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1 Novembre 2008 | Paesaggio dell'anima

Evocare mondi – 3^ parte

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

1 novembre 2008

Musica. Popoli Dalpane Ensemble: By this river (da Eno/logie: rilettura delle canzoni di Brian Eno).

Guardiamo il fiume. Da questa sponda. Dall’altra riva. Tra gli alberi. Dal ponte della ferrovia. Dal parco giochi. Dalla terrazza del ristorante. Quale fiume? Il Tamigi, il Danubio, l’Hudson, il Po? Possiamo essere ovunque, a guardare l’acqua che scorre in questi giorni di inizio novembre, tra le foglie morte di un autunno italiano. Potenza evocatrice della musica: le languide note di “By this river” di Brian Eno ci portano nella calma, nella nostalgia, nella tristezza di una visione fluviale che ha valore universale. Ognuno ha il suo fiume. Questo nel quale noi ci stiamo specchiando, però, è un doppio, un simulacro: sorge non dagli accordi di piano di Brian Eno, ma dalla affascinante rielaborazione strumentale che ne ha fatto l’ensemble bolognese Popoli Dalpane. I due musicisti, insieme con altri collaboratori, hanno accettato la sfida di un giornalista e di un produttore musicale che li hanno coinvolti nel progetto di abbinare la musica di Brian Eno al vino, partendo dal fatto che il cognome del grande musicista britannico si scrive esattamente come il prefisso derivato dal greco ôinos, vino appunto. E’ nato così “Eno/logie – How many grapes went into the wine”, un lavoro che non poteva che essere presentato nella rocca di Dozza, in provincia di Bologna, sede dell’Enoteca regionale, e a Casa Artusi di Forlimpopoli, in provincia di Forlì, tempio ideale della gastronomia emiliano-romagnola.  

Musica. Popoli Dalpane Ensemble: On some faraway beach (da Eno/logie: rilettura delle canzoni di Brian Eno).

Poteva sembrare un’idea assurda, quella di usare la rilettura acustica delle canzoni anni Settanta di Brian Eno per le degustazioni nelle cantine, e invece niente è più azzeccato, perché la musica di Tiziano Popoli e Marco Dalpane è sempre alla ricerca di nuovi orizzonti, si tratti di costruire colonne sonore di accompagnamento a film dell’epoca del muto, di inserirsi in formazioni klezmer o di scrivere per il teatro. E’, insomma, una musica evocativa, come quella che vi stiamo proponendo, cari ascoltatori, da qualche puntata. Stiamo ascoltando adesso un altro famoso brano di Brian Eno riletto dalla formazione di Popoli Dalpane, per approdare, sognanti e assenti, su una spiaggia lontana, da qualche parte del mondo.
Dalla parte opposta del mondo, rispetto all’Emilia-Romagna, c’è un amico che siamo sicuri sta ascoltando il “Paesaggio dell’anima”: Edward Caruso è tornato a Melbourne, Australia, dopo aver girovagato un po’ il mese scorso per l’Italia e l’Emilia-Romagna, con base a Bologna. Ciao Edward: vogliamo farti tornare con la musica nella nostra regione, facendo ascoltare, a te e a tutti gli amici on line, un disco bellissimo che parla dell’Appennino bolognese, la nostra montagna. Si chiama “Crinali” ed è stato scritto da Riccardo Tesi, uno dei più grandi interpreti della musica etnica e popolare italiana, insieme a un altro campione della world music, il sassofonista bolognese (ma nato sull’Appennino) Claudio Carboni.

Musica. Riccardo Tesi e Claudio Carboni: Stornelli (da “Crinali”, 2006)

Avete sentito come brilla l’organetto di Riccardo Tesi, e come, con gli straordinari musicisti di cui si è circondato, sia stato capace di restituirci la bellezza delle tradizioni musicali della montagna bolognese, tra le più ricche e meglio conservate d’Italia. Grazie all’appassionato lavoro di alcuni etnomusicologi che negli anni Ottanta hanno setacciato le valli alla ricerca dei suonatori e dei ballerini ancora in attività, è stato recuperato parte di questo patrimonio di suoni, canti e danze che rischiava di non arrivare alla prossima generazione. Quelli che stiamo ascoltando sono i dialoghi cerimoniali, su testi originali, che giovani e ragazze si scambiavano nei borghi dell’Appennino, quando arrivava la stagione dell’amore e sui crinali cresceva la voglia di innamorarsi. La splendida voce femminile è di Ginevra Di Marco, già cantante nelle varie formazioni di Giovanni Lindo Ferretti. Ora vi proponiamo, sempre tratto da “Crinali”, una suite di polke, le danze che sull’Appennino hanno trovato terreno fertilissimo. La seconda (sono tre) è una variante della polka, la scottish, e l’ultima, la “polka di Gigino” è stata composta da Guido Gironi, mitico clarinettista di Monzuno.

Musica. Riccardo Tesi e Claudio Carboni: Suite di polke (da “Crinali”, 2006) 

E’ stata anche terra di emigrazione, l’Appennino. L’emigrazione che ha valicato gli oceani e diffuso cibi, pensieri, lingue, suoni, affetti. Abbiamo appena ascoltato le polke della piccola montagna bolognese. Una sorta di polka, che ci evoca però il mondo della pampa, è il “chamamé”, musica e danza rurale dell’Argentina del nord est. La storia di questo genere musicale è interessante: “chamamé” è parola guaraní, che fa presumere una derivazione dalle “reducciones” gesuitiche del Paraguay e dell’Argentina, dove indios e preti cattolici vivevano in armonia. Poi questo ritmo si è mescolato con la chitarra spagnola, il violino e la fisarmonica portati in America Latina dagli immigrati europei. Musica rurale, di campagne sconfinate, che ascoltiamo dalla voce di Alejandro Carrara, un promettente interprete folk cugino di un altro nostro ascoltatore, Marcelo Carrara di Mar Plata, la cui famiglia è originaria di Bettola, in provincia di Piacenza. E così, vedete, il cerchio si chiude sulla polka, nata – sembra – dalla melodia elaborata da un musicista boemo vedendo una contadina ballare e cantare, e poi arrivata ovunque.  

Musica. Alejandro Carrara: Ahi viene el moncho (da “Mariposas en el alma”).

Siamo in Sud America e ci restiamo, cari amici, per concludere la nostra trasmissione. Evocare mondi attraverso la musica è il nostro tema. Il bravissimo sassofonista bolognese Claudio Carboni, che ha composto con Riccardo Tesi le musiche di “Crinali”,  tra i tanti interessi ha anche quello della musica brasiliana. Suona, infatti, in un quartetto italiano-brasiliano che dalle strade di Olinda, Recife, Salvador prende i ritmi e le danze del magico folclore delle feste popolari e, inanellando frevos, chorinhos e baioes pieni di “mocho”, di sugo, ci consegna a uno swing brasiliano che è anche molto mediterraneo, grazie all’influenza che tanti musicisti emigrati hanno esercitato su questa musica. Nella storia di Claudio Carboni c’è anche il ricordo familiare dei soldati brasiliani che tra il 1944 e ’45 furono mandati a morire sulle montagne bolognesi per liberare l’Italia dal nazifascismo. Ora sono di nuovo insieme, brasiliani e italiani, su queste montagne. Senza armi e con la musica.

Musica. BZ4tet: Chôro relax (Da “Cem Saudades”).

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