16 gennaio 2009
Le musiche di questa puntata: Fanfara Tirana, Boris Kovac, Musica Officinalis.
Musica. Fanfara Tirana: Cokollata.
Cari amici, celebrando il Natale e l’Epifania ci siamo spostati a levante. La Palestina è stata la culla della Natività, la stella cometa ha percorso i cieli del Medio Oriente e i Re Magi erano forse astrologi persiani, studiosi o re arabi alla ricerca di un segno, di una traccia luminosa, o di un sogno-desiderio, come suggerisce Michel Tournier nel suo “Gasparre, Melchiorre e Baldassarre”. Ma esiste anche un Oriente più vicino, che sta proprio di là dalle nostre coste, sulla riva opposta dell’Adriatico. Un Oriente che ci viene annunciato dall’esplosiva Fanfara Tirana che state ascoltando. Questa musica fa ballare anche i morti, con i fiati impazziti su impossibili tempi dispari che sembrano scalare le montagne albanesi, dopo aver attraversato l’Adriatico in tempesta.
Musica. Fanfara Tirana: Te Lutem M’u Pergjigi
In questi giorni d’inizio 2010 ci prende un gran desiderio di navigazione, di liberare le vele, nonostante il tempo sia ancora inaffidabile. L’inverno, quest’anno, ha cercato di spaccare le ossa all’Emilia-Romagna, riportando la neve com’è giusto che sia, e come sempre è stato. Le città bianche, sotto la coltre magica, hanno riacquistato un po’ della loro immagine antica. E le periferie, quelle che sono uguali dappertutto, con i loro casermoni grigi che la neve sporca rende ancora più tristi, fanno pensare ai Balcani, a quei paesaggi urbani desolati e ruvidi che immaginiamo dall’altra parte dell’Adriatico. “Che fare nell’ultima notte prima della fine del mondo? Balliamo e cerchiamo di essere felici ancora una volta” – è la filosofia di Boris Kovac, compositore serbo di Novi Sad, Vojvodina, che durante la guerra jugoslava ha vissuto anche in Italia. Repentini cambi di tempo permettono alla sua orchestra di alternare tanghi, polke e calypso per restituirci tutta la malinconia della sua terra.
Musica. Boris Kovac & Ladaaba Orchest: Beguine at the end.
Poche ore di navigazione e si è di là: da Ravenna a Parenzo, da Rimini a Pola o a Lussino, si arriva con comode navi solcando un mare che non è più il selvaggio West dell’antichità, quando lo attraversavano i marinai micenei e gli eroi dell’Odissea. Quello che ci interessa scoprire, in questo nostro viaggio tra le due sponde, è quanto Oriente c’è in noi occidentali, e viceversa. Cominciamo col proporvi, allora, un fantastico ensemble di Faenza (Ravenna), Musica Officinalis, che in questa osmosi tra est e ovest trova il senso della propria musica, o almeno di quella contenuta in “Sedjanki. Canti attorno al fuoco”, l’album in cui si concentra il loro interesse per i Balcani e la loro energia comunicativa. Vi facciamo ascoltare un brano tradizionale bulgaro, una danza in tempi dispari che muove il corpo e la mente.
Musica. Musica Officinalis: Sharemo oro.
Ad accomunare le due sponde dell’Adriatico è senz’altro la familiarità col mare. Nel santuario di San Pietro a Cesena si trova la stessa arte naïf, gli stessi ex voto alla Madonna dei pescatori, che troviamo nella chiesa di Gospan od Skrpjela nell’isoletta vicino a Perast, nell’insenatura montenegrina di Cattaro. Guardate la Vergine: ha gli stessi occhi delle donne dei marinai che l’imploravano. E guardate le ragazze della sponda est, sentite le loro voci – la voce della ragazza che si fa scaldare dal sole, su un prato, guardandosi nello specchietto: “O Dio – dice – sembro una sposa di domenica?”. E’ di questo che parla “Mome stoje”, un brano della tradizione macedone rielaborato da Musica Officinalis per farci ammirare la polifonia di queste terre. La voce, magica, è di Catia Gianessi. Arrivederci alla settimana prossima.
Musica. Musica Officinalis: Mome stoje.