Salta al contenuto principale
3 Aprile 2008 | Racconti d'autore

“Francesca Alinovi: 47 coltellate”

Di Achille Melchionda, Edizioni Pendragon, 2007. Prima parte

A cura di Claudio Bacilieri. Letture di Fulvio Redeghieri e Mascia Foschi

3 aprile 2008 

Il 12 giugno 1983 una giovane e bella studiosa d’arte, Francesca Alinovi, veniva uccisa con 47 coltellate nel suo appartamento nel centro di Bologna. Il delitto lasciò un profondo segno di dolore non solo a Bologna ma in tutta Italia. Per la sua morte, è stato condannato un giovane pittore con cui Francesca aveva instaurato una travagliata relazione sentimentale.

La lettura che vi proponiamo è tratta dalla ricostruzione che l’avvocato di parte civile della famiglia Alinovi, Achille Melchionda, ha fatto di tutte le fasi dell’iter processuale. Completano il libro alcune pagine tratte dai diari di Francesca, che ci consegnano il ritratto di una donna straordinariamente sensibile e intelligente, amatissima dagli amici e dagli allievi dell’università, e dai numerosi artisti di cui è stata talent scout. Mai abbastanza rimpianta, la protagonista di una delle stagioni più fervide della cultura e dell’arte a Bologna lascia nei suoi scritti un’immagine di sé di toccante poesia e di grande spessore intellettuale.

DAL DIARIO DI FRANCESCA

18 Settembre 1980

La prima pagina dei diari di Francesca è rivolta a Richard, il compagno americano con cui ha fatto diversi viaggi

Caro Richard, sto aspettando da un mese (ma per me è un’eternità) tue notizie. Domani, 19 settembre, è un mese esatto da quando ti ho detto” ciao”, quella mattina bianca e afosa, all’ aeroporto macilento di Delbi, dopo quella corsa assurda in taxi, con gli indiani che correvano in scarpette da jogging come in Central Park di New York. lo non so dire se il tuo volere salutarmi “senza moine” volesse dire che “non volevi provare emozioni”, per un distacco freddo e definitivo. Mi sono chiesta sempre, in questi giorni, che cosa stavi pensando di me. Mi sono chiesta sempre, in questi giorni, come tu potevi resistere senza di me, che ti desideravo con tanta forza. Mi sono chiesta sempre se il mio pensiero coincideva col tuo, e se anche tu, da Hong Kong, dal Giappone, guardavi alla sera la luna e se la confrontavi con la luna che abbiamo visto tante volte insieme.
Mi sono chiesta se, guardando un’ altra donna, avresti potuto dimenticare il mio viso, illuminato dalla collana di topazi gialli. Mi sono chiesta, ma già me lo chiedevo tante volte in India, quando la notte non dormivo perché ti desideravo troppo e non potevo toccarti, se ancora desideri abbracciarmi e stare col tuo corpo vicino al mio, e amalgamare i nostri calori.
Mi sono chiesta se anche tu, come me, desideravi fondere la mia vita con la tua.

La pagina si conclude con una riflessione sulla condizione post-moderna

I teorici del post-moderno dicono che gli uomini del futuro saranno molto intelligenti, molto colti, molto creativi, molto kitsch. Gli artisti di oggi sono tanto intelligenti da far finta di essere demenziali, tanto colti da dissimulare il naif, tanto creativi da avere la presunzione di dimostrarlo di esserIo al massimo, tanto kitsch da trasformare tutti i luoghi comuni e stereotipati in esternate raffinatezze ed eleganze.

13 Dicembre 1980

Un pensiero sulla solitudine, ancora rivolto a Richard.

Quando scrivo mi innamoro, come quando bacio un uomo e mi prende la stessa eccitazione febbrile dell’ amore: non dormo alla notte, penso tutto il giorno a ciò che sto scrivendo, non so staccarmi dalle pagine che scrivo e dalla scrittura. Ho capito, forse, cosa mi succede quando mi innamoro: mi identifico nella cosa che amo fino a desiderare di essere in lei, fino a desiderare di annullarmi in lei e vivere dal di dentro di lei. In questa identificazione io mi perdo e quando si tratta di una persona umana io la perdo. Quale uomo potrebbe accettare di sentirsi assorbito da me? O meglio, di incorporare letteralmente me dentro di sé
È diverso quando la cosa che amo è un libro o uno scritto. Lo scritto che mi assorbe e mi annulla, contemporaneamente mi realizza, perché nel momento in cui mi perdo dentro di lui, lui diventa me. lo mi amo più come proiezione esterna che come mio essere interno. Per questo cerco di proiettarmi sempre al di fuori, e quando amo un uomo vorrei essere lui.

7 Gennaio 1981

Francesca scrive in treno diretta a Roma, dove deve tenere una conferenza

Forse è per questo che tu hai smesso di amarmi, perché ti sei accorto che volevo essere te. lo sto pensando che forse il mio unico modo di esistere come tua è quello di rimanere sola…
Riesco ad avere rapporti felici solo con cose inanimate.

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi