6 agosto 2011
Le musiche di questa puntata: Janis Joplin, Madeleine Peyroux, Lucio Battisti, Jacques Brel, Giuni Russo.
Musica. Janis Joplin: Summertime.
“Tempo d’estate / tempo, tempo / vivere è facile, bambino. / I pesci stanno saltando fuori dall’acqua / e il cotone, Signore, è alto … ”. Grandissima Janis Joplin: Summertime è un capolavoro che mette ancora i brividi. Era il 1968: oggi Janis avrebbe 68 anni … E’ estate piena. Dove siete, cari ascoltatori? Su una spiaggia con il mare davanti? Nel fresco respiro della montagna? O chiusi in ufficio con l’aria condizionata? E se siete al mare, siete contenti? Perché, di sicuro, a volte è anche una fatica stare al mare, soprattutto in Riviera, appiccicati al vicino d’ombrellone, spalmati di creme contro le scottature, con tutta quella gente che, vestita da mare, nelle strade di Cervia, Cesenatico o Cattolica, fa ridere. Come fa ridere – o infuriare – la fila da Riccione a Bologna che devono fare la sera coloro che tornano a casa, intruppati a passo d’uomo in autostrada nelle macchine cotte, anche loro, dal sole. L’estate che piace a noi, è quella evocata dal “summer wind” cantato da Madeleine Peyroux: immaginifica e felpata, languida ed elegante: cappelli bianchi dalle larghe tese, vento che scompiglia i pensieri, volubile come le onde, e le notti che brillano di stelle lontano dalle città, nello sfinimento del fare – finalmente abbattuto dal niente.
Musica. Madeleine Peyroux: Summer Wind.
E dunque, stiamo andando verso il mare. Verso “la Romagna semiselvaggia” di Alfredo Oriani, lo scrittore ravennate che ci ha presentato nei suoi libri una Romagna esuberante, franca e fiera, “piena di forze primitive” e di “pasti pantagruelici”. L’avete capito: ci stiamo inventando un mare che non c’è più, un paesaggio che è sparito, un’estate che resta solo nei ricordi lontanissimi degli scrittori. Veniamo dal delta del Po, dagli “specchi di mare e antichi silenzi di alberi centenari” del bosco della Mesola, di cui scriveva Antonio Beltramelli circa cent’anni fa. Oggi la strada che da Comacchio porta a Ravenna costeggia un Adriatico sfinito, e scappa dalle zone lagunari per inseguire un mare consumistico e popolare, tra piadine, gelati e giochi di spiaggia. Gente sdraiata a sudare sotto il sole; e, in città, gente depressa perché non può venire qui a sudare sotto il sole. Il senso di un pomeriggio d’agosto ce lo dà un brano strumentale di Lucio Battisti del 1971, che ha questo titolo lunghissimo: “7 agosto di pomeriggio fra le lacrime roventi di un cimitero di automobili solo io, silenzioso eppure straordinariamente vivo”. Titolo che riassume una condizione esistenziale: solitudine spettrale di un afoso pomeriggio estivo, e vita che pulsa tra le lamiere, in questo deserto assolato.
Musica. Lucio Battisti: 7 Agosto di Pomeriggio.
Il mare, negli scrittori del Novecento romagnolo, era ancora lo spazio ignoto del mondo. Con la sua instancabile immobilità, era simbolo della condizione umana. Ma dove andiamo a cercarlo questo mare? Nella pineta ravennate di Classe, Giovanni Pascoli aveva individuato la selva in cui Dante si era smarrito. Perché qui? Perché mare e foresta nella pineta di Classe erano tutt’uno: erano morte e rinascita, giardino fiorito e bosco oscuro. Al tempo di Dante, un ramo del Po usciva in mare proprio nei pressi di Ravenna, in una zona che era insieme bosco e pianura, palude e mare, salvezza e perdizione. Eccoci allora arrivati qui, provenienti dalla pineta di San Vitale, dopo aver attraversato il ponte sui Fiumi Uniti. Mentre tutti sono a crogiolarsi al sole o a sudare nelle strade, noi siamo nel luogo più umano, la pineta di Classe, mano nella mano con l’archeologia (vi sono resti del porto bizantino), con la natura (c’è una vegetazione di pini a ombrello e arbusti mediterranei) e con la letteratura (ricordi di Dante, Boccaccio, Byron) … La basilica di Sant’Apollinare è ancora là, dopo 1500 anni: Bisanzio in Romagna. Scende la sera, e noi siamo, come Jacques Brel, una “Sera d’estate”, famosa canzone del 1968. “Dalle finestre aperte / cenanti familiari/scostano i loro piatti/dicono che fa caldo/con gli uomini che ruttano/come guerrieri ariani/per tovaglie che cadono/in briciole ai balconi./ Io sono una sera d’estate”...
Musica. Jacques Brel: Je suis une soir d’été.
Cosa vuol dire essere « una sera d’estate »? Nella canzone di Brel, ci sono donne innamorate che sanno di cucina, vecchie perfide sulle terrazze, vecchi alle fontane e bimbe che danzano. Un mondo sparito anche questo, pure se recente: solo quarant’anni fa. Nel pomeriggio avevamo trovato il tempo di fare un’escursione alla foce del fiume Bevano, percorrendo una strada bianca al limitare della pineta di Classe. Il paesaggio qui è bello, e anche il mare, pulito e scandito da basse dune sabbiose oltre le quali si vede la pineta. Dune e meandri fluviali che portiamo con noi, la sera, a Milano Marittima dove andiamo a mangiare il pesce. In un ristorante sulla spiaggia, guardando le stelle in una sera d’agosto. Perché “le sere d’agosto profumano l’aria” e anche noi siamo una sera d’estate.
Musica. Giuni Russo: Sere d’agosto.