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25 Agosto 2012 | Paesaggio dell'anima

Il tormento e l’estasi

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

25 agosto 2012 

Le musiche di questa puntata: Barbrara Strozzi, Claudio Monteverdi, Lana del Rey, Paolo Fresu & Uri Caine, Ennio Morricone  

Musica. Barbara Strozzi: Ariette a voce sola op. 6 (1657). Che si può fare? (Tadashi Miroku, controtenore, e Silvia Rambaldi, clavicembalo).

Cari ascoltatori, con la compositrice e soprano Barbara Strozzi siamo già nel Seicento. Quando scrisse per se stessa le “Ariette a voce sola”, nel 1657, Claudio Monteverdi era morto da quattordici anni e Torquato Tasso da oltre sessanta, avendo vissuto nell’età inquieta del manierismo, che abbandonava i valori rinascimentali per consegnarsi al barocco della Controriforma. Come tutti i geni, Tasso fu un anticipatore. L’amore non è più un viaggio a vuoto, frustrato ma comunque fantastico, come in Ariosto, ma si fa torbido ed è descritto con raffinati artifici retorici, come lo sarà nel barocco. La maggior parte delle Rime del Tasso appartiene al genere del madrigale, la cui forma metrica si prestava a essere tradotta in musica. Non pochi dei suoi madrigali furono composti per musicisti del calibro di Luca Marenzio, Carlo Gesauldo da Venosa, Claudio Monteverdi. La struggente “Sì dolce è il tormento”, musica di Monteverdi, è una delle più celebri “canzoni” del Seicento, con un testo amoroso che, insieme alla carne, alla sensualità, fa affiorare la morte: “Col dardo di morte il cor sanerò …”.

Musica. Claudio Monteverdi: Sì dolce è il tormento (canta Angelo Branduardi; da “Futuro Antico III Mantova: La musica alla corte dei Gonzaga, 2002).  

L’amore è forte come la morte: non c’è incertezza su questo punto. La carne che ama e soffre, che si strugge per Eros, desidera le spine, invoca i dardi della morte che la liberano dal tormento d’amore. Tormento ed estasi: questo è l’amore nel Seicento. Un sentimento che è insieme mortuario e sensuale, drammatico ed elegiaco, religioso ed erotico. Per l’anima vagante di Torquato Tasso, l’amore è un’esperienza ambivalente: rappresenta una possibilità di gioia e di serenità, ma anche il canale attraverso il quale le forze negative s’insinuano nell’uomo e lo devastano, allontanandolo dai valori religiosi, morali e sociali. Vediamo ora i tormenti di una canzone contemporanea, Born to die di Lana del Rey: “Vieni e fatti una passeggiata sul lato selvaggio / Lasciati baciare sotto la pioggia battente / Ti piacciono le tue ragazze folli / Scegli le tue ultime parole / Questa è l’ultima volta / Perché tu e io, siamo nati per morire”. Anche qui, amore e morte: niente di nuovo, sotto il sole.

Musica. Lana del Rey: Born to die.

In fondo, il ritmo della lirica del Tasso è quello della solitudine: la solitudine che lo avrebbe divorato nella stanza dell’ospedale ferrarese di Sant’Anna in cui fu rinchiuso come pazzo, anche se pazzo non era – semmai, tormentato; stremato dai tormenti interiori. Prendiamo l’atto primo dell’Aminta, con il celebre coro dei pastori. Il canto esprime la nostalgia per l’antica età dell’oro, quando l’amore non si accompagnava alla stupida idea dell’onore e la bellezza fisica era mostrata secondo natura, senza vergogna, e il piacere era goduto liberamente, non come nella bigotta età della controriforma. Ma Tasso non era un libertino: l’esortazione a vivere pienamente la stagione dell’amore si scontra in lui con il pensiero della morte incalzante, che porta con sé la dottrina e il rigore morale e religioso, così che su tutta la sua opera si stende una nota di amarezza, creando la morbida malinconia del poeta ferrarese. Allo stesso modo, noi potremmo scioglierci in lacrime ad ascoltare Sì dolce è il tormento nella versione solo strumentale della tromba di Paolo Fresu e del pianoforte di Uri Caine.

Musica. Paolo Fresu & Uri Caine: Sì dolce è il tormento (di Claudio Monteverdi, da “Things, 2006).

Bene, cari amici. Questa estate resa tropicale, al suo inizio, da tre anticicloni, sta giungendo al termine. E’ trascorsa tra i condizionamenti del clima, l’incertezza economica e politica, il ripensamento su certe scelte di vita individuale e collettiva indotto dai giorni più lunghi e vuoti (disoccupata, la mente lavora). Arriverà settembre, la ruota girerà di nuovo in direzione dell’autunno. “Le feste e gli spettacoli – scrive Lanfranco Caretti a proposito dell’epoca del Tasso -, le sottili dispute letterarie, costituivano l’ultimo lusso di un mondo al tramonto, mentre dietro l’aurea facciata la diffidenza e il sospetto, l’invidia e la gelosia, l’abile dissimulazione e il gioco diplomatico” prendevano il sopravvento. La corte estense, a Ferrara, comincia a deludere Torquato Tasso, che si ritira in sé, si dissocia, svanisce dentro l’umor nero della malinconia. E tutto ancora canta e suona, come un madrigale.

Musica. Ennio Morricone: Come un madrigale.

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