3 marzo 2008
Musica. King Crimson: Dangerous Curves
Ci troviamo ancora, cari amici, in mezzo alle campagne del bolognese, sulla Strada Provinciale Tre nata per collegare Modena e Ravenna, avvolti nella nuvola densa dei gas di scarico dei camion in coda. Cosa ci facciamo qui, in questo delirio suburbano che la musica dei King Crimson asseconda con le sue “curve pericolose”?
Siamo capitati dentro il romanzo di Simona Vinci, “Strada provinciale Tre”, dove c’è una donna di 37 anni che si chiama Vera e corre e cammina senza meta e senza sosta, lungo questa strada. Perché lo fa? “I camion le sfrecciano di fianco, i musi larghi e digrignanti che passano veloci e sbuffano aliti pestilenziali. Ghigni giganteschi, gli occhi di plexiglass che lampeggiano feroci. I colpi dell’aria sono schiaffi violenti che rallentano la sua corsa, ma non la impediscono. A ogni colpo, la donna barcolla un istante poi ritrova l’equilibrio, il ritmo”. E riprende a muoversi, a andare. Perché lo fa? Ha bisogno di camminare, di lasciarsi alle spalle il dolore, di sentire i capelli impiastricciati di sudore, la polvere che si attacca alla pelle, l’urto d’aria dei camion. Di dormire la notte rannicchiata nell’erba di un fosso. Perché lo fa? Per essere libera. Per non avere più nulla. E liberarsi di tutto. “Sei libera, pensa. / Sono libera. E sto correndo”.
La colonna sonora del libro, come specifica l’autrice alla fine, è l’album “World Premier” degli Unknown Prophets, di cui ascoltiamo “Human”.
Musica. Unknown Prophets: Human
La scrittura ansiogena della Vinci è quella che meglio riesce a catturare, oggi, questo malessere della Bassa, intercettato anche da altri maestri del giallo e del noir – generi fecondi che prosperano sul mistero di queste campagne, come abbiamo visto in alcune puntate precedenti. E’ il malessere dell’Italia: di quella più ricca e più in crisi d’identità; di una Italia spossata, sulla quale si posa lo sguardo febbrile dei vinti e dei perdenti, come Vera.
E’ un paese al tramonto, il nostro. “Il sole scende sui campi. Una palla gigantesca arancio cupo, mezza sciolta, che cola sulle fabbriche, le case coloniche, i filari dritti di pioppi, le cave di sabbia e ghiaia. E scende, scende. Dietro le gru, le impalcature dei cantieri disseminati lungo
La notte. Cala la notte sulla pianura. E la notte guarda. “The night watch”: di nuovo i King Crimson.
Musica. King Crimson: The night watch
Un paese al tramonto, l’Italia – dove il sole non scalda più. La parte finale del libro, avverte l’autrice, ha un’altra colonna sonora, una traccia su cui è costruita, con citazioni e variazioni. La traccia è una bellissima canzone di Nick Drake del 1974, “Time of no reply”.
“L’estate se ne è andata, il caldo è sparito / e l’autunno si è messo in testa la sua corona d’oro. / Io mi volto indietro come se avessi sentito un sussurro / ma non è tempo di rispondere”.
Questo il testo di Nick Drake. E’ interessante vedere come una canzone che ci risuona nelle orecchie e ci tiene aggrappati alla sua perfezione di tre minuti, con le note e le parole che si incastrano al posto giusto, possa fornire la trama visiva di un romanzo. Entrano in gioco la parola, la musica e l’immagine. Ecco come
Musica. Nick Drake: Time of no reply
C’è dunque questa donna che corre lungo
Noi siamo con lei, immaginiamo campi estesi all’infinito, tutti da percorrere. “Niente strade, niente case, niente cemento, solo terra, alberi, erba e silenzio. Anche il suono dei camion si estinguerebbe mano a mano. E gli odori della strada. E il mondo apparirebbe in una luce tutta diversa. Un mondo prima del mondo”: prima o dopo tutte le cose inutili, dove a contare sarebbero solo “le spighe di grano, e le foglie degli alberi e i rami dei cespugli”. E dove la foresta perduta, l’Amazzonia stuprata, potrebbe risorgere nelle campagne emiliane, con la musica di Jacaré registrata a Calderara di Reno, periferia industriale di Bologna. Jacaré – “coccodrillo” in portoghese – è un progetto della cantante Cristina Renzetti e del polistrumentista Rocco Casino Papia per l’etichetta Irma Records. La band propone una raffinata canzone d’autore che sposa la musica brasiliana con sonorità world e jazz. Vi facciamo ascoltare un brano, cantato in portoghese, nato a Bologna un sabato di febbraio. “La città frenetica diventa immobile e silente. La neve lascia carta bianca a chi vuole inventarsi un viaggio” – spiegano le note di copertina. Un viaggio verso i boschi e le foreste perdute della valle padana. Un viaggio verso l’Amazzonia del cuore.
Musica. Jacaré: Samba glacial
A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.