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18 Settembre 2010 | Paesaggio dell'anima

Gli oggetti della vita quotidiana

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

18 settembre 2010

Le musiche di questa puntata: FermoImmagine, Antonio Gramentieri, Perry Blake, J.-B. Lully, Boris Vian. 

Musica. FermoImmagine: La sera di settembre.

La sera di settembre è un brano di musica elettronica d’autore di FermoImmagine, un gruppo proveniente da Faenza. Settembre avanza, cari ascoltatori, e noi ancora viviamo sugli allori dell’estate che sta per finire. Ci ricordiamo le cose belle che abbiamo visto. Ad esempio, le opere di Corrado Cagli in mostra a Ravenna in occasione dei cento anni dalla nascita dell’artista. Quale grazia nel Suonatore di flauto o nel Nudo di spalle! Le indagini fantastiche, la ricerca degli archetipi, il suo mondo magico e simbolico… Ne abbiamo bisogno per guardare il presente con occhi diversi. Occhi che devono continuare a posarsi sulla “bellezza che salverà il mondo” – come diceva Dostoevskij -, sui paesaggi incantevoli amati in vacanza, e già cancellati da certe sghembe, disarticolate, disomogenee architetture urbane che vediamo ogni giorno.

Musica. Antonio Gramentieri: Flexible Waltz.

Finché le città non torneranno leggiadre, teniamo il viso nell’ombra per una riflessione interiore, come il magnifico San Francesco in estasi di Francisco de Zurbaràn, anno 1632, ammirato per pochi giorni a fine agosto nel duomo di Berceto, sull’Appennino parmense, grazie al collezionista privato che si è innamorato di questa chiesa fondata nel 712 e voluta dal re longobardo Liutprando. Ah, il tempo, come scorre nelle nostre vene! I frati misteriosi e ascetici di Zurbaràn, il Caravaggio spagnolo, ci fanno entrare in un mondo di ombre e turbamenti che ci inducono a meditare sulla vanità della vita e delle cose. Gli oggetti inanimati raffigurati nelle nature morte ci pongono il dilemma dell’esistenza, scandiscono il tempo che passa, segnano l’ora. L’ora, data dalla luce, definisce i colori, i contorni, le vibrazioni, le ombre, i sussulti e i sussurri del vivere, come nel celebre armamentario metafisico fatto di bottiglie, vasi, fiori, caffettiere, di Giorgio Morandi, appartato pittore di Bologna. Come nelle “nature morte” – still lives – di Perry Blake.  

Musica. Perry Blake: Still Lives.

Silenziosa, appartata, sobria, l’opera del maestro bolognese evoca un rigore, una chiarezza, un mistero di cui abbiamo grande bisogno, a fronte del chiacchiericcio, dello strepito e delle convulsioni in cui siamo immersi. Punto di riferimento di Morandi è stato un altro grande pittore di nature morte, il francese Chardin, al quale il Palazzo dei Diamanti di Ferrara dedica una grande mostra a partire dal 17 ottobre. Sin dai suoi esordi, intorno al 1728, il pittore parigino guarda al secolo precedente, alle nature morte dei fiamminghi, cui s’ispira per la scelta dei toni e della luce. Poi estende la propria ricerca alla figura, regalandoci raffinatissime scene d’interni in cui i domestici o i rampolli della borghesia francese sono ritratti nella loro esistenza quotidiana. Chardin raffigura bambini e ragazzi con una tenerezza e una delicatezza infinite, posa sulle cose sguardi affettuosi, come sul gatto ritratto mentre si butta su un trancio di salmone.

Musica. Jean-Baptiste Lully: Le Bougeois Gentilhomme – Ouverture (1670; da “Le Concert des Nations” – Jordi Savall, viola da gamba e direttore).

La metafisica della vita quotidiana: Chardin ha elevato gli oggetti di uso quotidiano e i gesti delle persone comuni a soggetto artistico, li ha avvolti nel silenzio affinché potessero parlare con la loro incantevole voce muta – il vaso di fiori, gli utensili da cucina, il bicchiere d’acqua, la brocca, il paniere di fragole di bosco. Oggi gli oggetti non ci parlano più. Il progresso scientifico e tecnologico non sempre si è tradotto in civiltà e la vita quotidiana è stata colonizzata dagli sponsor. Si è diffusa la falsa cultura del marchio, del “brand”, e la nostra esistenza ridotta a inseguire pubblicità e desideri collettivi. Ma noi non vogliamo condividere desideri imposti. Vogliamo desiderare alla grande, in modo creativo, segreto, destabilizzante, segnando una frattura con i desideri degli altri. Una grande “macchina desiderante” è stata messa in moto nella seconda metà dell’Ottocento a Parigi, quando la città era il vero centro del mondo. Ce lo ricorderà la mostra Parigi. Gli anni meravigliosi che potremo vedere dal 23 ottobre al Castel Sismondo di Rimini, in un percorso artistico stupefacente tra Salon e impressionismo. Vi salutiamo restando in clima francese.

Musica. Boris Vian: Je suis snob (Dall’omaggio “Tutti Pazzi per Boris Vian” della Fondazione Teatro Due di Parma in collaborazione con Fond’Action Boris Vian di Parigi, Conservatorio A. Boito di Parma e ParmaFrontiere, in occasione della messa in scena dello spettacolo “Generali a Merenda” di Boris Vian, per la regia di Walter Le Moli e Caroline Chaniolleau).


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