono un trio acustico di Forlì, gli Shatadoo, che costruiscono un’abile miscela di suoni a partire dal didjeridoo, l’antico strumento usato dagli aborigeni durante le cerimonie sacre. Il maestro di didjeridoo è il forlivese Paride Russo, che per evocare archetipi arcaici e aggiornarli alla trance music contemporanea, si avvale dell’aiuto del percussionista e cantante senegalese As Niang e del trombonista e compositore Nijen Antonio Coatti. Shatadoo mette insieme sonorità aborigene e ritmi africani, passa dal jazz alle conchiglie usate come strumenti a fiato, per mandarci in trance, per stregarci di suoni su una spiaggia del Queensland. Questo luogo, che si distende davanti ai nostri occhi con una luminosità perduta, con la stessa forza che avevano i paesaggi amazzonici nel film di Herzog “Aguirre furore di Dio”, ci sembra “Leldorado” – senza l’apostrofo, così com’è scritto nella copertina dell’ultimo, bellissimo lavoro di Riccardo Tesi, il musicista che ha saputo ridare dignità a uno strumento del passato come l’organetto diatonico.
Riccardo Tesi è toscano, ma ha dedicato alcuni anni fa un importante lavoro, “Crinali”, alle musiche dell’Appennino bolognese, che vi faremo ascoltare nelle prossime puntate. In sottofondo invece è già partito “Leldorado”, vale a dire la malinconia dell’irraggiungibile. Il brano è stato composto per l’omonimo spettacolo della Compagnia Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena.

Musica. Riccardo Tesi: Leldorado.

Ma dove sarà il luogo mitico de “El indio dorado”? “El indio dorado”, abbreviato in Eldorado, indicava la speranza dei Conquistadores spagnoli di mettere le mani sulla leggendaria laguna in cui un sovrano indio s’immergeva, coperto di polvere d’oro, per le abluzioni rituali. Forse una burla inventata dagli stessi indigeni per prendersi gioco degli europei assetati di ricchezza, e che costò la vita, tra i tanti, al feroce Lope de Aguirre del film di Herzog. Archeologi e geografi continuano a cercare resti di antiche civiltà nella selva amazzonica, dove forse si nascondevano davvero miniere d’oro e città ricchissime. Ma tra le tante ipotesi, l’unica certezza è che gli europei hanno attraversato, con questo o altri miraggi, l’America Latina, l’hanno ripopolata e vi hanno portato, ad esempio, il tango. Andiamo allora in Argentina, seguendo i passi felpati di un ballerino di tango che sta salendo le scale di una milonga a Buenos Aires, si guarda nello specchio slabbrato, individua la compagna da invitare ed ecco: partono le note di “Libertango” di Astor Piazzolla, nell’interpretazione di Full Quartet.

Musica. Full Quartet: Libertango (di Astor Piazzolla)

Full Quartet è una formazione bolognese composta da Marco Coppi al flauto, Tiziano Barbieri al contrabbasso, Luciano Titi al pianoforte e Vittorio Volpe alla batteria. Il quartetto fonde musica classica e jazz creando tappeti sonori di grande suggestione che sono come echi di sogni infranti, partiture della memoria. Ma sentite questo altro suono: resta nell’aria una melodia del “tango nuevo” di Piazzolla, catturata nella milonga vicino a casa (serata deludente, poche coppie assorte nel ballo) e finita nelle ance del fisarmonicista all’angolo della strada, che accompagna volteggi immaginari nella foschia notturna. Siamo ancora a Buenos Aires, ovviamente, e il musicista che ci piacerebbe vedere sotto la nostra milonga è Romano Viazzani. Lui in realtà è nato a Londra, ma la prima volta che ha preso in mano la fisarmonica è stato sull’Appennino parmense, nella terra della madre. Poi è diventato un mago dello strumento, chiamato a suonare ovunque, anche dalla BBC e dal noto sassofonista bebop Gilad Atzmon. Viazzani con la moglie Janet organizza l’Accordion Festival di Londra. La fisarmonica, l’accordion, è parente stretta del bandoneón. E il tango che fa sognare, chiudere gli occhi e sospirare, è così connaturato all’anima emiliana, che ci pare naturale sia stata proprio la comunità emiliano-romagnola di Mar del Plata, città natale di Astor Piazzolla, a chiedere alle autorità argentine di intitolare l’aeroporto al musicista. Richiesta accolta. Adios, amigos!

Musica. Romano Viazzani: Adios Nonino (di Astor Piazzolla)

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi